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Medicina a Padova nei secoli: Antonio Vallisneri

Trascorse trent’anni della sua vita a Padova, lasciando una massa di scritti editi e inediti rilevantissima, nella quale erano delineate prospettive scientifiche che rappresentavano un punto di passaggio significativo – anche se spesso non adeguatamente riconosciuto, almeno sino ad anni assai recenti – verso la stagione illuministica. Lui, medico e naturalista, è Antonio Vallisneri, nato a Trassilico in Garfagnana il 3 maggio 1661, da Lorenzo, allora capitano di ragione di quella vicaria per il duca di Modena e Reggio Alfonso IV d’Este, e da Maria Lucrezia Davini.

La sua formazione seguì la via tradizionale, riservata ai figli delle migliori famiglie del tempo, e si articolò nei corsi di grammatica, umanità, retorica e filosofia, secondo il classico modello delle scuole gesuitiche. Nel 1682 passò all’Università di Bologna, dove fu allievo di Malpighi e venne a contatto con le tesi atomistiche e con quelle cartesiane e baconiane, ma soprattutto con lo sperimentalismo galileiano, esigenza assai viva fra i più noti studiosi di quell’ambiente.

Laureatosi nel 1685 nello Studio di Reggio, passò a far pratica a Venezia, Padova e Parma, dove rimase sino al 1687. A Venezia seguì le lezioni di Jacopo Grandi e Lodovico Testi e, a Parma, quelle di Giuseppe Pompeo Sacco. Dopo questo periodo si ristabilì in patria, esercitando la professione in diverse condotte.

Vallisneri era un medico attento alla propria reputazione e immagine professionale ed era scrupoloso nella comunicazione con il paziente: questi doveva avere la certezza che si stesse facendo per lui tutto il possibile. Secondo Vallisneri, il medico doveva essere chiaro e franco con il malato, in modi diversi però a seconda delle circostanze. Un uomo adulto e nel pieno delle sue facoltà mentali doveva essere informato della sua condizione clinica, anche in imminente pericolo di morte. Ciò perché sarebbe stato in grado di reggere la notizia e di provvedere a sistemare i suoi interessi pendenti. Nel caso si fosse trattato di una donna o di un anziano, invece, suggeriva di parlare con i parenti, perché diversamente si sarebbe potuto creare più danno che vantaggio, impaurendo i pazienti. Nella prescrizione dei rimedi Vallisneri era cauto, nella convinzione che quelli efficaci fossero davvero pochi e dall’esito spesso incerto. Fra i pochissimi che riteneva utili c’erano il mercurio per la cura della sifilide e il chinino per le febbri periodiche.

Distingueva inoltre fra le terapie di personaggi altolocati, per la definizione delle quali collaborava frequentemente con altri colleghi, e quelle di personaggi comuni e del popolo. Nel primo caso era attento, quantunque ipotizzasse l’inutilità della maggior parte dei rimedi, ad attenersi alle prescrizioni generalmente accreditate, evitando però le cure invasive e potenzialmente dannose, cercando comunque di favorire il naturale ristabilimento della salute, che riteneva, nella maggior parte dei casi, la migliore terapia. Nei confronti invece dei pazienti più semplici si muoveva con maggiore libertà, senza la preoccupazione di dover prescrivere i rimedi usualmente utilizzati, e applicava integralmente le sue convinzioni, evitando al massimo il ricorso a farmaci e a interventi invasivi, affidandosi a cure naturali fondamentalmente rivolte a favorire il processo autonomo di guarigione dei pazienti.

Lo storico della scienza Dario Generali illustra i contributi di Antonio Vallisneri in ambito medico. Intervista di Monica Panetto

Accanto alla pratica medica, iniziò una stagione di intensissime osservazioni naturalistiche, persuaso che tali studi fossero una premessa fondamentale e un ausilio straordinario alla conoscenza del corpo umano. I suoi principali interessi andarono in quegli anni agli studi entomologici, giungendo a pubblicare, rispettivamente nel 1696 e nel 1700, sul primo e sul terzo volume de La Galleria di Minerva, i Dialoghi sopra la curiosa origine di molti insetti. In quest’opera, organizzata nella forma di un dialogo fra Malpighi e Plinio, Vallisneri riprese la polemica della scuola medica galileiana contro le tesi biologiche aristoteliche: si schierò con Redi contro la teoria della generazione spontanea degli animali inferiori dalla materia in decomposizione e corresse inoltre l’errore nel quale era caduto lo stesso Redi, che aveva attribuito l’origine dei parassiti di piante e animali alla virtù zoogenetica delle loro anime vegetative e sensitive, di cui, secondo la prospettiva aristotelica, erano rispettivamente dotati le piante e gli animali.

