CULTURA

Agatha Christie a cinquant’anni dalla morte, maestra giallista fertile

Il 12 gennaio 1976 la britannica Agatha Mary Clarissa Miller Christie morì nella sua villa di Winterbrook House a Wallingford nell’Oxfordshire, sono trascorsi cinquanta anni, ne aveva compiuti ottantacinque qualche mese prima. Scrisse sessantasei romanzi, oltre centocinquanta racconti, testi teatrali, volumi di memorie, saggi, molte lettere e qualcos’altro, anche con pseudonimi, macchina da scrivere originale Remington. Ha venduto finora solo un miliardo di copie nell’originale inglese e circa altrettante nelle planetarie traduzioni, copia più copia meno; i fedeli e ammirati lettori sono miliardi da decenni (milioni gli italiani). È la scrittrice inglese più tradotta nella storia dell’editoria, se ci mettiamo anche i maschi seconda solo a Shakespeare. La casa editrice e agenzia di produzione Agatha Christie Limited, azienda a conduzione familiare da lei stessa fondata e oggi presieduta dal cinquantacinquenne pronipote James Prichard, detiene i diritti (oltre 80 romanzi e racconti, 19 opere teatrali e quasi 40 film per la televisione), beati loro, ed è costantemente impegnata nelle riedizioni in patria e ovunque, negli spettacoli drammaturgici, nelle serie televisive e nei film via via realizzati dalle sue opere, nelle esposizioni permanenti e nelle mostre periodiche a lei dedicate, in nuove produzioni variamente multimediali per tutte le età ispirate alla scrittrice o ai suoi mitici personaggi (compresi videogame o sequel letterari affidati a scrittrici contemporanee).

Poirot e Marple: i personaggi che hanno fatto la storia

È già capitato, seppur raramente ed episodicamente, di parlare di due delle celeberrime affabulatorie creazioni della “casalinga” Christie, l’eroino Monsieur Hercule Poirot e l’eroina Miss Jane Marple, oppure talora del suo essenziale ruolo nella storia del genere mystery, giallo, polar, noir, crime e via generalizzando, la cui “nascita” si fa risalire allo statunitense Edgar Allan Poe. Il primo romanzo di Agatha Christie, edito nel 1920 con immeditato discreto successo, risulta proprio l’esordio da protagonista del vanesio impettito investigatore di origini belghe (poi in altri 32 romanzi e 54 racconti): The Mysterious Affair at Styles, scritto 26enne nel 1916 quando era infermiera durante la Prima Guerra mondiale; Poirot a Styles Court tradotto da noi già nel 1933 (innumerevoli edizioni, soprattutto Mondadori fin dagli anni Trenta, “adattate” non solo nel titolo, all’inizio a causa delle “regole” del regime fascista).

In ogni paese del mondo dove è stata tradotta, vi sono stati periodi di feroce critica letteraria contro i romanzi di Agatha Christie, compresi Regno Unito, Stati Uniti e Italia, coinvolgendo letterati, accademici e altri autori. Gli argomenti sono cambiati nel corso del tempo: alcuni riguardano per principio proprio il “genere” di cui viene considerata una regina; altri riguardano le trame, legate a una dimensione ripetitiva di ambienti e dinamiche (tanti possibili colpevoli, una sola soluzione alla fine, trovata in qualche modo); altri ancora lo stile “popolare” convenzionale dell’organizzazione di parole e frasi, delle relazioni ed emozioni narrate nei testi, socialmente e storicamente determinate. Ovviamente alcuni odiano i gialli, sentimento legittimo, soprattutto vista l’iperproduzione e le vendite; altri sono stufi (da tempo) di quell’epoca della monarchia inglese e dei viaggiatori britannici; altri ancora cercano ricerche sociali e incertezze noir e lì se ne trovano obiettivamente poche. Tuttavia, il successo della complessiva opera letteraria di Agatha Christie è meritato, vi sono più livelli di pensiero e lettura dietro molte opere, i complicati fiabeschi intrecci risultano quasi sempre sinteticamente perfetti, alcuni suoi romanzi sono capolavori, vi è molto da imparare se volete scrivere fiction.

