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Vaccino tra i 12 e i 15 anni: Ema autorizza Pfizer-BioNTech

Comirnaty è il primo vaccino anti Covid-19 approvato nell’Unione europea per ragazzi e ragazze di età compresa tra i 12 e i 15 anni. Dopo la Food and Drug Administration (Fda), che lo scorso 10 maggio ha ampliato l’autorizzazione all’uso in emergenza del vaccino della Pfizer-BioNTech alla fascia di età compresa tra i 12 e i 15 anni, ora anche l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) dà la propria approvazione. Nel corso della conferenza stampa odierna, Marco Cavaleri, responsabile della strategia sui vaccini di Ema, ha dichiarato che il vaccino Comirnaty si è dimostrato sicuro ed efficace anche in questa parte della popolazione giovanile. Il vaccino sarà somministrato, come negli adulti, in due dosi a distanza di tre settimane l’una dall’altra. 

“Credo che l’Aifa recepirà né più né meno questa autorizzazione – ha dichiarato Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, poco prima che l’Ema si esprimesse – in quanto non c’è altra indicazione preferenziale. C’è già un’età, ci sono già i vaccini e credo che oggi si completerà il ciclo anche per gli adolescenti dai 12 ai 15 anni”.

Oltre a Pfizer-BioNTech, anche la casa farmaceutica Moderna sta conducendo trial clinici per valutare il possibile impiego del proprio vaccino sui più piccoli. È dei giorni scorsi l’annuncio da parte dell’azienda che il vaccino mRNA-1273 è risultato altamente efficace nel prevenire Covid-19 (al 100% dopo due dosi) sugli adolescenti di età compresa tra i 12 e i 18 anni non compiuti e l’intenzione è di presentare i dati per l’autorizzazione alla Fda già a giugno.

A marzo, inoltre, Moderna ha iniziato una sperimentazione sui bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 12 anni, e anche Pfizer-BioNTech sta lavorando in questa direzione. Quest’ultima, in particolare, conta di ricevere l’autorizzazione all’impiego in questa fascia di età all’inizio del 2022, se la sicurezza e l’immunogenicità del vaccino saranno confermate.

I vaccini attualmente disponibili possono essere somministrati a partire dai 18 anni, solo quello prodotto da Pfizer-BioNTech (fino a questo momento) poteva essere inoculato a ragazzi dai 16 anni in su e ora la fascia di età si allarga ulteriormente. Alcune Regioni – per prima la Sicilia il 26 maggio –, hanno già cominciato a vaccinare studentesse e studenti del quinto anno degli istituti superiori e la Lombardia a partire dal 2 giugno somministrerà il vaccino anti-Covid ai ragazzi dai 16 ai 29 anni.

Se in molti dunque sostengono l’importanza di cominciare a vaccinare i più giovani per far fronte alla pandemia, c’è però chi invita a riflettere anche su questioni di tipo etico e a valutare il rapporto rischi benefici. “Il rischio potenziale di un vaccino relativamente nuovo lo accetti in virtù di un beneficio che è molto consistente – ha dichiarato ad AdnKronos Francesco Menichetti, primario di malattie infettive all'ospedale di Pisa –. Ed è così nella fascia più avanzate di età. Ma mano a mano che scendi con l'età questo beneficio si riduce. Per questo dico riflettiamo. Nel vaccinare i più giovani c'è sicuramente il vantaggio offerto da questa potenziale riduzione della circolazione del virus però direi ‘ragioniamoci ancora’”. Sulla stessa linea anche Alberto Giubilini, ricercatore all’Oxford Uehiro Centre for Practical Ethics e al Wellcome Centre for Ethics and the Humanities dell’università di Oxford, che nei giorni scorsi in una intervista a Il Bo Live, si è dimostrato scettico sull’opportunità di vaccinare i bambini contro Covid-19 al momento, poiché – in virtù di un beneficio molto incerto (i più piccoli non sono una categoria ad alto rischio di contrarre la malattia) – non si sa ancora abbastanza su quali siano i rischi cui andrebbero incontro. E ha aggiunto che, prima di pensare ai più piccoli, sarebbe invece più opportuno rivolgere gli sforzi verso i Paesi poveri del mondo, dove le persone anziane e vulnerabili non sono ancora state vaccinate. Su questi aspetti qualche settimana fa si era soffermato anche il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che ha esortato alcuni Paesi a riconsiderare la possibilità di vaccinare bambini e adolescenti e a donare invece i vaccini a Covax.

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