SOCIETÀ

Milano-Cortina 2026: a due settimane dai Giochi solo un’opera su sei è completata

A pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, con la cerimonia d’apertura fissata per il 6 febbraio, la domanda non riguarda più solo lo spettacolo sportivo ma lo stato reale delle opere che lo rendono possibile. Il piano olimpico conta 98 interventi complessivi, 47 dei quali sportivi e 51 infrastrutturali che da soli rappresentano circa il 77% del valore economico dell’intero progetto. Otto infrastrutture sono considerate “essenziali”, perché indispensabili allo svolgimento dei Giochi. Eppure, secondo i dati open di Simico S.p.A. e le relazioni della Corte dei conti, l’avanzamento resta parziale: a oggi, solo un’opera su sei risulta completata.

I fondi derivanti dalla Legge di Bilancio

Il primo stanziamento pubblico per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina risale al 2019, con la legge di bilancio 2020 (legge 160/2019). All’articolo 18, la norma autorizza finanziamenti per la realizzazione delle opere infrastrutturali legate ai Giochi, con l’obiettivo dichiarato di garantirne la sostenibilità ambientale, economica e sociale. Le risorse previste ammontano a 50 milioni di euro nel 2020, 180 milioni nel 2021, 190 milioni per ciascun anno dal 2022 al 2025 e 10 milioni nel 2026.

Si inizia qui, per arrivare ai 3,4 miliardi di euro di valore economico complessivo dichiarato dalla Simico S.p.A., cioè la Società Infrastrutture Milano – Cortina 2020-2026 S.p.a., incaricata di attuare e monitorare una parte rilevante delle opere sportive e infrastrutturali dei Giochi.

Tutti questi dati, e quelli che vedremo, emergono da due fonti principali: la prima è una relazione della Corte dei Conti sullo stato di attuazione dei lavori, la seconda è il portale stesso della Simico S.p.A., in cui ci sono degli open data aggiornati ogni 45 giorni. 

Gli ultimi dati disponibili (scaricati il 19 gennaio 2026 ndr) ci dicono che, a meno di due settimane dall’inizio delle Olimpiadi invernali, solo un’opera su sei è stata completata. 

Come si legge anche nel terzo rapporto di Open Olympics 2026, la rete civica composta da 20 organizzazioni capitanate da Libera, tra le quali WWF Italia, Italia Nostra, Legambiente, Cai, Mountain Wilderness Italia, Cipra Italia, p importante sottolineare che Simico S.p.A. rappresenta solo uno dei soggetti coinvolti nella realizzazione delle opere olimpiche. Per quanto rilevante è solo uno dei soggetti coinvolti nell’intera partita delle opere e della realizzazione dei XXV Giochi invernali, motivo per cui la percentuale potrebbe mutare se prendessimo in considerazione l’insieme delle opere di cui però non abbiamo dati.

Come era inizialmente già avvenuto per il PNRR, anche in questo caso la trasparenza totale nel complesso di opere da realizzare non c’è. Anche nel caso di Milano-Cortina 2026 manca un portale unico di open data in grado di restituire una visione completa e omogenea dello stato dei lavori. Una lacuna che rende più difficile valutare in modo trasparente l’impatto di un evento che ha già trasformato i territori coinvolti e, con essi, la vita delle comunità che li abitano quotidianamente. 

Tornando ai dati rilasciati dalla Simico S.p.A., vediamo quindi che a ridosso dell’inizio dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 appena il 16,3% degli interventi risulta completato e che oltre l’80% è ancora in corso o non cantierizzato.

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La pista da bob di Cortina: costi, tempi e criticità dell’opera più discussa delle Olimpiadi

Tra le infrastrutture previste per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, la pista da bob di Cortina d’Ampezzo è l’intervento che più di ogni altro ha concentrato attenzione, polemiche e interrogativi. Non solo per il suo valore simbolico, ma soprattutto per le dimensioni economiche e per la complessità dell’iter che ne ha accompagnato la progettazione e l’avvio dei lavori.

