SOCIETÀ

Ritorno alla montagna. Riguardiamo la serie sulle Dolomiti.

L’estate 2026 potrebbe essere quella delle prime volte su tanti fronti. La prima volta che abbiamo avuto un’ondata di calore quasi continua in tutta Europa, da giugno ad agosto, perfino più lunga di quella del 2003, l’estate che tutti ricordiamo molto bene. La prima volta che anche sui media generalisti e nei discorsi da bar cominciamo a sentire che il cambiamento climatico non è una questione temporanea ma che è una mutazione seria, faticosa, pericolosa e che richiederà un bel po’ di adattamenti e di attenzioni anche nella nostra vita quotidiana. La prima volta che i calcoli economici sugli impatti della crisi climatica escono dai circoli degli esperti e arrivano a tutti, come abbiamo raccontato anche qui, perché ormai è chiaro che per ogni grado di aumento della temperatura ci sono effetti negativi sulla produttività, sulla produzione e distribuzione energetica, sulla produzione agricola, sulla capacità delle persone di lavorare e, il dato senz’altro più grave, sull’aumento dei problemi sanitari e perfino sull’eccesso di mortalità.


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Tutti ai monti

Per più di qualcuno, a giudicare dai numeri (ancora provvisori ma che arrivano da diverse fonti e vanno tutti nella stessa direzione), è stata anche la prima volta di una vacanza in montagna. Complice la ricerca spasmodica di qualche momento di tregua e di un po’ di fresco almeno di notte. 

I dati dell’ufficio statistica della provincia di Bolzano, ad esempio, ci dicono che “nel mese di luglio 2026 si registrano 1.249.793 arrivi (+5,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) e 5.454.773 presenze (+2,2%)”. La quota più consistente di presenze è rappresentata da ospiti in arrivo dalla Germania, ma anche per gli italiani siamo al di sopra del 33%. La meta che vede il maggior aumento è la Val Pusteria. Anche i dati del Ministero del Turismo e quelli di Confesercenti Assoturismo e di Federturismo indicano che l’estate 2026 vede la montagna crescere in modo consistente come meta prescelta e occupare la maggior percentuale delle sue strutture ricettive. Dovremo aspettare settembre per sapere i dati di agosto, ma la tendenza pare piuttosto delineata.

Numeri a parte, basta fare un giro e una camminata in molte delle valli alpine più battute, per capire che l’affollamento è ormai un problema concreto e che è sempre più difficile riuscire ad arrivare a un rifugio o a una malga godendosi il silenzio, i prati, le mucche e un po’ di sano isolamento

Sulle Alpi comincia a mancare l'acqua

Quest’estate ha poi portato una seria crisi idrica anche ad alta quota. La poca neve e le alte temperature significano svuotamento dei bacini. E così, per esempio, la provincia autonoma di Trento si è trovata, a inizio agosto, ad adottare un provvedimento per razionalizzare la fruizione delle risorse idriche, “alla luce dell’attuale situazione di severità idrica”. Negli stessi giorni, l’Osservatorio delle Alpi Orientali ha confermato il livello medio di allerta per la potenziale carenza idrica nel bacino dell’Adige e del Brenta per il territorio del Trentino Alto Adige, portando invece il livello ad alto in Veneto.

Ferragosto ha poi segnato un altro primato. Leggiamo su L’altramontagna, il giornale dedicato al mondo alpino del quotidiano Il Dolomiti, che “Il 15 agosto 2026 è una data che ha segnato la storia dello sci alpino estivo: non esiste più, da quel giorno, alcun luogo sulle Alpi dove sia possibile praticarlo”. L’articolo attacca spiegando che “Una cosa che prima era possibile fare grazie ai ghiacciai, ora non è più realizzabile. È una piccola perdita rispetto alle molte trasformazioni che stanno investendo l'alta montagna, ma racconta con efficacia quanto rapidamente il cambiamento climatico stia modificando i ghiacciai e le attività che per oltre un secolo abbiamo potuto esercitare grazie a essi.”

Insomma, l’estate 2026 ci sta portando a confrontarci con un modo significativamente diverso di vivere l’estate. E per molte persone questo ha voluto dire principalmente cercare un posto dove respirare, dove scappare dal caldo continuo, dove poter passare le giornate senza soffrire e le notti dormendo invece di boccheggiare.

Riguardiamo la serie Dolomiti

Ma per molti di noi, che della crisi climatica e delle questioni ambientali parliamo da tempo, quest’estate non è una novità. È la (purtroppo) concreta manifestazione di quello che la comunità scientifica tutta continua a dirci da anni: la crisi climatica c’è, è già ben visibile, e i suoi impatti sono già misurabili. A partire proprio dalle montagne, che sono ambienti ben più fragili e meno immutabili di quanto magari ci immaginiamo. 

E dunque, abbiamo pensato in questo agosto, in cui di montagna si parla molto, di riproporvi una serie di approfondimenti che abbiamo prodotto due anni fa, nel corso dell’estate e dell’autunno 2024, ma i cui temi e contenuti rimangono ancora del tutto attuali, soprattutto alla luce dei dati di quest’estate. 

La serie, dedicata specificamente alle Dolomiti, patrimonio Unesco e tra le montagne più amate del mondo, è nata da un’idea di Massimo Pistore, e realizzata insieme a Francesca Boccaletto e Antonio Massariolo, è composta da quattro documentari che affrontano quattro punti di vista: foreste, ghiacciai, torrenti e il racconto della montagna. “Attraverso la voce di esperti ed esperte, di ricercatrici e ricercatori, di giornaliste, giornalisti e romanzieri” la serie racconta le Dolomiti “nella loro forma più pura, ragionando sul loro presente e sul loro futuro, un futuro che riguarda tutti noi”. Buona visione. 

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