SOCIETÀ

Ogni giorno in Italia vengono consumati 16 nuovi ettari di suolo

Ogni giorno in Italia vengono consumati 16 nuovi ettari di suolo. Il dato emerge dal settimo Rapporto su consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici realizzato Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). Il Rapporto fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione della copertura del suolo, un quadro che, nell’ultimo anno, ha visto aumentare le nuove coperture artificiali di 57,5 km2. Un incremento che è in linea con quelli registrati negli anni passati e non sembra arrestarsi. 

Un dato che, se lo scorporassimo per ogni abitante del nostro Paese, risulterebbe ancora più impressionante. E’ come se ogni abitante in Italia avesse in “carico” 255 m2 di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, con un incremento di quasi 2m2  all’anno. In pratica, con l’andamento della natalità, è come se avessimo costruito 135 m2 per ogni nato nel 2019. 

Analizzando il dato italiano è come se, a livello nazionale, il 7,10% del suolo abbia una copertura artificiale. Ci sono regioni poi, come il Veneto e la Lombardia, in cui il consumo è intorno al 12% dell’intero territorio regionale (11,9% per il Veneto, 12,1% per la Lombardia). Queste due regioni sono anche quelle in cui, nell’ultimo anno, c’è stato un maggior incremento di consumo con 785 ettari consumati in più in Veneto e 642 in Lombardia. Anche Puglia, Sicilia ed Emilia-Romagna nel 2019 hanno visto un incremento rispettivamente di 625, 611 e 404 ettari.

La Valle d’Aosta invece, è la prima regione a seguire le direttive europee ed essere a consumo “quasi zero”, con soli 3 ettari in più. Umbria, Liguria, Molise, Basilicata e Trentino-Alto Adige infine, sono le altre regioni che, quest’anno, hanno avuto incrementi inferiori ai 100 ettari.

Le regioni che hanno avuto un incremento maggiore sono anche tra quelle più popolose. E’ utile quindi, cercare di analizzare com’è distribuito il consumo del suolo a livello pro capite. “Il Molise presenta il valore più alto (563 m2/ab) - si legge nel report rilasciato dall’Ispra - oltre 200 m2 in più rispetto al valore nazionale (355 m2/ab), seguita da Basilicata (560 m2/ab) e Valle d’Aosta (557 m2/ab). Sicilia, Lombardia, Liguria, Campania e Lazio presentano i valori più bassi e al di sotto del valore nazionale”. 

Il valore del suolo

Il rapporto su consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici realizzato Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) si apre con un capitolo che non parla di dati e analisi, ma in modo chiaro e diretto spiega che cosa significa quando si parla di suolo.

“Il suolo ci fornisce cibo, biomassa e materie prime - si legge ne Rapporto -; è la piattaforma per lo svolgimento delle attività umane; rappresenta un elemento centrale del paesaggio e del patrimonio culturale e svolge un ruolo fondamentale come habitat e pool genico. Nel suolo vengono stoccate, filtrate e trasformate molte sostanze, tra le quali l’acqua, gli elementi nutritivi e il carbonio”.

Dopo questa premessa è semplice capire perché sia bene proteggerlo ed il motivo per cui l’obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre, sia a livello nazionale che soprattutto a livello locale, il consumo del suolo. “Perdere” del suolo significa bruciarsi una risorsa ambientale fondamentale per la nostra sopravvivenza, che è limitata e non rinnovabile.  

Il rapporto SNPA quindi, analizza i luoghi in cui il suolo è stato coperto artificialmente. Con copertura artificiale l’Agenzia Europea per l’Ambiente intende “tutte le superfici dove il paesaggio è stato modificato o è influenzato da attività di costruzione sostituendo le superfici naturali con strutture artificiali abiotiche 2D/3D o con materiali artificiali. Le parti artificiali di aree urbane e suburbane, dove l'umanità si è stabilita con infrastrutture insediative permanenti; inclusi anche gli insediamenti in aree rurali. Le aree verdi in ambiente urbano non devono essere considerate come superfici artificiali”.

L’obiettivo quindi, come abbiamo detto, sarebbe quello di azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050 e di allinearlo alla crescita demografica, che in Italia sappiamo essere in declino.

Il nostro è un Paese estremamente fragile, motivo per cui la tutela del suolo non può non essere una priorità. Purtroppo però, sappiamo anche che spesso il suolo viene considerato solamente uno spazio da occupare e, nonostante sia tutelato, ci si trova spesso di fronte ad opere antropiche abusive. Un’ulteriore conferma di ciò ci arriva dalla cartina realizzata dall’Ispra. Basta uno sguardo anche superficiale per capire come tra il 2018 ed il 2019 in molte provincie italiane ci sia stato un grande cambiamento dovuto al consumo di suolo per nuovi edifici e fabbricati.