Già nel 2017 il sindaco di Cortina, in occasione della sua elezione, aveva ribadito: “Il bob è al centro della tradizione sportiva di Cortina. Vogliamo rinnovare lo Sliding Center che sarà utilizzato anche per le gare di slittino e per gli allenamenti. Lavoreremo in stretta collaborazione con la Regione Veneto, le vicine Province di Bolzano e Trento, con le autorità sportive nazionali e le Federazioni Internazionali”. 

E quindi, nonostante le polemiche e i comitati per il no all’opera, si è andati avanti. Ma quanto è costata e soprattutto: quanto costerà mantenerla?

La delibera di ammissione al finanziamento statale consente di ricostruire nel dettaglio il profilo dell’opera, chiarendo entità delle risorse pubbliche impegnate, stato di avanzamento e criticità ancora aperte a ridosso dell’evento olimpico.

Un’opera da oltre cento milioni di euro

Secondo quanto emerge dalla documentazione ufficiale, il quadro economico complessivo della pista da bob di Cortina supera i 100 milioni di euro. Nel corso dell’iter autorizzativo, il costo dell’intervento è stato progressivamente rivisto al rialzo, anche in conseguenza dell’aumento dei prezzi dei materiali, delle revisioni progettuali e delle prescrizioni tecniche richieste per l’omologazione internazionale dell’impianto.

Un dato ancora più chiaro è arrivato l’8 febbraio 2024 quando, in seguito a una interrogazione della deputata di AVS Luana Zanella, in Senato il Ministro Giorgetti ha dichiarato: “Per l'intervento è previsto un costo totale di 118,424 milioni di euro”.

Più di 118 milioni di euro, come precisato dallo stesso Ministro, di cui 117,484 milioni a carico di risorse statali e 470.000 euro ciascuno a carico del Comune di Cortina d’Ampezzo e della Provincia di Belluno.

La delibera certifica un finanziamento statale che copre la parte prevalente dell’investimento, riconoscendo all’opera un carattere strategico e non rinviabile ai fini dello svolgimento delle competizioni olimpiche di bob, skeleton e slittino. Si tratta di uno degli interventi singoli più onerosi dell’intero programma infrastrutturale dei Giochi.

Un cronoprogramma sotto pressione

Oltre al profilo economico, la pista da bob si distingue per la ristrettezza dei tempi. La delibera della Corte dei Conti dell’ottobre scorso richiamava esplicitamente la necessità di rispettare un cronoprogramma estremamente serrato, evidenziando come i lavori debbano essere completati con largo anticipo rispetto all’inizio delle Olimpiadi per consentire i test, le omologazioni e le competizioni pre-olimpiche.

A quindici giorni dall’avvio dell’evento, secondo i dati Simico S.p.A., l’impianto rientra tra quelli che sono ancora in esecuzione e, negli ultimi giorni, ci sono stati dei piccoli intoppi come la segnalazione di una crepa strutturale fatta emergere da Il Fatto Quotidiano. 

Le revisioni progettuali e i vincoli ambientali

Il percorso della pista da bob è stato caratterizzato però anche da numerose revisioni progettuali che la delibera della Corte dei Conti ricostruisce. È stato un iter complesso, segnato da adeguamenti tecnici richiesti dagli organismi sportivi internazionali e da prescrizioni legate alla tutela paesaggistica e ambientale di un’area particolarmente sensibile come quella ampezzana.

Questi elementi hanno inciso sia sui costi sia sui tempi, contribuendo a rendere l’opera una delle più problematiche dell’intero programma olimpico e non a caso, il documento dedica ampio spazio alla necessità di garantire il rispetto delle normative ambientali, pur ribadendo l’urgenza della realizzazione.

Il nodo dell’eredità post-olimpica

Accanto ai numeri dell’investimento, la delibera richiama indirettamente una questione cruciale: la sostenibilità futura della pista da bob. Il costo elevato dell’opera e le spese di gestione previste pongono interrogativi sull’utilizzo dell’impianto dopo il 2026, in un contesto in cui strutture analoghe in Europa faticano a trovare un equilibrio economico.

La pista da bob di Cortina si configura così come un’infrastruttura pensata principalmente per l’evento olimpico, la cui eredità a lungo termine resta incerta e oggetto di dibattito. 