Agatha Christie era nata il 15 settembre 1890 a Torquay nel Devon, sud dell’Inghilterra, quasi sulla costa della Manica, la più giovane dei tre figli di una ricca famiglia dell'alta borghesia, padre agente di cambio statunitense, madre britannica (e bisnonno materno tedesco). Già in vita e ancor più dopo la morte, il suo contesto residenziale rientra nelle mete di pellegrinaggio laico per gli appassionati del genere giallo (pur se vari di noi lettori abbiamo sempre provato anche disagio e dubbio nelle letture, in Francia e in Italia cominciavamo a essere entusiasti del noir degli anni Sessanta e Settanta e Ottanta, altro genere o meno che fosse). I suoi “luoghi” sono sempre più di culto. I genitori non la mandarono a scuola, l’educazione fu “domestica”, amando lei in particolare matematica e musica (pianoforte e mandolino), lettrice vorace. Il padre Frederick Alvah Miller era spesso malato e soffrì di una serie di infarti, morì 55enne nel novembre 1901, la famiglia si trovò in una situazione economica incerta. Agatha aveva 11 anni e fu, comunque, mandata nel 1902 presso una scuola per ragazze a Torquay e nel 1905 a Parigi per perfezionarsi in scuole private destinate a mademoiselle.

Agatha Miller tornò stabilmente a casa nel 1910, ormai ventenne, trovò malata la madre Clara; andarono insieme per tre mesi in vacanza turistica e sociale a Il Cairo, archeologia ed egittologia non la interessavano molto, lei alla “ricerca” di un marito. Già aveva una dimensione narrativa (con curiosità intense per lo spiritismo e il paranormale), che crebbe al rientro in patria: poesie, musiche, esibizioni e collaborazioni in spettacoli teatrali dilettanti. Nubile e senza problemi finanziari, la scrittura divenne via via un’attività costante: esordi con pseudonimi, relazioni con riviste ed editori, difficoltà di pubblicazione, riflessioni già articolate su quel mondo. Continuava a cercare se finalmente e con chi sposarsi. Le biografie ricostruirono relazioni di breve durata con quattro uomini separati e il fidanzamento con un altro, finché a un ballo non le capitò di incontrare Archibal Archie Christie (1889 - 1962), ufficiale dell’aviazione inglese nato in India, s’innamorarono e in breve si unirono in matrimonio, il 24 dicembre 1914 a Bristol. Lui da qualche mese era già stato inviato in territorio francese, chiese una licenza, ormai sul continente aveva avviato il suo drammatico corso la Prima guerra mondiale.

Agatha Christie assisteva i solfati feriti come infermiera non retribuita in un ospedale di Torquay, poi fu qualificata come “assistente speziale” e dispensatrice dal 1917 (curiosa di veleni). Verso la fine del conflitto, nel settembre 1918 lei finì il servizio e il marito ritornò, come colonnello; si stabilirono in un appartamento a St. John’s Wood, un quartiere a nord-ovest di Londra; Agatha aveva scritto in solitaria il suo primo mystery con il baffuto Poirot e lentamente, dopo aver subito rifiuti editoriali (costretta o indotta a cambiare il finale per il primo contratto), riuscì a pubblicarlo. Nell’agosto 1919 aveva già partorito la sua unica figlia, Rosalind Margaret. Il marito lasciò l'Air Force e incominciò a lavorare nel settore finanziario della città con uno stipendio relativamente basso, sebbene avessero ancora una cameriera. A lui fu chiesto di lavorare alla promozione dell'Esposizione dell'Impero Britannico, lasciarono la bimba con nonna e zia e presero a girare il mondo: Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, Hawaii (divennero entrambi discreti praticanti di surf). Lei scriveva e i romanzi iniziarono ad avere crescente successo.

