SPAZIO SALUTE

L'ora sle(g)ale

In un mondo frenetico come il nostro è sempre più difficile fermarsi ad ascoltare i ritmi del proprio corpo. Eppure, tutti siamo dotati di un orologio biologico interno, l'orologio circadiano, che detta il tempo al nostro organismo modificando ogni giorno, in modo ritmico, la nostra fisiologia e i nostri comportamenti. Assecondare questi ritmi endogeni permetterebbe di condurre una vita regolare e rispettosa delle necessità del nostro organismo. Tuttavia, purtroppo, dobbiamo fare i conti con l'organizzazione che si è data la nostra società, la società delle 24 ore. Ne abbiamo parlato con il professor Rodolfo Costa, genetista e docente di neurobiologia dell'università di Padova.

"L'orologio circadiano è un meccanismo endogeno" spiega Costa "che consente agli organismi di adattarsi alle variazioni ambientali cicliche originate dalla rotazione terrestre attorno al proprio asse e al Sole. È un oscillatore biologico interno, costituito da geni e proteine che danno luogo ad una serie ciclica di modificazioni molecolari che si completano e si perpetuano, anche in assenza di informazioni provenienti dall'ambiente esterno (ad esempio in condizioni di buio continuo), ogni 24 ore circa, ed è questa la ragione per cui l'orologio viene definito circadiano, dal latino circa diem. In condizioni naturali l'orologio viene invece continuamente sincronizzato con il tempo della rotazione terrestre (24 ore) prevalentemente ad opera della luce naturale, dall'alternarsi incessante di albe e tramonti.  La struttura e l'organizzazione dell'oscillatore circadiano sono molto complesse. Infatti, a complicare le cose, nel nostro corpo non è presente un unico orologio circadiano, bensì molti, gli orologi periferici, regolati da quello centrale (master clock) situato nell'ipotalamo. Questi orologi periferici, presenti in pressoché tutti gli organi e tessuti, hanno la funzione di accendere e spegnere i geni che regolano in modo specifico la fisiologia e il metabolismo dell'organo o tessuto stesso. Il master clock è essenziale perché, salvo condizioni molto particolari, mantiene la sincronia fra gli orologi periferici.

Questo complesso equilibrio è però sempre più spesso insidiato dalle convenzioni sociali, che ci impongono ritmi di vita non in linea con quelli dettati dal sistema degli orologi endogeni. Si originano quindi di frequente sfasamenti tra l'ora soggettiva, stabilita dal nostro orologio interno, e quella civile, imposta dalle convenzioni sociali. Questa desincronizzazione, definita jet-lag sociale, dà luogo a deprivazione di sonno e, se protratta nel tempo, aumenta il rischio di sviluppare tutta una serie di malattie anche gravi, come quelle cardiocircolatorie, la sindrome metabolica e alcuni tipi di tumore.

Anche il luogo dove uno vive all'interno di uno stesso fuso orario può avere conseguenze sui nostri ritmi circadiani e sul nostro benessere. Ad esempio, Francia e Spagna apparterrebbero dal punto di vista geografico allo stesso fuso orario dell'Inghilterra, ma per ragioni politiche queste nazioni hanno deciso di adottare quello dell'Europa centrale, lo stesso dell'Italia. Questa scelta porta con sé alcuni effetti dovuti al fatto che, ad esempio, albe e tramonti a Roma arrivano circa un'ora e mezza prima che a Santiago de Compostela perciò, poiché gli orari di scuole, uffici, fabbriche, sono gli stessi, le persone che vivono a Santiago sono più esposte al rischio di accumulare deficit di sonno, soprattutto durante i giorni lavorativi, e quindi di vivere in condizioni di jet lag sociale.

Diversamente dal classico jet-lag da viaggio, che si supera grazie alla ri-sincronizzazione tra orologio endogeno e cicli luce-buio del luogo di arrivo, il jet-lag sociale non si supera se non assecondando il proprio orologio endogeno anziché quello sociale.

Da ultimo entra in gioco la varietà individuale, ci sono i gufi e le allodole, ovvero individui più attivi durante le ore serali e altri durante quelle mattutine, differenze che dipendono in larga misura dalla variabilità genetica (varianti alleliche diverse per uno stesso gene) all'interno delle popolazioni. Anche queste differenze di comportamento possono riflettersi in disagi dovuti ai vincoli imposti dagli orari che scandiscono le nostre attività sociali. Sappiamo oggi che, specialmente per gli adolescenti, che tendono a presentare abitudini serotine, un inizio posticipato delle lezioni si associa a miglioramenti in termini di partecipazione e risultati accademici, soprattutto per quanto riguarda le materie di tipo scientifico.

Un ulteriore elemento che contribuisce al jet-lag sociale, e che ci riguarda tutti da vicino è l'introduzione dell'ora legale, che ci impone di vivere per 7 mesi all'anno come se ci trovassimo nel fuso orario immediatamente ad Est del nostro, senza per contro spostarci fisicamente. Così facendo, si genera un ulteriore sfasamento in aggiunta a quello generato dall'adozione dell'ora civile unica all'interno di ciascun fuso orario. La desincronizzazione tra il nostro orologio circadiano, regolato dall'alternanza di albe e tramonti del luogo in cui viviamo, e quello sociale si accentua ulteriormente. "La conseguenza più evidente sulla salute è la deprivazione di sonno" spiega Costa "tendiamo ad andare a dormire all'ora dettata dal nostro orologio interno, ovvero circa un'ora più tardi rispetto alla nuova ora civile. Tuttavia, il mattino successivo, per rispettare gli orari sociali, siamo costretti ad alzarci un'ora prima di quanto il nostro orologio circadiano suggerirebbe".

La comunità europea sta prendendo importanti decisioni circa l'abolizione dell'ora legale o l'estensione di essa a 12 mesi l'anno, ed entro il 2021 tutti i paesi dell'Unione dovranno scegliere quale regime adottare. È evidente che sia necessaria una cooperazione tra le nazioni per evitare che si venga a creare una situazione a mosaico, cosa che porterebbe a pesanti ripercussioni sui mercati interni e i trasporti. La scelta è rilevante anche per altre ragioni: fingere di vivere in un fuso orario più ad est non permette al nostro corpo di sincronizzarsi con le albe e tramonti dei luoghi in cui viviamo. Adottare l'ora legale per tutto l'anno vorrebbe dire protrarre questa situazione, e, durante l'inverno, risulterebbero molti di più i mesi in cui la nostra giornata comincia con ore di buio. Questo significherebbe iniziare le attività lavorative e scolastiche senza che nulla dell'ambiente suggerisca all'organismo che la giornata è iniziata, cioè senza fattori sincronizzanti.

Infine, anche le motivazioni legate ad un possibile risparmio energetico, per le quali era stato introdotto il regime di ora legale in occasione delle due guerre mondiali e poi negli anni Sessanta, non ha più ragion d'essere. "Infatti, gli effetti del risparmio energetico" afferma Costa "sono ormai marginali nella società delle 24 ore. La scelta andrebbe dunque valutata attentamente: decidere se aggiungere o togliere un'ora di luce, per quanto futile possa apparire, può nascondere delle conseguenze rilevanti per la nostra salute".

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