L’analisi dei costi

Per capire meglio quali saranno i costi di gestione futuri, la Regione del Veneto ha chiesto, il 2 gennaio 2026, una nuova valutazione. Come riportato nel bollettino regionale si affida un incarico da 42.700 euro alla società KPMG ADVISORY S.P.A. con sede a Milano, per una nuova analisi e verifica dell'aggiornamento del Piano finanziario (PEF) dello Sliding Centre "Eugenio Monti" di Cortina d'Ampezzo per la sua gestione post olimpica con la contestuale assunzione dell'impegno di spesa. 

La Regione ha chiesto un aggiornamento del PEF: non è la prima volta, perché la stessa società era già stata incaricata, il 29 novembre 2024 per un importo di 54.900 euro, di redigere un’analisi e verifica del piano finanziario dello sliding centre “Eugenio Monti” di Cortina d’Ampezzo per la sua gestione post olimpica”.

Analisi la cui pubblicazione aveva messo nero su bianco diversi dati interessanti. Nel periodo 2027–2032 la pista da bob, in gestione ordinaria, resterebbe in perdita ogni anno, con un fabbisogno compreso tra 584 mila e 638 mila euro annui. Oltre a ciò KPMG osserva anche che il risultato è coerente con molte piste analoghe in Europa: costi fissi molto alti e sport con domanda limitata rendono difficile la sostenibilità economica per opere del genere.

Su questi dati, anche la parola della Corte dei Conti è chiara: “In tal senso - si legge nella delibera -, al fine di alleggerire il conseguente esborso a carico dei soggetti pubblici che diverranno proprietari degli impianti sportivi realizzati a carico della fiscalità generale potrebbero ipotizzarsi forme di partenariato o contributive da parte di enti sportivi. 

Ciò, al fine massimizzare le ricadute positive sul territorio (legacy olimpica) evitando che, a Giochi finiti, le opere si traducano in cattedrali nel deserto come avvenuto nel passato o costosi impianti sottoutilizzati”.

Evitando che, a Giochi finiti, le opere si traducano in cattedrali nel deserto come avvenuto nel passato o costosi impianti sottoutilizzati Corte dei Conti

Accanto alle infrastrutture sportive, anche l’ospitalità degli atleti è parte della legacy. A Cortina infatti è stato realizzato anche uno dei Villaggi Olimpici in una zona che Il Bo Live aveva approfondito in un documentario sulle Dolomiti. Stiamo parlando di Fiames, un luogo poco distante da Cortina adagiato proprio sulle sponde del torrente Boite. Costato 40 milioni di euro dovrebbe ospitare circa 1400 atleti divisi in 377 casette mobili per creare una “struttura diffusa e non centralizzata”. 

Il tema delle interdittive antimafia

Un evento che muove miliardi di euro attiva inevitabilmente anche il fronte dei controlli antimafia. I dati e le analisi disponibili mostrano come le grandi opere rappresentino un ambito di interesse costante per la criminalità organizzata. Una conferma arriva anche da un accesso civico generalizzato (FOIA) presentato alla Struttura Prevenzione Antimafia. Il Vice Prefetto Vicario ci ha scritto che “in data 16 ottobre 2025, sono state quindici le interdittive antimafia emesse nei confronti di altrettante ditte richiedenti l’iscrizione nell’Anagrafe antimafia degli esecutori.
 In tal modo salgono complessivamente a quarantotto i provvedimenti di carattere ablatorio adottati dalla Struttura nel corso del 2025, cui vanno aggiunte le misure di prevenzione collaborativa ex art. 94 bis del Codice antimafia adottate nello stesso anno.

Delle quarantotto società raggiunte dai provvedimenti interdittivi, ben sei avevano manifestato l’interesse alla partecipazione ai lavori concernenti le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e una di queste, in sede di accesso ispettivo, è stata effettivamente trovata a lavorare in tali cantieri. Gli accertamenti su quest’ultima impresa hanno rilevato che la stessa, pur avendo sede legale a Modena, era inserita in una rete stabile di rapporti economici con esponenti della criminalità organizzata siciliana".

