SCIENZA E RICERCA

Vivere sulla Luna, grazie anche all'Italia

Il 20 luglio 1969 il modulo Eagle con a bordo Neil Alden Armstrong ed Edwin ‘Buzz’ Aldrin toccava il suolo lunare. “Houston, qui base della Tranquillità. L’Aquila è atterrata”, annunciava Armstong pochi secondi dopo l’allunaggio. Cinquantacinque anni dopo, nel 2024 secondo i piani della Nasa, il programma Artemis riporterà gli esseri umani – tra cui la prima donna – sulla Luna, per esplorazioni a lungo termine e future missioni su Marte. L’allunaggio intende essere il primo passo verso l’insediamento di una colonia lunare. Sul satellite – dove peraltro, notizia di queste ultime ore, è stato trovato ghiaccio d’acqua – intende “mettere piede” anche l’Italia, forte delle competenze acquisite nel settore nei decenni passati. Ne hanno parlato, al Festival della Scienza di Genova, Giorgio Saccoccia, presidente dell’Agenzia spaziale italiana, e l’astronauta Luca Parmitano.

La missione Artemis, articolata in diverse fasi da qui al 2024, è frutto di una cooperazione internazionale che, insieme alla Nasa, vede in campo l’European Space Agency (Esa), la Japan Aerospace Exploration Agency (Jaxa), la Canadian Space Agency (Csa). Artemis I permetterà di testare la navicella spaziale Orion, il razzo Space Launch System (SLS) e i sistemi di terra al Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida. Durante il volo – previsto per il 2021 – la capsula Orion senza equipaggio entrerà in orbita intorno alla Luna e poi rientrerà sulla Terra, nel corso di una missione di circa tre settimane. Artemis II invece, prevista per il 2023, porterà un equipaggio in orbita intorno alla Luna. L’obiettivo è di confermare che tutti i sistemi del veicolo spaziale funzionino come progettato. Il viaggio dovrebbe durare poco più di dieci giorni. Orion, alla fine, collocherà l'equipaggio su una traiettoria di ritorno libero lunare in cui la gravità terrestre riporterà la navicella sul nostro pianeta. Altro obiettivo importante sarà la costruzione del Lunar Gateway, una piccola stazione spaziale in orbita permanente intorno alla Luna, che permetterà agli astronauti di raggiungere il suolo lunare. Il Gateway comprenderà moduli abitativi per l'equipaggio e offrirà anche capacità di attracco per i veicoli (come Orion), moduli logistici e di comunicazione con la Terra e con la Luna.

Con Artemis III, nel 2024, inizierà infine la vera e propria fase destinata all’allunaggio. Proprio nei primi mesi di quest’anno la Nasa ha selezionato tre società statunitensi per progettare e sviluppare i sistemi di atterraggio umano (Human Landing Systeem): si tratta della Blue Origin, della Dynetics e della SpaceX, tra cui sarà scelta quella che farà sbarcare di nuovo gli esseri umani sulla Luna. Nel consorzio guidato da Dynetics anche Thales Alenia Space, joint company tra Thales e Leonardo.

È una storia lunga quella della partecipazione italiana alle attività spaziali e ai programmi di esplorazione – sottolinea Giorgio Saccoccia –, perché va indietro nel tempo di tanto e ci ha portato a essere uno dei Paesi capaci di fornire, in particolare, tecnologie e sistemi di sostentamento della vita umana nello spazio. L’industria italiana è un Paese leader, per esempio, nella fornitura dei cosiddetti moduli abitativi, le 'case' degli astronauti in orbita, moduli pressurizzati che garantiscono le condizioni di vita quando all'esterno ci sono gli ambienti più ostili. Alla Stazione spaziale internazionale l’industria italiana ha fornito una grande percentuale di tali moduli abitativi pressurizzati, ma ha fornito anche altri elementi, come la cosiddetta Cupola, la finestratura della Stazione spaziale. Sono delle eccellenze che l’Italia si è assicurata con un lavoro costante e intenso nel corso degli anni. Arrivati a possedere queste capacità, il passo successivo è pensare anche ad altri obiettivi e da ciò deriva l’idea di diventare partner nel progetto Artemis che mira al ritorno sulla Luna, questa volta per restarci”.

