SOCIETÀ

Terapie intensive in Italia: quante sono e quante dovrebbero essere

Partiamo con un dato di fatto: il numero di posti occupati da “pazienti Covid” in terapia intensiva ad oggi è di 797. Indubbiamente tanti, considerando che la terapia intensiva è quel reparto in cui i pazienti non solo sono intubati ma sono monitorati ed assistiti 24 ore su 24 in quanto le loro condizioni di salute sono estremamente precarie, tanti ma ben distanti dai numeri di marzo.

Leggere il numero dei ricoverati in terapia intensiva fino a poche settimane fa, come avevamo già analizzato, era il termometro della situazione della pandemia in Italia. Sappiamo infatti che a marzo la situazione più drammatica si è vissuta proprio in questi reparti, che si sono visti arrivare quotidianamente decine e decine di nuovi pazienti.

È proprio qui che le regioni ed il governo nazionale si sono concentrati per cercare di prevenire una seconda ondata. Il Piano Arcuri infatti, prevedeva un aumento di quasi 4mila posti in più in terapia intensiva. In particolare i posti letto aggiuntivi previsti dal decreto rilancio 34/2020 sarebbero dovuti essere 3.553, che si sarebbero dovuti sommare ai già 5.179 presenti in Italia per un totale di 8.732.

Sappiamo che le terapie intensive, nel momento peggiore della prima ondata, erano in forte stress, con un numero di pazienti che aveva raggiunto, il 3 aprile scorso, i 4.068. La sola Lombardia aveva 1.381 ricoveri in terapia intensiva, un reparto quindi di fatto saturo. La seconda regione più colpita era il Piemonte con 452 posti occupati, seguita dal Veneto e dall’Emilia-Romagna rispettivamente con 355 e 360 pazienti.

Oggi questi numeri sono nettamente inferiori, ma è la famosa “curva” a preoccupare. Senza entrare nel merito se questa curva sia esponenziale o no, vediamo più concretamente che, nell’ultima settimana, si è passati da 420 a 797 posti occupati, con un aumento di 345 pazienti ricoverati in terapia intensiva solamente negli ultimi 7 giorni.

La distribuzione poi, non è uniforme in tutta Italia in quanto i pazienti sono sicuramente più distribuiti rispetto al famoso 3 aprile, giorno peggiore della prima ondata. In quel caso infatti, come abbiamo già detto e come vediamo dal grafico sottostante, quattro regioni del nord presentavano una situazione maggiormente critica rispetto al resto del Paese. 

Ad oggi invece, facendo riferimento ai dati di lunedì 19 ottobre, la regione più colpita è sempre la Lombardia, ma situazioni analoghe si trovano anche in Lazio, Campania e Sicilia. I numeri non sono ancora alti (ma ripetiamo che dietro ai numeri ci sono persone, e persone che soffrono. Quest’analisi non vuole mancare di rispetto ma solo fotografare una parte della realtà che stiamo vivendo in questo momento), con una sola Regione che supera i 100 pazienti in terapia intensiva. 

Ma allora perché preoccupano così tanto questi numeri se il totale dei posti in reparto dovrebbero essere quasi 9mila? Preoccupano per due motivi: uno, come abbiamo visto, è la velocità di crescita dei pazienti, ed il secondo è perché l’aumento delle terapie intensive previsto dal Piano Arcuri non è mai stato effettuato fino in fondo. 

I posti in terapia intensiva presenti in Italia ad oggi, sono 6.458 (dati del 9 ottobre). Ne mancano all’appello 2.274. Crediamo e speriamo che, visto anche l’aggravarsi della situazione, questi siano in preparazione, ma la fotografia attuale non può che destare qualche perplessità. Ci sono regioni che hanno attuato fino in fondo l’aumento delle terapie intensive, e ce ne sono altre che invece di posti ne hanno aggiunti ben pochi. 

Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta sono ad oggi le uniche regioni italiane ad avere un rapporto di letti in terapia intensiva per abitante maggiore della soglia di sicurezza, che ricordiamo essere di 14 per 100mila abitanti. 

Nel concreto quindi vediamo nei grafici sottostanti quante sono le terapie intensive in ogni regione e quante sarebbero dovute essere quelle previste dal Piano Arcuri. 

Il Piano Arcuri quindi rimane un lavoro non del tutto completo. Il tempo per farlo ci sarebbe stato, vista l'incidenza più bassa della pandemia nel periodo estivo. L'Italia si dimostra sempre un gran Paese quando è costretta ad agire in emergenza, per una volta questa emergenza però si sarebbe potuta evitare. Il tempo stringe, i dati dei ricoveri in terapia intensiva stanno continuando a crescere ma c'è ancora margine per evitare di vivere un traumatico ed evitabile dejavù.

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