SCIENZA E RICERCA

L'editoriale. Covid-19: un salto evolutivo?

Su Current Biology è uscito un articolo scientifico sulla pandemia. L’autore è Ford Doolittle, un biologo evoluzionista e genetista che lavora ad Halifax, una piccola università della Nuova Scozia. Nell’articolo ci si chiede “sarà possibile che questa pandemia possa generare un salto evolutivo?”. Nella prima parte si descrivono quelle che nell’evoluzione vengono chiamate le major transition, durante le quali delle entità biologiche di livello inferiore si sono messe insieme per costituire delle realtà più complesse. È successo in tante situazioni diverse e riguarda anche lo sviluppo della socialità degli insetti e quella dei primati e umana. Queste grandi transizioni sono sempre “sotto minaccia”: possiamo tornare indietro. Doolittle dice che questa pandemia sta creando una divaricazione evolutiva perché possiamo rispondere alla minaccia di un agente patogeno o attraverso egoismo, tribalismo, nazionalismo oppure nel senso opposto: potremmo essere bravi da rispondere a questa sfida sviluppando ancora di più la socialità, la collettività, lo sviluppare politiche lungimiranti non solo per il coronavirus ma per altre emergenze, come il cambiamento climatico. 

Insomma, ci troveremmo in un punto critico dell’evoluzione: siamo su una cuspide. Doolittle propende per l’ipotesi sociale/collettiva: “Forse unico modo per superare a questa crisi è iniziare a pensare e a comportarsi come quella singola specie che noi siamo, piuttosto che come tante tribù e nazioni individuali che lottano l’una contro l’altra”. 

Dobbiamo imparare a coltivare una coscienza di specie: essere consapevoli di essere un’unica specie e che risolvere problemi su scala globale ne va degli interessi di tutti. “Il Covid-19 non guarda in faccia a nessuno, non riguardano una componente dell’umanità, ma tutta quanta”. Così la risposta deve essere di tutti, non solo di una parte. 

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