CULTURA

Storie di corpi, arte e scienza (in dieci saggi)

"Il visibile non è solo una questione di superficie". Su questa riflessione preziosa, condivisa come sintesi perfetta, si fonda l'indagine sull'arte, la scienza e le credenze dell'età moderna sviluppata da Victor I. Stoichita nel suo recente libro, ora al centro della nostra selezione di letture, più o meno recenti, che prendono come riferimento il corpo, dal punto di vista artistico e dal punto di vista scientifico, proposte nel tentativo di comprendere come e quanto queste diverse osservazioni riescano a entrare in dialogo perpetuo. 

Storie di corpi

Nel saggio Storie di corpi. Un'indagine sull'arte, la scienza e le credenze dell'età moderna di Victor I. Stoichita, pubblicato quest'anno da Einaudi, è il primo interrogativo a fornire lo spunto per questo approfondimento, attraversando, senza cercare scorciatoie laterali, l'entroterra definito da questa indagine. Al centro, una riflessione sul corpo nell’arte rinascimentale, sulla scienza anatomica e sulla costante ricerca in relazione all’essere umano. "Quale rapporto può esserci tra la profondità del corpo, rivelata dallo sguardo anatomico, e la sua superficie, scrutata, esposta e levigata dal lavoro del pittore o dello scultore? - si chiede l'autore -. Come si ottiene nella pittura o anche nella scultura la malleabilità della carne? Qual è il rapporto tra la carne e la pelle, tra la profanazione del corpo e la sua glorificazione?". 

Stoichita considera la terza parte delle Vite, in cui Vasari riferisce delle "grandi conquiste della terza maniera, il periodo in cui, grazie soprattutto a Leonardo da Vinci, Raffaello e Michelangelo, l’arte raggiunge il culmine della sua perfezione (somma perfezione)". Una fase definita "dall’abbandono della maniera cruda e scorticata dei rappresentanti della seconda maniera in nome di una ricerca con muscoli, con quella facilità graziosa e dolce, che apparisce fra ’l vedi e non vedi, come fanno la carne e le cose vive. Il livello più alto di questa impresa, che bilancia il visibile e l’invisibile, si può vedere, secondo Vasari, in Michelangelo, l’artista per il quale la ricerca anatomica e il disegno sono, in ultima analisi, la stessa cosa: molte volte scorticando corpi morti, per studiare le cose di notomia, cominciò a dare perfezione al gran disegno che gli ebbe poi". 

Quale rapporto può esserci tra la profondità del corpo, rivelata dallo sguardo anatomico, e la sua superficie, scrutata, esposta e levigata dal lavoro del pittore o dello scultore? Victor I. Stoichita

Il saggio è attraversato da riflessioni, puntuali rimandi, riferimenti storici ed esplorazioni entusiasmanti, come quella che aggancia l'opera di Tiziano allo studio di Vesalio, pur sottolineando gli azzardi di certe teorie. "Gli specialisti hanno da tempo richiamato l’attenzione sul fatto che il più grande evento europeo nella storia moderna dell’anatomia - l’apparizione, nel 1543, del libro splendidamente illustrato, intitolato De humani corporis fabrica, di Andrea Vesalio, professore all’Ateneo di Padova, Pisa e Bologna - è fortemente legato all’ambiente artistico di Tiziano. Si è addirittura sospettato che Tiziano abbia direttamente contribuito alla realizzazione di alcune delle tavole di quest’opera rivoluzionaria. Questa ipotesi va trattata con un certo scetticismo, anche se il principale autore delle tavole, l’artista fiammingo Jan Stephan van Calcar, si era probabilmente formato nella bottega del grande maestro veneziano". E continua: "La coesistenza nello stesso spazio culturale della pittura di Tiziano e dell’anatomia scientifica sembra riflettere, più che una convergenza, una biforcazione dell’impulso scopico. Mentre il pittore opera per costruire una carne pittorica, collocata nella zona poetica «fra ’l vedi e non vedi», l’anatomista interviene in modo chiaramente trasgressivo: incide la pelle, espone i tessuti, libera i visceri".

Non era stata sua abitudine, fino allora, osservare sé stessa. Ora, il suo corpo le s’imponeva Simone de Beauvoir (citazione che apre il libro di Vittorio Lingiardi)

Il corpo dell’artista

La ricerca di Andreas Beyer sulla corporeità passa attraverso la persona dell'artista, l'essere umano in carne e ossa. Il corpo dell’artista La traccia nascosta della vita nell'arte (Einaudi) indaga un territorio inedito, lasciato in ombra: l'influenza del corpo dell'artista nella produzione delle opere. La traccia nascosta della vita nell'arte è il sottotitolo di un saggio che punta a "quantificare l’apporto specifico dell’Io, il contributo della physis e della psiche di un artista, il ruolo giocato dal corpo e dalla mente: quell’elemento di ipseità irriducibile che di volta in volta interviene". Beyer si concentra sull’artista-individuo, citando in apertura il pensiero di Ernst H. Gombrich per il quale “non esiste in realtà una cosa chiamata arte. Esistono solo gli artisti”. 

I vinti

La storia dell’arte è una storia di corpi, ma quali corpi? Questa è la chiave de I vinti di Tommaso Montanari, saggio pubblicato da Solferino, ma ancora centrale, perché si offre già come naturale collegamento con il primo dei volumi qui citati, da cui ha preso avvio questa esplorazione: “Se c’è un’epoca in cui il corpo è davvero tutto nella storia dell’arte, ebbene quell’epoca è il Rinascimento quando, potremmo dire, l’arte torna a incarnarsi”. Aggiungiamo che il tema proposto da Montanari risulta particolarmente suggestivo, anche a distanza di quattro anni dalla pubblicazione: l’autore sposta il punto di vista, considerando i corpi dei vinti, degli esclusi, dei prigionieri, degli sconfitti. Non racconta la storia dei potenti, dei vincitori, dei leader. Qui il corpo si fa rappresentazione della fragilità. 