Analizzare la densità delle superfici artificiali all’interno delle aree urbanizzate è un indicatore importante. “Nell’ambito dell’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e nei relativi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (obiettivo 11) - riporta il rapporto - sono state definite alcune soglie di densità delle superfici artificiali da considerare per distinguere aree urbane (>50%), suburbane (10-50%) e rurali (<10%). Queste soglie, valutate come densità media in un raggio di 300 metri, sono state utilizzate per suddividere il territorio nazionale, rilevando che le aree ad alta densità (artificiale compatto) si estendono per il 2,9% del territorio, mentre le aree artificiali a media/bassa densità coprono il 15,4% e, infine, le aree con artificiale assente o rado l’81,8%”.

Si è registrata però dal 2017 al 2019, una continua trasformazione del territorio con la riduzione delle aree rurali e l’aumento delle aree suburbane e urbane.

Più di un quinto del suolo artificiale in Italia nel 2019, è concentrato nel territorio amministrato dalle 14 città metropolitane

Le province italiane

Tornando all’analisi dettagliata del 2019, vediamo come “la provincia dove il consumo di suolo netto è cresciuto di più nel 2019 è Verona con 252 ettari di nuovo suolo artificiale, seguita da Brescia (+184) Roma (+183) e Treviso (+182)”. 

Crescite significative, cioè comprese tra 100 e 160 ettari nell’ultimo anno, si sono riscontrate anche a Bari, Foggia, Lecce, Venezia, Catania, Messina e Bologna.

La provincia di Roma, si conferma come provincia con la maggiore superficie consumata al 2019 con quasi 70.000, mentre più di un quinto (il 22%, oltre 4.600 km2) del suolo artificiale in Italia nel 2019, è concentrato nel territorio amministrato dalle 14 città metropolitane. 

I comuni

Quando si parla di consumo del suolo, si parla soprattutto di amministrazioni comunali. Il piano urbanistico dei Comuni può avere una grande influenza per quanto riguarda il consumo del suolo. E’ bene quindi analizzare nel dettaglio quali sono i Comuni con un incremento maggiore di suolo negli ultimi anni.

E’ Roma ad avere la maglia nera da questo punto di vista, con un incremento di superficie artificiale di 108 ettari. “Nella Capitale - si legge nel rapporto -, tale consumo di suolo si è ottenuto, soprattutto, dalla realizzazione di nuove aree impermeabilizzate, edifici residenziali e infrastrutture distribuite in particolare nei Municipi IX, XI e XV. Dal 2012 a oggi, oltre 500 ettari sono stati artificializzati.

Il secondo comune per consumo di suolo del 2019 è Uta, meno di 10.000 abitanti nella provincia di Cagliari, con quasi 58 ettari di incremento: l’origine di questo consumo di suolo va ricercata nell’ampliamento delle superfici destinate all’installazione di pannelli fotovoltaici a terra, su aree precedentemente agricole. 

Tra i capoluoghi regionali, oltre a Roma, Bari e Venezia, si riscontra una crescita notevole delle superfici artificiali a Bologna (14 ettari in più), Palermo e Perugia (entrambi con 11 ettari in più).

Le aree a pericolosità idraulica, da frana e sismica

Un altro aspetto da non sottovalutare, è il consumo del suolo nelle aree con una pericolosità idraulica analizzata su tre gradi: bassa, media e alta. Dal punto di vista regionale la maglia nera va alla Liguria, in cui nelle tre fasce di pericolosità si raggiunge un valore pari al 22%, con una punta del 32% nelle aree a bassa pericolosità. Per le altre regioni i valori nelle aree a pericolosità media superano il 10% in Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo e Campania. 

Per quanto riguarda la percentuale delle aree a pericolosità da frana (Molto elevata, elevata, media e moderata) occupata da superfici artificiali (suolo consumato), è pari al 4%, con valori più elevati per aree a media (5%) e a moderata (5,7%) pericolosità. La fascia a media pericolosità è la classe con la percentuale maggiore di suolo consumato in Lombardia (16,2%), Piemonte (15,8%) e in Friuli-Venezia Giulia (12,8%). Anche nella fascia a moderata pericolosità però, in alcune regioni il suolo consumato supera il 10% della superficie, come in Campania (10,9%) e in Calabria (10,2%).

Ci sono poi le aree a pericolosità sismica in cui è consumato con una percentuale del 7% nelle aree ad alta pericolosità e del 4,6% nelle aree con una pericolosità molto alta. Dal punto di vista regionale, Lombardia, Veneto e Campania presentano i valori più elevati di suolo consumato in aree a pericolosità sismica alta (rispettivamente con 13,3%, 12,2% e 10,4%), mentre Campania, Sicilia e Calabria hanno le percentuali di suolo consumato più elevate nelle aree a pericolosità sismica molto alta (rispettivamente con 6,9% e 5,8%). 

Anche analizzando gli scenari futuri l’Ispra non vede una situazione rosea. “Tutti i valori infatti sarebbero molto lontani dagli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 che, sulla base delle attuali previsioni demografiche, imporrebbero un saldo negativo del consumo di suolo. Questo significa che, - conclude il rapporto - a partire dal 2030, la “sostenibilità” dello sviluppo richiederebbe un aumento netto delle aree naturali di 316 km2 o addirittura di 971 km2 che andrebbero recuperati nel caso in cui si volesse assicurare la “sostenibilità” dello sviluppo già a partire dal 2020”.

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