Agatha e Archie si separarono dopo qualche anno. A fine 1926 fu lui a chiedere il divorzio, confessando un innamoramento serio; una sera litigarono e Archie riparò dall’amante, era dicembre e lei scomparve per dieci giorni; furono avanzate teorie e ipotesi, se ne occuparono articoli e investigatori sul momento, saggi e film nei decenni successivi; certo Agatha viveva un periodo di  depressione, aveva perso anche la madre da poco, e forse voleva pure “architettare” qualcosa; la cercarono inutilmente migliaia di persone, poliziotti volontari giornalisti, amici amiche conoscenti (più o meno famosi, come sir Arthur Conan Doyle e Dorothy L. Sayers); fu rintracciata infine in un albergo dello Yorkshire, registrata con il nome e cognome della signora ormai legata al marito. Divorziarono nel 1928: lui si risposò davvero, lei mantenne la custodia della figlia Rosalind e il cognome di Christie per le proprie opere letterarie (visto che durante il matrimonio aveva pubblicato sei romanzi, racconti su riviste e una raccolta, tanti la conoscevano così). Dopo il divorzio ricominciò a viaggiare, prima Istanbul poi Baghdad con l’Orient Express.

Nel 1930, durante la visita a un sito di scavo in Iraq, Christie incontrò il giovane archeologo Max Mallowan, più giovane di tredici anni e si sposarono quasi subito, a settembre dello stesso anno. Rimasero insieme (abbastanza tranquillamente, pare) fino alla morte di lei, quarantasei anni dopo, cinquanta anni fa, entrambi onorati dalla patria, lui nel 1968 “cavaliere” per il lavoro archeologico, lei nel 1971 “dama commendatore” per i successi letterari. Lei lo seguiva nei viaggi e, come aveva sempre fatto, ambientazioni e trame dei romanzi che continuava a elaborare risentivano di episodi e soprattutto degli ecosistemi che aveva incontrato. Agatha poteva ancor più permettersi acquisti e residenze. Vissero spesso a Chelsea. Nel 1934 i coniugi acquistarono la villa dove lei scrisse molte ulteriori notissime opere e poi morì, decenni dopo. Durante la Seconda guerra mondiale lavorò nella farmacia dell’ospedale universitario di Londra, divenendo pure professionalmente esperta di veleni. Suo marito Max si risposò un anno dopo essere rimasto vedovo e morì presto, nel 1978, a 74 anni; la figlia Rosalind Hicks morì nel 2004, a 85 anni (come la madre).

I romanzi di Christie sono mystery “a enigma”, il percorso della fiction letteraria non svolazza; il patto col lettore riguarda il meccanismo che porta alla soluzione dell’enigma, ben predisposto da chi scrive affinché il centro della narrazione sia l’intero percorso per arrivarvi; sembra tutto o molto aperto nello scorrere del testo finché non risulta che vi è un’unica eventualità “vera”, per quanto sorprendente. Più facile a dirsi che a farsi: proprio Christie è riuscita a creare storie originali e precise, con quasi ogni intreccio possibile per quel tempo (quando il deduttivo protagonista che investiga non ha ancora a disposizione “onnipotenti” strumenti tecnologici e scientifici). Leggendone molti può scattare una dinamica di acuta dipendenza per il genere, come pure sovradosaggio e ripetitività annoiante, dipende. 

Potrebbe essere utile ripercorrere in parallelo la biografia di Christie accanto a quella Raymond Chandler, che era pure nato in Inghilterra nel 1888 e si era trasferito giovane negli Stati Uniti, giungendo per necessità alla letteratura molto più tardi (il primo romanzo è del 1939). Chandler dichiarò più volte di non amare quel genere enigmatico e praticò il mystery (o crime) con tutt’altro stile: spiegò teoricamente che era stato Hammett a orientarlo, tirando fuori il delitto dal vaso di cristallo (dove lo aveva messo anche Christie, fra gli altri) e  https://ilbolive.unipd.it/it/news/cultura/samuel-dashiell-hammett-18941961-straordinaria. Corretto. Ognuno valuti quel che lo intrattiene intelligentemente di più, gli epigoni di entrambi sono stati innumerevoli, altrettante le “traduzioni” cinematografiche e televisive degli originali.

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