Il nostro Paese (con la Thales Alenia Space) è già stato scelto dall’Esa per sviluppare due moduli chiave per il Lunar Gateway, e cioè I-Hab (International Habitat), il modulo abitativo destinato agli astronauti, ed Esprit (European System Providing Refuelling, Infrastructure and Telecommunications) per le comunicazioni con la Terra. Alla fine di settembre, inoltre, è stata sottoscritta una dichiarazione d’intenti dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo spazio, Riccardo Fraccaro, e dall’amministratore della Nasa Jim Bridenstine, in rappresentanza del governo degli Stati Uniti. A questa ha poi fatto seguito la firma degli accordi Artemis (Artemis Accords), una serie di principi cui devono aderire le nazioni che intendono partecipare al programma. Finora sono otto gli Stati che hanno aderito, oltre agli Usa.

“Adesso – sottolinea Saccoccia – la porta è aperta per poter contribuire in termini pratici con attività della nostra industria. La prima di queste potrebbe essere il modulo pressurizzato che farà parte del sistema di allunaggio dei primi astronauti che torneranno sulla Luna. L’industria italiana, la Thales Alenia Space Italia, è l’unica industria non americana che fa parte delle tre cordate in gara per fornire il modulo di allunaggio. In secondo luogo, vorremmo proporci per sviluppare dei moduli che facciano parte dell’architettura di superficie, i primi elementi abitabili che possano essere mandati sulla superficie lunare e ospitare gli astronauti quando arriveranno. Infine, pensiamo anche a dei sistemi di telecomunicazione che possano garantire le comunicazioni tra la Terra e la Luna o tra la Luna e la stazione orbitante intorno al satellite. È una grande opportunità, questa, per l’Italia”.

Prima di pensare all’esplorazione umana marziana, dunque, è importante riuscire a tornare sulla Luna. “Una delle prime lezioni che si imparano nel mio mestiere – sottolinea Luca Parmitano – è quello dell’approccio incrementale. Per poter andare su Marte, con le tecnologie esistenti, avremmo bisogno di circa sei mesi di tempo, di tecnologie di autoriparazione che ancora non sono del tutto sviluppate, e di sistemi di protezione per gli esseri umani che renderebbero il peso dell’astronave estremamente difficile da gestire. La Luna, invece, rappresenta per Marte quello che la Stazione spaziale internazionale è stata per la Luna: il satellite è un ottimo modello di sperimentazione per Marte, come la Stazione lo è stata per la Luna. È stata un’incredibile storia di successo, rendiamo anche l’esplorazione lunare una storia di successo: dopo quello che avremo imparato, possiamo pensare di spingerci ancora più in là”.

L’innovazione introdotta grazie alle attività spaziali ha avuto, fin da subito, un impatto importante nel nostro quotidiano. “Le ricadute tecnologiche del programma Apollo, per esempio, sono state molteplici, anche se allora avvennero quasi per caso – osserva il presidente dell’Asi –. Oggi le missioni e le esplorazioni spaziali vengono condotte anche con l’idea di avere, poi, un forte ritorno nella vita di tutti i giorni, in termini di prodotti e di servizi. Pensiamo alle missioni di osservazioni della Terra”. I nanosatelliti, per esempio, in orbita da alcuni anni, forniscono dati precisi su possibili complicazioni meteorologiche, sulla produttività del terreno, contribuiscono a ottimizzare la produzione in agricoltura. Ancora, i dati satellitari permettono di monitorare l’avanzamento della desertificazione, gli incendi, il livello del mare, migliorando la comprensione dei cambiamenti climatici. “Ma pensiamo anche ai sistemi di navigazione o ai cellulari, pieni di servizi che provengono proprio dalle attività spaziali”. In vista delle colonizzazioni lunari avverrà sempre di più, tuttavia, anche il contrario: “Ciò che mi aspetto – sottolinea Saccoccia – è un interesse sempre maggiore da parte di industrie che oggi non operano nel settore spaziale, ma che in futuro vedranno l’opportunità di inserirsi in questo ambito. Lo spazio, ormai, è diventato una fortissima fonte di crescita economica”.

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