SCIENZA E RICERCA

In Italia la letalità del Covid-19 è tra le più alte al mondo

Uno degli indicatori più importanti per analizzare come la pandemia si è diffusa a livello mondiale è il tasso di mortalità. Questo però è anche uno dei dati che rischiano di essere più fallaci. Come vedremo in seguito è utile analizzare anche il tasso di letalità che si riferisce solamente ai decessi in rapporto ai casi confermati di Covid-19, non ai morti in generale. Per capire con esattezza quanto la pandemia abbia influito sul totale dei decessi invece è necessaria un’analisi più complessa, che vada a scandagliare tutte le cause di morte, paragonandole alla media degli anni precedenti. Per quanto riguarda l’Italia, sappiamo che nei primi dieci mesi del 2020 sono morte oltre 43mila persone in più rispetto agli anni precedenti.


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Differenza tra tasso di mortalità e letalità

Prima di confrontare il tasso di mortalità tra i vari Paesi è necessario chiarire la differenza tra questo e la letalità della malattia. 

Il tasso di letalità è un indicatore che tiene in considerazione quante sono le persone morte tra tutte quelle che presentavano una determinata malattia. Nel caso dell’attuale pandemia appunto quante sono le persone morte fra quelle positive al Covid-19.

Il tasso di mortalità invece calcola quante sono le persone morte ma sul totale della popolazione.

Com’è facilmente comprensibile il tasso di letalità a livello globale è difficilmente analizzabile con certezza. Le varianti in gioco infatti sono numerose. Non tutti i Paesi al mondo hanno affrontato l’epidemia allo stesso modo e variano molto sia le quantità di test effettuati che la modalità con cui sono stati riportati i decessi.

Il tasso di mortalità poi dipende anche da fattori demografici, e questa può essere una delle tante spiegazioni per cui l’Italia presenta un tasso di letalità tra i più alti del Mondo. Una risposta certa sul perché nel nostro Paese muoiano così tante persone purtroppo ancora non c’è, ci sono però le ipotesi che abbiamo visto fin qui.

I tassi nel Mondo

L’Italia ad oggi (9 dicembre 2020) ha un tasso di letalità del 3,5%, secondo solo a Messico ed Iran ed a pari merito con la Gran Bretagna. Le ipotesi per cui il nostro Paese ha un tasso di letalità così alto le abbiamo viste prima, ciò che è certo è che, per quel che sappiamo anche in termini quantitativi il nostro è uno dei Paesi al mondo che sta pagando di più le conseguenze in termine di decessi.

Gli Stati Uniti sono il paese con più morti al mondo: oltre 283mila persone decedute con una tasso di letalità però dell’1,9%. Al secondo posto di questa triste classifica troviamo il Brasile con 177.317 decessi ed un tasso di letalità comunque più basso di quello italiano (2,7%). Il terzo Paese con più decessi è l’India con oltre 140mila persone decedute ed un tasso di letalità dell’1,5%.

Come si evince dalla mappa e dalla tabella sottostante, ci sono alcuni Paesi in cui il tasso di letalità sfiora anche il 30%. E’ il caso dello Yemen in cui però i test hanno confermato solamente 2.383 casi su circa 28,5 milioni di popolazione, con conseguenti 649 decessi. Leggere questi numeri aiuta a capire come inevitabilmente il tasso di letalità della malattia dev’essere analizzato con senso critico, cercando di approfondire anche come il Paese in questione ha affrontato l’epidemia. 

Un ultimo dato è interessante vedere per capire la situazione presente attualmente nei vari Paesi. Anche in questo caso ci viene in aiuto la John Hopkins University che, nella tabella che riproponiamo qui sotto, mette in luce come il Paese con più morti per 100mila abitanti è il Belgio, seguito da San Marino e dal Perù. Anche in questo caso l’Italia è ai primi posti mondiali, con 100,29 morti ogni 100mila abitanti.

Come l’Italia definisce i decessi dovuti al COVID-19?

I dati italiani come abbiamo visto fino ad ora, non sono certo tra i più confortanti. Il numero dei decessi supera le 60 mila unità. Bisogna però capire come il nostro Paese definisce chi muore per o con Covid-19. In questo caso ci viene in aiuto l’Istituto Superiore di Sanità che scrive: “Nel riportare i decessi COVID-19 sul Sistema di Sorveglianza, l’ISS suggerisce di seguire le indicazioni di ECDC e OMS per identificare i decessi associati a COVID-19. Queste indicazioni sono state riprese in un Rapporto sulla definizione, certificazione e classificazione delle cause di morte per COVID-19 che contiene le indicazioni per la definizione di un decesso come dovuto a COVID-19 e per compilazione dei certificati di morte”.

I criteri sopra citati comprendono il “decesso occorso in un paziente definibile come caso confermato microbiologicamente (tampone molecolare) di COVID-19; la presenza di un quadro clinico e strumentale suggestivo di COVID-19, l’assenza di una chiara causa di morte diversa dal COVID-19 e l’assenza di periodo di recupero clinico completo tra la malattia e il decesso”.

Nonostante questo monitoraggio però sappiamo che i decessi, anche in Italia, sono sottostimati. Lo sappiamo con ragionevole certezza per i mesi di febbraio e marzo, ma ora sappiamo anche che in tutti i primi nove mesi del 2020 in Italia c’è stato un eccesso di mortalità di oltre 43mila persone rispetto al numero dei decessi degli ultimi cinque anni.

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