UNIVERSITÀ E SCUOLA

Museo diffuso Unipd. Al Dicea tre secoli di storia delle applicazioni ingegneristiche

Il percorso alla scoperta delle collezioni del Museo diffuso dell'università di Padova oggi ci porta al dipartimento di Ingegneria civile, edile ed ambientale dove è custodita la memoria di un rilevante patrimonio scientifico raccolto in quasi tre secoli nell’ambito dei gabinetti e laboratori che a partire dal Settecento hanno contraddistinto le discipline legate all’Ingegneria civile, all’idraulica, all’architettura, alla topografia e geodesia. 

L'allestimento - collocato all'entrata di uno degli atri di ingresso del complesso di Ingegneria, costruito a partire dal 1912 tra via Marzolo e via Loredan - presenta alcuni pezzi significativi di una collezione più ampia, conservata all'interno del dipartimento e di cui fanno parte centinaia di strumenti e modelli scientifici di grande valore storico datati tra la fine del Seicento e gli inizi del Novecento.

"Il nostro dipartimento è custode di alcune collezioni che risalgono ai primi istituti, poi gabinetti e in seguito laboratori di ricerca che si erano costituiti già prima della fondazione della scuola di applicazioni per ingegneri che risale al 1876. In particolare per il progetto del Museo diffuso di Scienza e Tecnica abbiamo esposto alcuni strumenti e modelli che appartengono alle tre collezioni più importanti: quella di topografia e geodesia, quella di idraulica e la collezione di ponti e costruzioni in ferro", introduce il professor Stefano Zaggia, responsabile scientifico della collezione.

Il professor Stefano Zaggia illustra la collezione del museo diffuso del Dicea e alcuni altri antichi strumenti storici custoditi nel dipartimento. Servizio, riprese e montaggio di Barbara Paknazar

"In una prima teca abbiamo un importante strumento proveniente dalla collezione di topografia ed è stato scelto perché era appartenuto a Giuseppe Jappelli, uno dei più importanti ingegneri e architetti che operarono nel Veneto nel corso dell’800. E' un livello a cannocchiale, di cui esiste anche un disegno realizzato dallo stesso Jappelli, che veniva usato per verificare l’orizzontalità delle superfici", spiega il professor Zaggia.

Lo strumento reca ancora l’iscrizione dell’autore, Giuseppe Montan, e anche la dedica all’ingegner Jappelli. "E’ costituito da un cannocchiale a cui sono associate delle bolle che servivano per posizionare perfettamente lo strumento".

Dalla collezione di topografia proviene anche un altro strumento di misura usato negli esperimenti e nelle attività didattiche. Si tratta di un teodolite ripetitore che era stato costruito da Karl Starke e che fu acquistato nel 1845. 

"Un’altra postazione ospita invece due modelli realizzati sia per ragioni scientifiche sia per ragioni didattiche. Il primo raffigura un ponte reale che era stato costruito a metà dell’800 presso Capodimonte, in provincia di Belluno: qualche anno più tardi il professor Gustavo Bucchia, uno dei docenti di Ingegneria, fece realizzare un modello in legno che fa parte della collezione di ponti e costruzioni in ferro avviata da Pio Chicci, docente di queste discipline tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900", prosegue il responsabile scientifico del Museo diffuso del dipartimento Icea.

"Il secondo modello in esposizione risale alla metà del ‘900 e appartiene alla collezione di modelli, strumenti e sussidi didattici del gabinetto del laboratorio di idraulica. Si tratta del modello della diga per l’impianto idroelettrico di Max, presso Ponterei, tuttora esistente. Serviva per la didattica ma anche per studiare questo importante manufatto dell’ingegneria idraulica e civile", spiega il professor Zaggia.

Ad accompagnare l'esposizione dei modelli ci sono poi alcune grandi fotografie, importanti perché "sono immagini risalenti all’inizio del ‘900 che illustrano l’organizzazione dei laboratori e dei gabinetti scientifici presenti all’interno della Scuola di applicazioni per gli ingegneri. Inizialmente era stata collocata all’interno di Palazzo Cavalli ma pochi anni dopo venne realizzata la sede attuale in cui sono state trasferite tutte le discipline che fanno capo al dipartimento". 

Il professor Zaggia si sofferma inoltre sull'ingrandimento di una foto aerea degli anni ’30. "Ci mostra l’edificio in cui ci troviamo: è interessate osservare come in alcuni punti ci siano degli elementi che facevano parte degli esperimenti che si conducevano all’interno dei laboratori del complesso di ingegneria. L’edificio stesso è un elemento di ricerca, con la torre geodetica e le vasche per le sperimentazioni idrauliche".

"Questi strumenti sono solo una piccolissima parte di una collezione molto ampia e articolata che abbiamo all’interno del nostro dipartimento e di cui fanno parte anche strumenti che risalgono addirittura al Seicento. Speriamo che in un prossimo futuro si possano organizzare anche delle visite guidate per raccontare la loro importanza nella storia dell’ingegneria e la cultura tecnica del nostro Paese", conclude Stefano Zaggia.

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