La pubblicazione dei Dialoghi portò a Vallisneri la prima notorietà scientifica e, con essa, la chiamata a una cattedra di medicina pratica all’Università di Padova nel 1700, dove contribuì all’affermazione della filosofia sperimentale in quell’ambiente. Lì Vallisneri trascorse i restanti trent’anni della sua vita, percorrendo tutti i gradi accademici sino alla prima cattedra di medicina teorica nel 1710, alla morte di Domenico Guglielmini, e raggiungendo la celebrità scientifica internazionale.

A partire da quell’anno Vallisneri diede avvio al periodo di più intensa attività editoriale e di maggior successo scientifico della sua vita. Proprio nel 1710 pubblicò le Considerazioni, ed esperienze intorno al creduto cervello di bue impietrito, le Considerazioni, ed esperienze intorno alla generazione de’ vermi ordinari del corpo umano e la Prima raccolta d’osservationi, e d’esperienze e iniziarono a uscire i fascicoli del Giornale de’ letterati d’Italia, che aveva concepito e fondato, insieme a Scipione Maffei e Apostolo Zeno, nei due anni precedenti.

Grazie alla sua copiosa attività editoriale al Giornale, di cui condusse direttamente la politica per le discipline mediche e naturalistiche, e alla rete del suo imponente carteggio, Vallisneri diede corpo a una vera e propria egemonia culturale in quei settori disciplinari, che durò inalterata sino alla sua morte e che lo rese uno degli scienziati e degli studiosi più noti e influenti del suo tempo.

Nel 1713 pubblicò le Esperienze, ed osservazioni intorno all’origine, sviluppi, e costumi di vari insetti, nelle quali erano raccolti studi di carattere fondamentalmente entomologico, e le Nuove osservazioni, ed esperienze intorno all’ovaia scoperta ne’ vermi tondi dell’uomo, e de’ vitelli, dove si illustravano gli apparati riproduttori dei vermi intestinali, e, nel 1714, sostenne la tesi, insieme all’allievo Carlo Francesco Cogrossi, dell’eziologia microbica delle malattie epidemiche.

L’anno successivo uscirono le Opere diverse, che raccoglievano l’Istoria del camaleonte affricano, la Lezione accademica intorno all’origine delle fontane e la Raccolta di vari trattati.

Uno dei suoi testi più importanti fu l’Istoria della generazione dell’uomo, e degli animali, edita nel 1721. La pubblicazione avvenne dopo diverse difficoltà per ottenere il permesso di stampa dal rappresentante dell’inquisitore ecclesiastico, nonostante la prudenza adottata e l’autocensura applicata alle tesi ritenute più facilmente in grado di suscitare l’opposizione dell’ortodossia religiosa. Vallisneri prendeva posizione a favore della “teoria embriogenetica del preformismo ovistico nella variante degli inviluppi”. Tale teoria sosteneva che Dio avesse creato tutti gli embrioni futuri di ogni essere sino alla fine dei tempi e li avesse inscatolati l’uno nell’altro, come in una sorta di matriosca, nelle ovaie di ogni femmina o nei semi di ogni pianta. La fecondazione maschile non faceva che produrre lo sviluppo di questi embrioni, che erano però già preformati sin dal momento della creazione iniziale. Nello stesso lavoro illustrava anche il modello della grande catena degli esseri, primo passo verso il trasformismo lamarckiano prima e l’evoluzionismo poi. Secondo il naturalista tutto ciò che era presente nel mondo a partire dalla sabbia, dalla terra sino all’uomo era mediato da una progressione, anch’essa creata da Dio all’inizio dei tempi e immutabile: ogni essere rappresentava un livello leggermente più evoluto del precedente senza discontinuità.

Sempre nel 1721 pubblicò anche il volume intitolato De’ corpi marini, che su’ monti si trovano, in cui attribuiva i fossili marini presenti sui monti a parziali allagamenti e a riemersioni di terre sommerse dal mare.

Dopo questo decennio di straordinaria attività editoriale e scientifica, Vallisneri s’impegnò fondamentalmente a diffondere e sostenere le proprie tesi, precedentemente illustrate nelle sue opere, a mantenere in essere, attraverso il carteggio e le pubblicazioni periodiche erudite, la sua rete di corrispondenti e l’egemonia culturale che era riuscito a realizzare in area italiana, ma non solo, e a far fronte ai numerosi impegni che gli derivavano dalla sua sempre crescente notorietà nazionale e internazionale.

In questi anni andò sviluppando anche interessi lessicografici, prima, nel 1722, intervenendo a difesa dell’utilizzo della lingua italiana anche in ambito scientifico e, nel 1726, iniziando la stesura del Saggio alfabetico d’istoria medica e naturale, che però venne pubblicato solo postumo nel 1733. Il testo affrontava per la prima volta il problema della lemmatizzazione di una lessicografia scientifica di settore, in questo caso medico-naturalistica, per la quale Vallisneri riteneva il Vocabolario della Crusca largamente carente e inadeguato. Dopo una breve e improvvisa malattia polmonare, Vallisneri morì a Padova il 18 gennaio 1730.

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