Nelle pagine dedicate a Michelangelo Buonarroti, Montanari sceglie i cosiddetti Prigioni, o Schiavi, in particolare la coppia del Louvre di Parigi: tra le fiamme si contorcono, uno è morente, abbandonato alla sua sorte, l’altro è ribelle e sembra invece non volerla accettare. Sono espressioni della condizione umana, spiega l’autore: “Il corpo come prigione e, al tempo stesso, come esaltazione […] Sono corpi sconfitti, sono corpi prigionieri, letteralmente, ma sono anche l’espressione più grandiosa del fatto che essere corpo non è un limite, ma un traguardo, nella visione cristiana […] Questi corpi prigionieri saranno liberati. Michelangelo, moderno fra i moderni”.

Corpo a corpo

Un atlante artistico del corpo in tredici parti/organi, realizzato da due storici dell’arte, Arabella Cifani e Stefano Causa per Giunti. Corpo a corpo compie un viaggio dalla testa ai piedi, concentrandosi su occhi, bocca, seni, inguini, tra testi di commento e immagini.

Fluido

I corpi mutevoli e instabili dell'arte sono al centro dell'indagine condotta dalla giornalista e scrittrice Roberta Scorranese nel suo recente saggio Fluido, pubblicato da Giunti. "Ermafrodito e san Sebastiano, Dioniso e Ganimede, i travestimenti di Zeus, esseri multiformi o variabili, le sirene e le streghe [...] l’arte ha inseguito e raccontato questa mutevolezza che riscontriamo nelle fonti, nel mito, nella letteratura". Del precedente libro di Scorranese, A questo serve il corpo, edito invece da Bompiani, abbiamo scritto qui: Felici, stanchi, feriti, amati. Viaggio nell'arte attraverso i corpi delle donne.

La rivolta del corpo

Il corpo per la libertà e l'emancipazione. Ne La rivolta del corpo Gli artisti che lo hanno usato, spinto al limite, liberato (Laterza) Angela Vettese racconta il Novecento del corpo, il suo ruolo e le accelerazioni di un secolo in cui gli artisti l'hanno usato, manipolato, spinto al limite per superare la tradizione. Da Marcel Duchamp a David Bowie, da Marlon Brando a Nan Goldin, passando per Marilyn Monroe e Marlene Dietrich.

In posa

Zoologo ed etologo britannico, Desmond Morris (1928-2026) aveva anche una grande passione per l'arte: dal 1948 realizza oltre duemilacinquecento dipinti e pubblica otto monografie sul suo lavoro. In posa. L'arte e il linguaggio del corpo è un saggio illustrato, pubblicato nel 2020 da Johan & Levi, in cui Morris racconta una storia del linguaggio del corpo, coniugando la sua anima di etologo e quella di artista surrealista. Della stessa casa editrice è anche un altro saggio che mette al centro il corpo, esplorando il tema da un insolito punto di vista: Corpo delle immagini, immagini del corpo Tableaux vivants da san Francesco a Bill Viola di Flaminio Gualdoni.

Chimera

Tra arte, design, tecnologia e scienza, il critico d'arte contemporanea Marco Mancuso indaga il corpo umano, in costante dialogo con l'ambiente, nel saggio Chimera. Il Corpo Espanso per una nuova ecosofia dell'arte (Mimesis edizioni).

Il corpo nell'arte contemporanea

Lontano nel tempo, rispetto a titoli più recenti scelti per questi consigli di lettura (la prima edizione Einaudi è del 2011), eppure ancora centrale, è il saggio di Sally O'Reilly: Il corpo nell'arte contemporanea, “argomento di una vastità impressionante. In fondo ci sono tanti corpi quanti sono gli artisti e gli spettatori […] perché scegliere il corpo come tema centrale? Dopo un periodo in cui è stato associato a passioni ideologiche e a percorsi didattici, negli ultimi due decenni il corpo è stato in certo modo rivalutato, tornando a essere considerato plausibile come soggetto e come mezzo di espressione".

Corpo, umano

Corpo, umano (Einaudi) di Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, professore di Psicologia dinamica alla facoltà di Medicina e psicologia della Sapienza di Roma. Il motivo per cui il saggio è stato inserito in questa selezione di letture è presto detto, dallo stesso autore: “Mentre guardiamo un quadro o un film pensiamo di farlo solo con gli occhi. Le ricerche sui neuroni specchio dimostrano invece che guardiamo con tutto il corpo, che l’esperienza estetica implica un’attivazione sensorimotoria e visceromotoria del cervello […] È la simulazione incarnata, il nostro corpo che guarda il mondo e lo incontra”. 

Nelle prime pagine Lingiardi ricorda il suo esame di anatomia, attorno a un tavolo per l'autopsia, ritrovandone tracce e suggestioni nell'olio su tela, del 1632, Lezione di anatomia del dottor Nicolaes Tulp di Rembrandt, senza baffi e senza collari, ricorda Lingiardi. "Autopsia è una parola greca che significa 'visto con i propri occhi'. Quello che vidi, nello stesso istante, furono il corpo della morte e quello della scienza". E ancora, rivolgendosi ai lettori: "Questo è un viaggio all'interno del corpo. Mi avvicino agli organi che lo compongono - uno per uno, dal fegato al cervello, dagli occhi al cuore - per raccontarli con le voci della medicina e dell'arte".

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