SCIENZA E RICERCA

La nuova guerra fredda si combatte nello spazio

Una settimana fa, il 20 gennaio, l’agenzia spaziale cinese ha rese pubbliche le prime foto ad alta risoluzione della faccia nascosta della Luna. Sono il risultato – condensato in oltre 12.000 file pari a 10,5 GB di dati – della missione Chang’e 4, che il 3 gennaio 2019, un anno fa, si posò dolcemente sulla faccia nascosta della Luna e lasciò libero di scorazzare sulla superficie selenica il rover Yutu-2. 

Una missione unica, quella di Chang’e 4. Che nessuno aveva mai tentato e che colse di sorpresa più d’uno, fuori dalla Cina. La prova provata che Pechino fa sul serio quando dice che intende diventare la massima potenza nello spazio

La riprova la si è avuta lo scorso 27 dicembre, quando i cinesi hanno lanciato con successo un vettore Lunga Marcia alto oltre 50 metri. Una nuova versione di questo razzo partirà nei prossimi mesi per collocare in orbita Thainé, il modulo centrale della futura stazione spaziale cinese, di cui torneremo a parlare tra poco.

Intanto ricordiamo che il programma spaziale di Pechino prevede per quest’anno il lancio di una nuova sonda, Chang’e 4, che andrà sulla Luna per riportare indietro campioni di roccia del nostro satellite naturale. Intanto continua la fase progettuale sia del Lunga Marcia 9, che dovrebbe portare i tikonauti – gli astronauti cinesi – sulla Luna e su Marte, sia del Lunga Marcia 8 che dovrebbe avere un primo stadio riutilizzabile.

Ma torniamo alla stazione spaziale, quella che i cinesi chiamano “palazzo celeste” e che vede l’Italia direttamente coinvolta. Essa nasce perché c’è stato un veto americano alla presenza dei cinesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, definita anche “casa comune dello spazio” perché frutto di una vasta collaborazione che vede protagonisti tutti i grandi attori dell’esplorazione spaziale: gli Stati Uniti, l’Europa e la Russia. Tutti, tranne la Cina, dunque.

Il fatto è che gli Stati Uniti, in particolare, considerano la Cina il loro competitore strategico, in ogni campo. E considerano lo spazio uno dei luoghi dove avrà luogo una delle principali disfide. Con correlati militari evidenti. 

La Cina, per esempio, considera lo spazio uno dei luoghi strategici in cui può competere militarmente alla pari con gli Stati Uniti. Anche per questo Donald Trump ha istituito la Space Force, una nuova forza armata che dovrà occuparsi espressamente di spazio. Con un obiettivo su tutti gli altri: contenere le ambizioni di Pechino in quel luogo strategico.

Un obiettivo che gli Stati Uniti stanno perseguendo con determinazione. E in questa determinazione c’è anche la richiesta perentoria ai suoi alleati di evitare nel modo più assoluto ogni collaborazione con la Cina.

La richiesta riguarda anche l’Italia, che ha (aveva) un accordo molto ampio e preciso per collaborare alla costruzione di Tiangong-3. Lo scorso mese di marzo l’Agenzia Spaiale Italiana (l’ASI) aveva annunciato in maniera solenne e (giustamente) soddisfatta che avrebbe partecipato all’impresa costruendo, in primo luogo, uno dei moduli abitativi del “palazzo celeste”. In cambio i cinesi avrebbero ospitato a bordo della Tiangong-3 anche astronauti italiani.

Insomma, una collaborazione internazionale in grado di rinnovare la bella e lunga tradizione italiana nello spazio (siamo stati i primi, dopo URSS e USA a inviare in orbita dei propri satelliti). 

Ma ecco che l’accordo tra Italia e Cina è entrato nel mirino degli Stati Uniti. Che, in poche parole, hanno posto un ultimatum: o noi o loro. In pratica, hanno chiesto all’Italia di non rispettare gli impegni e di evitare ogni collaborazione nello spazio con la Cina.

La notizia che ci è stata confermata da fonti autorevoli è che, già nell’autunno scorso, l’Italia ha risposto all’ultimatum. E ha accettato di aderire alle richieste americane. Ma tutto viene fatto in maniera, per così dire, imbarazzata. Il problema è: e ora chi glielo dice, ai cinesi? 

L’Italia rischia di apparire un partner non affidabile. Anche se era molto difficile sottrarsi alle richieste – all’ultimatum – americano. 

Sarebbe meglio, in ogni caso, rendere esplicita questa decisione già presa.

Tutto ciò rimanda al problema di gran lunga principale. È iniziata una nuova guerra fredda, per adesso a bassa intensità, che restituisce allo spazio un ruolo che tutti speravamo non esistesse più: quello di luogo eletto del confronto militare tra grandi superpotenze. Avremmo preferito che lo spazio si imponesse sempre più come “casa comune dell’umanità”.

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