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Medicina a Padova nei secoli: Luigi Calza, alle origini della scuola di ostetricia

Era il 1765 quando il bolognese Luigi Calza istituì a Padova il primo gabinetto ostetrico e diede il via all’insegnamento De morbis mulierum, puerorum et artificum (Le malattie delle donne, dei bambini e dei lavoratori) anche per futuri ostetrici e ostetriche, un corso che fino ad allora era riservato solamente ai medici. Fu così che Padova, già nota per i suoi primati in ambito medico, si distinse in Italia anche in questo settore di studi, dato che proprio a Calza si deve la nascita della Scuola ostetrica padovana.

Fu senza dubbio un momento storico di rilievo. Se oggi infatti possiamo dare per scontata la presenza di personale formato ad assistere le donne in gravidanza, fino al Settecento in tutta Europa il parto era considerato un momento di scarso interesse per i più e in particolar modo per chi governava. Non solo: era frequente l’esercizio abusivo della professione di levatrice e questo poteva arrecare danno alla salute della donna e del bambino, oltre che provocarne la morte durante il parto. Nel XVIII secolo le cose cambiarono: si avvertì la necessità di istruire adeguatamente il personale che affiancava le partorienti, anche attraverso scuole dedicate.

Per comprendere la storia dell’ostetricia italiana e il ruolo assunto da Padova, si deve fare qualche passo indietro. Di arte ostetrica si parlava già da secoli, ad esempio nel Corpus Hippocraticum, una collezione di circa settanta opere, scritta in greco antico e risalente al V-IV secolo a.C. I testi, alcuni dei quali attribuibili a Ippocrate di Cos, trattavano vari temi e tra questi risaltava la medicina. 
Le opere di Celso del I secolo d.C. e di Sorano d’Efeso risalenti al I-II secolo d.C. raccontavano l’arte ostetrica al tempo dei Romani. Allora, le nozioni erano per lo più pratiche, basate sull’esperienza e sulle esigenze dettate dalla natura del parto. Si sarebbe dovuto attendere il Cinquento, tuttavia, per assistere a un approccio di tipo moderno in ostetricia, basato su conoscenze morfologiche e fisiologiche. Fu il clima intellettuale, artistico, letterario e filosofico che caratterizzò il Rinascimento a favorire lo sviluppo di una nuova visione della medicina e dell’ostetricia in particolare: si andava affermando, in particolare, un nuovo modo di concepire la relazione tra uomo e natura e veniva ripreso definitivamente l’interesse per gli studi anatomici. 

In questo contesto fu anche l’arte a dare il proprio contributo. Leonardo da Vinci manifestò interesse per la gravidanza e per il momento della nascita, per la morfologia e la fisiologia degli organi della generazione. Fu il primo a indicare la posizione delle ossa pelviche nei suoi disegni e a rappresentare il feto umano nella sua posizione dentro all’utero. Studiò e descrisse accuratamente l’anatomia del bacino; approfondì anche la morfologia della vagina e raffigurò l’utero gravido. Vanno ricordate poi le opere dei grandi anatomisti che operarono a Padova, come Andrea Vesalio, che rivoluzionò l’approccio all’anatomia, Realdo Colombo, Gabriele Falloppia e Girolamo Fabrici d’Acquapendente.

È proprio grazie a questo clima culturale che si arrivò, nei secoli, all’istituzione di una vera e propria scuola ostetrica, nata in Italia con Luigi Calza. Il 1768, fu un momento fondamentale per l’ostetricia padovana e italiana: con una lettera firmata dai Riformatori dello Studio padovano Angelo Contarini, Alvise Valaresso e Franco Morosini, venne approvato l’insegnamento di Calza, che ormai da tre anni lavorava a Padova. Si stabilì che alle lezioni teoriche venissero affiancate delle esercitazioni pratiche, e un esame che i candidati all’istruzione nell’arte ostetrica dovevano sostenere di fronte ai professori di anatomia, chirurgia e medicina. In questo modo, come concludeva la lettera, da lì in avanti si sarebbe visto “maggiormente coltivata in questa università e propagata un’arte che tanto impegna la nostra attenzione, quanto si riconosce necessaria all’umana società”. Per Calza l’esigenza di un disciplinamento della professione ostetrica era urgente e improrogabile. Padova venne quindi presa in considerazione per prima per la costruzione di una vera e propria Scuola ostetrica e così, nel 1774, venne fondata la Scuola per levatrici. 
Dopo Calza si susseguirono molti altri direttori della scuola ostetrica, tra cui il piemontese Michele Vincenzo Giacinto Malacarne (1744-1816) che, appassionato di letteratura e poesia, grande studioso e ricercatore, fu autore di circa 90 pubblicazioni di argomento vario tra cui chirurgia, anatomia, ostetricia e storia della medicina. Seguirono Cesare Ruggieri (1768-1828) e Rodolfo Lamprecht (1781-1860): sotto il magistero di quest’ultimo ebbe inizio l’attività della clinica ostetrico-ginecologica vera e propria, l’insegnamento dell’ostetricia divenne autonomo e fu istituita la biblioteca interna. 

A Calza si deve anche l’istituzione del Museo ostetrico nel 1769, un repertorio ricco di macchine e modelli per la didattica. La collezione, che possiamo visitare ancora oggi, anche se non integralmente, nel Dipartimento di Salute della donna e del bambino, era costituita da cere policrome e da crete dipinte. La realizzazione delle prime fu commissionata al bolognese Giovan Battista Manfredini (1742-1789) che rappresentò, ad esempio, l’anatomia dell’apparato riproduttore femminile e della mammella a grandezza naturale; la muscolatura perineale e la circolazione fetale; le malformazioni dei genitali e i vizi di posizione dell'utero; alcune tappe della gravidanza e del parto; diversi aspetti di gravidanze patologiche; esempi di interventi manuali durante il parto.
Le crete furono invece modellate probabilmente da Pietro (o Giovan Battista) Sandri, scultore dello stesso periodo di Manfredini. Mostravano agli studenti come si presentava il feto sia in condizioni fisiologiche che patologiche, e in origine erano costituite da componenti mobili, per permettere agli allievi medici e alle levatrici di esercitarsi. Oltre alle cere e alle crete, la collezione raccoglieva anche alcuni strumenti utilizzati durante il parto a cominciare dal Settecento, introdotti da Luigi Calza e dai suoi successori a testimonianza di un forte spirito innovatore in ambito scientifico e didattico.

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