Il punto critico come sempre resta la filiera dei subappalti: è lì che i controlli devono essere continui. Su questo tema lo sforzo della Simico S.p.A. per la trasparenza non è stato vano. Nel loro sito infatti possiamo trovare, oltre a tutti gli appalti di cui abbiamo parlato, anche l’elenco dei subappalti. Quest’ultimo è fondamentale per sapere con precisione chi lavora nei cantieri. 

Quando si affrontano questi temi in Veneto, è utile ricordare anche le evidenze emerse dalla ricerca accademica. Uno studio dell’Università di Padova, coordinato dal professor Antonio Parbonetti, ha stimato che le aziende riconducibili a contesti criminali rappresentano tra il 6 e il 7% delle società di capitale attive nella regione. Una percentuale significativa, che, anche alla luce delle numerose inchieste giudiziarie degli ultimi anni, conferma come i grandi flussi di denaro attirino sistematicamente interessi criminali.

Gli anticorpi per prevenire tutto ciò ci sono e si sono attivati proprio per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Un fatto emblematico, che non è però l’unico, è ciò che è accaduto nel 2020. 

Stiamo parlando di alcuni lavori che erano stati appaltati per i Mondiali di Sci sempre a Cortina del 2021, la grande manifestazione sportiva che ha poi dato il lancio, anche mediatico, alle attuali Olimpiadi invernali. La Prefettura di Belluno in quel caso, anche grazie al Piano per la Legalità sottoscritto tra la Prefettura stessa e Anas S.p.A., aveva fatto dei controlli nell'ambito dei contratti affidati da Anas stessa all’allora raggruppamento temporaneo di imprese costituito da SITE spa come capogruppo mandataria, da Valtellina spa come mandante, da Pesaresi Giuseppe spa e Milani Giovanni & C. srl. I controlli hanno evidenziato che una ditta di costruzioni con sede a Roverbella in provincia di Mantova, la Garda Costruzioni S.r.l., aveva distaccato nei cantieri diversi lavoratori. Tra questi undici erano dei pregiudicati e in particolare la prefettura evidenziava un personaggio ritenuto contiguo alla famiglia ’ndranghetista Iannazzo-Giampà. Oltre a ciò erano state trovate diverse altre irregolarità tra cui mezzi non autorizzati e alcuni pure privi di targa, di proprietà di un’altra società, la Adige Costruzioni srl di Verona, raggiunta anch’essa nel 2022 da un’interdittiva antimafia. In quel caso la Prefettura di Belluno era stata chiara e, girando la documentazione ai colleghi di Mantova, dove aveva sede fiscale la Garda Costruzioni srl, aveva scritto “dall'insieme degli elementi documentali ed ispettivi acquisiti e tenuto conto della presenza di numerosi dipendenti afferenti o contigui ad organizzazioni criminali anche di stampo mafioso, oltre che pregiudicati per vari reati" ha ritenuto ”sussistere il pericolo di infiltrazione della criminalità organizzata nella Garda Costruzioni S.r.l., essendo emerso un contesto tale che potrebbe favorire il rischio di un condizionamento mafioso".

Come sappiamo le interdittive, anche per le Olimpiadi Invernali sono state diverse e questo è un duplice segnale: indubbiamente le mire della criminalità organizzata sono costanti, i controlli funzionano. L’interdittiva antimafia è una delle poche cose preventive che si possono fare in merito. 

Le grandi opere sono tali anche e soprattutto per la loro complessità. In questo caso la complessità burocratica si è unita alla fragilità di un territorio da preservare. Milano-Cortina 2026 segna un passaggio importante per i territori coinvolti, non solo sul piano sportivo ma anche su quello infrastrutturale e finanziario. Quando si spegneranno le luci delle cerimonie e si svuoteranno le tribune, resteranno i cantieri, le infrastrutture e i bilanci. Milano-Cortina 2026 non si giocherà solo sulle piste e nei palazzetti, ma negli anni successivi, nella capacità delle istituzioni di rendere sostenibile ciò che oggi viene costruito in nome dell’evento. È lì che si capirà se le opere olimpiche avranno lasciato una vera legacy o se, ancora una volta, il conto più pesante arriverà dopo. Per ora XXV Giochi olimpici invernali di Milano Cortina sono alle porte, non resta che provare a godersi lo spettacolo sportivo, sperando ci sia un po’ di neve.

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