SOCIETÀ

Bruxelles allontana Pechino dai fondi europei per la ricerca

In un periodo in cui la sicurezza è diventata la parola d’ordine in quasi ogni settore, dall’energia alla fornitura di materie prime, anche la ricerca europea si trova a fare i conti con le nuove priorità del momento storico: da quest’anno la Cina sarà esclusa da buona parte dei fondi europei Horizon Europe (93,5 miliardi di euro dal 2021 al 2027) dedicati alla ricerca.

Un documento della Commissione Europea dello scorso dicembre menziona "preoccupazioni sostanziali” in relazione al “trasferimento indesiderato di proprietà intellettuale verso la Cina, che è incoraggiato piuttosto che ostacolato da iniziative legislative e politiche come la strategia Made in China 2025” e altri documenti di pianificazione che includono la strategia cinese di fusione civile-militare, il nuovo quadro delle forze produttive di qualità della Cina, la legge cinese sulla sicurezza dei dati, la legge sulla sicurezza nazionale, la legge cinese sulla cybersicurezza, e una serie di altre misure volte a rafforzare la base tecnologica della Cina sia in ambito civile sia militare. Anche il recente rapporto del Parlamento Europeo, l’Academic Freedom Monitor 2025, menziona le interferenze cinesi tra le minacce alla libertà di ricerca.


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“Alla luce della persistente mancanza di progressi nelle discussioni (…) la cooperazione che coinvolge enti costituiti in Cina deve essere calibrata di conseguenza” si legge nel documento.

Il divieto di far domanda di finanziamenti europei riguarda soprattutto la ricerca applicata a progetti vicini alla commercializzazione, che ricadono sotto l’ombrello della Horizon Europe Innovation Action. Si tratta per lo più di settori legati all'innovazione come l’intelligenza artificiale, le tecnologie quantistiche, i semiconduttori, le biotecnologie e i progetti in ambito sanitario. Proprio le tecnologie sviluppate in questi campi erano state oggetto di un’analisi della Commissione che le classificava come “critiche”.

I ricercatori cinesi invece potranno continuare a partecipare a progetti di ricerca europei che riguardano il cambiamento climatico, la biodiversità e l'agricoltura

Tutelare il trasferimento tecnologico

Le idee che nascono nei laboratori del Vecchio Continente sono spesso di valore, come testimonia la capacità degli scienziati e dei centri di ricerca europei di sfornare pubblicazioni scientifiche di alto livello, nonostante l’apporto di finanziamenti spesso sia inferiore di quelli a disposizione in altri blocchi rivali, come appunto Stati Uniti e Cina.

Il nostro punto debole è invece quello del cosiddetto trasferimento tecnologico, ossia riuscire a trasformare quelle idee scientificamente all’avanguardia in prodotti in grado di affermarsi sul mercato, per generare valore e ricchezza che, almeno in linea di principio, andrebbero distribuiti a tutta la società.

Le ragioni sono diverse, ma sintetizzando (e semplificando) si potrebbe dire che le università nostrane sono brave a formare talenti per la ricerca, ma non investono altrettanto per coltivare in quelle menti brillanti la mentalità imprenditoriale che serve a fare il passo successivo, ossia uscire dal laboratorio e misurarsi con le difficoltà di gestione di un’impresa: registrazione di un brevetto, raccolta di fondi, promozione, piazzamento di mercato, produzione in scala e così via.

Bruxelles vuole evitare che le idee scientificamente brillanti nate in Europa vengano brevettate da rivali geopolitici che invece sono più performanti nel trasferimento tecnologico e che investono con convinzione nella produzione di innovazione in settori oggi considerati strategici.

La Commissione Europea è consapevole di dover accelerare per colmare il cosiddetto innovation gap che la separa da Stati Uniti e Cina. Di recente, ha promosso una serie di iniziative legislative per facilitare la crescita delle start-up, come la Start-up and scale-up strategy, che ha l’obiettivo di non farle scappare dove non devono fare i conti con 27 legislazioni e culture amministrative diverse. Nel corso del 2026 è atteso anche lo European Innovation Act.


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“L’Unione deve garantire che i finanziamenti alla ricerca e all’innovazione non contribuiscano – direttamente o indirettamente – al trasferimento indesiderato di tecnologie sensibili o alla creazione di dipendenze strategiche” si legge nel documento della Commissione.

Non tutti però sono convinti che la decisione di precludere l’accesso dei ricercatori cinesi ai fondi europei sia la strategia corretta. Joy Zhang, sociologa presso l’Università del Kent nel Regno Unito, ha dichiarato a Nature che le preoccupazioni di Horizon Europe riguardo al furto di proprietà intellettuale e di informazioni sono fondate, ma che la risposta non lo è. “Invia il segnale sbagliato”, ha detto, poiché non affronta il fatto che il furto di proprietà intellettuale è più probabile che avvenga tra aziende commerciali, piuttosto che tra ricercatori impegnati in scoperte d’avanguardia. “Credo che si tratti forse di una buona intenzione, ma di un bersaglio sbagliato” ha aggiunto.

Oltre che sul fronte della ricerca applicata e dell’impiego di tecnologie innovative nella società, la Cina ha dimostrato di aver fatto enormi passi avanti anche sul fronte della ricerca di base, specialmente in ambiti quali l’AI o le tecnologie quantistiche. Non è detto che ostacolare il confronto tra ricercatori europei e cinesi sia nell’interesse dell’Europa e della sua capacità di creare più innovazione.

Il nuovo budget Horizon

In ogni caso i ricercatori cinesi potranno continuare a collaborare con quelli europei, anche nei settori oggetto del divieto, a condizione che si procurino autonomamente i finanziamenti necessari.

Le negoziazioni tra Europa e Cina in materia di scienza e tecnologia sono in corso almeno dal 2019, anno a cui risale la Strategic Outlook Communication, un’iniziativa “volta a promuovere la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e il rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, perseguendo al contempo benefici reciproci”.

Per il prossimo bilancio pluriennale europeo, dal 2028 al 2034, la Commissione ha proposto di sostanzialmente raddoppiare il budget alla ricerca Horizon Europe, portandolo a 175 miliardi di euro, proprio per sostenere la produzione di innovazione che dovrebbe essere alla base dell’economia del XXI secolo. 

Come riporta Science | Business, la Cina sta tentando di convincere Bruxelles di tornare sui suoi passi, soprattutto alla luce del fatto che i rapporti tra Europa e Stati Uniti, inclusi quelli che riguardano la ricerca scientifica, non sono al loro apice, specialmente dopo le minacce di Trump di mettere le mani sulla Groenlandia. “Nonostante le minacce riguardanti la Groenlandia, non c’è alcun segnale che Bruxelles allenterà le sue regole sulla cooperazione con la Cina in Horizon Europe” riporta la testata.

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