SCIENZA E RICERCA

Tra giochi e ruoli: come nascono gli stereotipi di genere?

Durante l’infanzia quante volte ci è capitato di ascoltare frasi come “devi essere forte, i maschi non piangono!” oppure “sii gentile, le femmine non si arrabbiano”. Le radici profonde delle diverse forme di differenze,  di disuguaglianza e di discriminazione, nonché di violenza contro le donne e le minoranze di genere e sessuali possono essere ricondotte agli ancora diffusi stereotipi di genere

Appare quindi interessante capire quando e come si formano questi stereotipi

Secondo la letteratura nell’ambito della psicologia sociale cognitiva, gli stereotipi di genere compaiono molto precocemente; i bambini e le bambine apprendono tramite l’osservazione e l’imitazione ciò che in una determinata cultura rappresenta un modello convenzionale di comportamento, atteggiamento, ruolo (quindi in un’ottica binaria). Già prima dei 30 mesi di vita vengono acquisiti i primi modelli di genere legati, ad esempio, ai diversi tipi di gioco o al tipo di abbigliamento che tipicamente si associano al genere maschile e femminile. Questo apprendimento prosegue nel corso dello sviluppo fino ai 7 anni circa, per poi manifestarsi prevalentemente in forme implicite, più sottili. 

L’apprendimento delle norme di genere e la conseguente interiorizzazione degli stereotipi di genere ha impatti a lungo termine sulle aspirazioni scolastiche, lavorative, sulle opportunità e in generale sul benessere psicosociale. Considerando che durante la scuola primaria, si osserva una diminuzione della rigidità nella categorizzazione di genere a favore di un aumento della flessibilità cognitiva, anche in relazione alla conformità agli stereotipi di genere, appare importante il ruolo rivestito dal contesto di socializzazione soprattutto in determinate fasce di età. Ad esempio, alcuni studi hanno rilevato un forte legame tra gli atteggiamenti (soprattutto impliciti) dei genitori e le rappresentazioni stereotipiche di figli e figlie. 

Andando ad analizzare le fonti che alimentano queste conoscenze stereotipiche, occorre partire dalla consapevolezza che, in realtà, siamo costantemente immersi in un mondo che si caratterizza, sin dai primi istanti, per stereotipi: dai colori prevalenti (fiocco rosa o blu), ai giocattoli (macchinine o bambole), ai personaggi a cui ispirarsi (supereroi o principesse). Tuttavia, non sono solo questi elementi espliciti a plasmare queste differenze. In modo talvolta anche inconsapevole possono essere presenti delle sfumature del linguaggio verbale e non verbale, sguardi o reazioni di approvazione o disapprovazione, ad azioni o comportamenti non aderenti alle norme condivise. In questo modo facciamo capire che cosa noi (e la cultura in cui siamo inseriti) accettiamo maggiormente e che cosa ci si aspetta, ad esempio che i maschi siano forti e che le femmine siano sensibili.

Per quanto riguarda la comunicazione mediatica, alcuni studi, condotti anche nel contesto italiano, hanno analizzato come cambiano le comunicazioni rivolte a bambini e bambine, evidenziando differenze non solo nel tipo di materiale proposto (bambola o macchinina), ma anche differenze di contesti (dentro o fuori casa), nei tempi di velocità della comunicazione stessa, e altri elementi associabili ad una differenza legata al contenuto degli stereotipi che descrive i maschi come più legati alla sfera della competenza e dell’agire, mentre le femmine più legate alla sfera del calore. Anche nei classici racconti per l'infanzia, la rappresentazione delle donne segue stereotipi che promuovono la sottomissione e la mancanza di autodeterminazione, l’attesa spesso passiva di un principe azzurro. I modelli femminili presentati nei libri di testo per la scuola primaria riflettono spesso la figura della figlia obbediente, della donna ingenua e sfortunata, o talvolta della ribelle considerata però un’eccezione, controstereotipica. Implicitamente si inducono quindi sia le bambine che i bambini a conformarsi ai ruoli tradizionali di genere, preparando le prime al futuro ruolo di cura, mentre i secondi all’agire nel mondo esterno. Oltre a questo, molti materiali pensati per le bambine, veicolano forti messaggi sessualizzanti ponendo grande enfasi sull'aspetto fisico. 

In sintesi, la formazione degli stereotipi di genere è un fenomeno complesso. Per comprendere l’influenza dell’adesione o meno a questi ruoli di genere nel corso dello sviluppo  è utile introdurre il concetto di tipicità di genere, che può essere definita come l'aderenza agli stereotipi di genere per quanto riguarda atteggiamenti, interessi, preferenze e comportamenti. Esistono aspettative piuttosto rigide su ciò che viene considerato tipicamente maschile o femminile e queste norme possono creare un senso di pressione a conformarsi. Tale pressione non deriva solo dal contesto familiare o dalla società in senso più ampio, ma, col passaggio dall’infanzia all’adolescenza, un ruolo sempre maggiore è giocato dal gruppo dei pari e dalle norme di cui si fanno portatori.

Numerosi studi hanno evidenziato che gli adolescenti e le adolescenti con minore tipicità di genere percepiscono una maggiore pressione a conformarsi e manifestano con maggior frequenza sentimenti di isolamento, sintomi ansiosi, depressivi e scarsa autostima. Inoltre, gli individui che non si adattano agli stereotipi di genere sperimentano maggiore difficoltà nel trovare un senso di appartenenza e connessione con i loro coetanei. Hanno anche maggiore probabilità di essere target di bullismo o discriminazione, esperienze che possono danneggiare ulteriormente il loro benessere emotivo e sociale. Inoltre minoranze di genere (es. persone transgender) e sessuali (es. persone bisessuali) sperimentano uno stress cronico che compromette significativamente lo stato di salute globale. Alcune ricerche, attraverso interviste a gruppi di adolescenti, hanno evidenziato come sia maschi che femmine avvertono la pressione ad adeguarsi alle norme di genere e che sono soprattutto i maschi a percepirne la rigidità. Inoltre, le interviste evidenziano le sfide e le difficoltà che i ragazzi e le ragazze affrontano nel negoziare le aspettative sociali e nel trovare un equilibrio tra il desiderio di essere autentici e la pressione a conformarsi ai ruoli di genere stereotipati e ripagati dalla società in termini di accettazione. Tuttavia, nonostante le difficoltà, dalle interviste emerge un maggior senso di felicità e soddisfazione quando si riesce a vivere in linea con la propria identità sessuale (un costrutto multidimensionale che indica una modalità del tutto soggettiva e personale del proprio essere sessuato che si costruisce nel tempo, attraverso un lungo e complesso ed imprevedibile intreccio di aspetti biologici, psicologici, socio culturali ed educativi) autentica, anche se questo significa andare contro le aspettative sociali prevalenti. Comprendere questi processi è essenziale per promuovere benessere e un ambiente più equo e inclusivo per le generazioni future fuori da rigide cristallizzazioni.

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