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Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina sono una corsa contro il tempo

Solo una settimana fa nella nostra inchiesta denunciavamo come i lavori per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina fossero in estremo ritardo. A 15 giorni dal via dei Giochi infatti, solamente un’opera su sei era stata completata. Ora, a sei giorni, la Simico ha rilasciato dei nuovi dati sul corso d’opera dei cantieri. Il risultato? Solo 40 opere sulle 98 sono state completate. La corsa contro il tempo in soli sette giorni ha fatto migliorare la situazione, che però resta ancora decisamente precaria, e la settimana olimpica è iniziata.

Rispetto a una settimana fa, come possiamo notare dalla mappa sottostante, c’è stata un’accelerazione significativa nella chiusura dei cantieri: 24 interventi risultano ora conclusi, mentre solo due opere avanzano di fase senza arrivare al completamento. Non cambiano chiaramente invece né il numero complessivo degli interventi né la loro distribuzione territoriale, sono sempre 98 con 47 impianti sportivi, 51 infrastrutture per un valore totale di 3,5 miliardi di euro.  24 opere quindi, sono passate da “in esecuzione” a “concluso”, una da “in progettazione” a “in esecuzione” e una da “in gara” a “in esecuzione”.

Ma quali sono queste opere? Si tratta in gran parte di opere strategiche, tra cui villaggi olimpici, venue di gara e infrastrutture di supporto. Tra gli interventi completati figurano: il Villaggio Olimpico di Predazzo e le opere di allestimento connesse; alcune delle principali venue di gara, come il Livigno Snow Park e lo Stelvio Alpine Centre di Bormio; i lavori allo Stadio per lo sci di fondo di Anterselva e al Cortina Sliding Centre; interventi su impianti, bacini per l’innevamento, parcheggi e collegamenti infrastrutturali, inclusi quelli verso la rete ferroviaria nazionale. Nel complesso quindi, l’aggiornamento fotografa un’accelerazione nella chiusura dei cantieri, ma la situazione sul campo è di una continua corsa contro il tempo per riuscire a completare il più possibile in soli sette giorni.

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La situazione a Cortina D'Ampezzo

Tra le opere concluse emerge la famosa pista Eugenio Monti mentre è ancora in esecuzione la relativa variante di Cortina, l'intervento di restauro della vecchia cabina, con annessa riqualificazione degli spazi interni ed esterni, e la realizzazione del nuovo edificio "Bob-Bar" in sostituzione di quello demolito durante la realizzazione proprio della nuova pista di bob-skeleton e slittino. Sempre a Cortina poi sono in esecuzione ancora i lavori di sistemazione lungo Boite, torrente di cui abbiamo parlato nella nostra serie sulle Dolomiti, la sistemazione stradale con il raddoppio del Ponte Corona proprio in centro al Paese, e la riqualificazione dell’immobile denominato Ex-panificio che, durante i Giochi, dovrebbe essere adibito ad attività di supporto allo svolgimento dell’evento olimpico cioè una delle molte opere di legacy.

Rimanendo sempre a Cortina ci sono cinque opere che sono ancora in progettazione. Alcune di queste, come ad esempio il percorso del Memoriale della vecchia pista Eugenio Monti o la realizzazione nuova foresteria per atleti sempre al Cortina sliding center, hanno avuto una valutazione preliminare con esito negativo. Sono tutte e cinque opere di legacy, cioè quelle che, secondo la struttura organizzatrice dovrebbero essere, come si legge nel loro sito,  “un’eredità positiva costruita ‘together’ da tutti gli attori che prendono parte a Milano-Cortina 2026”. 

“I Giochi stanno trasformando l’Italia  - continuano - promuovendo la pratica sportiva e riconoscendo il ruolo strategico dello sport, il cui valore è stato sottolineato anche dal recente inserimento nella Costituzione, nell’accelerazione dello sviluppo economico locale sostenibile”.

Se i dati ci dicono questo, l’impatto visivo di questa corsa contro il tempo per arrivare all’inizio dei Giochi non è da meno. Pietro Lacasella, curatore dei contenuti per L'AltraMontagna, ha effettuato un sopralluogo proprio a Cortina e ha raccontato di una situazione in cui il paese sembra “un immenso cantiere”.

“Siamo saliti a Cortina circa otto giorni prima dell’inaugurazione - ci racconta Pietro Lacasella -. Quello che abbiamo trovato è una città che appare come un immenso cantiere. C’è un via vai continuo di operai, soprattutto lungo le strade e sui versanti che ospiteranno le gare. La quantità di lavoratori è davvero notevole e la sensazione è quella di un lavoro dell’ultimo minuto, come una clessidra che si sta svuotando troppo rapidamente. Le persone si muovono in fretta, lavorano molte ore al giorno – ci hanno parlato anche di turni da dieci ore, spesso con la neve – e molte opere non danno l’impressione di essere prossime al completamento. È un clima frenetico, molto intenso, che restituisce l’idea di una corsa contro il tempo”.

“Quella che abbiamo fatto è la fotografia di un momento - continua Lacasella -. Torneremo il 6 febbraio, a gare iniziate, e probabilmente incontreremo una Cortina diversa. Detto questo, è difficile negare che la Cortina di oggi sia una realtà spaesante”.

A quanto riporta Lacasella, oltre agli operai, "il via vai di personale coinvolge anche persone della Fondazione Milano Cortina, riconoscibili dalle loro tute mentre quelle che si vedono poco sono le persone di Cortina. Non tutte, ovviamente: c’è anche chi aspetta l’evento con entusiasmo. Però parlando con diverse persone per strada è emersa una stanchezza diffusa”.

“Molti abitanti  - continua Lacasella - raccontano di vivere in una ‘città-cantiere’ ormai da anni. Si sentono messi da parte, vedono i propri interessi sacrificati per un evento che, alla fine, durerà pochi giorni. Dal mio punto di vista personale non ho respirato un grande entusiasmo, ma piuttosto un sentimento ibrido: curiosità e una certa inconsapevolezza rispetto a ciò che li aspetta”.

Ma da cosa nasce questa inconsapevolezza? Secondo Lacasella “dal mancato coinvolgimento. È una delle lamentele più ricorrenti che abbiamo incontrato: il processo olimpico non è stato realmente condiviso con la popolazione. Molte decisioni vengono scoperte dall’oggi al domani, calate dall’alto sul territorio, e non resta che adeguarsi. Questo crea frustrazione e genera un malcontento che resta in gran parte sotto traccia. Sono in pochi a esporsi pubblicamente, ma è un sentimento diffuso e capillare, che emerge parlando con le persone”.

Un evento che quindi ha già cambiato ed è un cambiamento che durerà almeno dei decenni, quel territorio. Un territorio che, ad oggi, è fatto da, come ci dice Lacasella, “opere che sembrano incompiute e che non è chiaro se verranno ultimate in tempo. Un esempio - conclude - è la cabinovia Apollonio-Socrepes, che secondo quanto sta emergendo anche dalla stampa non sarà pronta per l’inaugurazione”. 

Il 6 febbraio 2026 alle ore 20:00 allo stadio San Siro di Milano si alzerà il sipario dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, una manifestazione che indubbiamente resterà storica.

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