SOCIETÀ

Terzo rapporto IPCC, Guterres durissimo: “Basta combustibili fossili, servono rinnovabili”

La media delle emissioni annuali del decennio che va dal 2010 al 2019 è stata la più alta mai registrata. Nel 2019 abbiamo emesso circa 59 miliardi di tonnellate di CO2equivalente (Gt CO2 eq), mentre la media del decennio è stata circa 56 Gt CO2 eq, ben 9 Gt CO2 eq in più della media del decennio che va dal 2000 al 2009. Si tratta del più alto aumento mai registrato da un decennio all’altro nei valori medi delle emissioni annuali. Senza immediate e drastiche riduzioni delle emissioni in tutti i settori, l’impegno di mantenere entro 1,5°C il riscaldamento globale non verrà rispettato.

Il terzo capitolo della trilogia, pubblicato lunedì 4 aprile, è dedicato interamente alle misure di mitigazione necessarie a contrastare il cambiamento climatico. Si tratta del rapporto del terzo gruppo di lavoro (Working Group III) del sesto rapporto di valutazione (Assessment Report 6) dell’IPCC, l’Intergovernmental Panel con Climate Change. Il primo gruppo di lavoro aveva pubblicato ad agosto 2021 il rapporto che riuniva la conoscenze scientifiche più avanzate sullo stato di salute del nostro clima. Il secondo gruppo di lavoro aveva pubblicato a fine febbraio il rapporto dedicato agli impatti del cambiamento climatico su ecosistemi e società umane e alle loro capacità di adattamento.

I quasi 300 scienziati che hanno partecipato al terzo gruppo di lavoro ritengono che per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C è necessario che il picco delle emissioni globali venga raggiunto prima del 2025. Poi avremmo 5 anni a disposizione per ridurre le emissioni del 43% entro il 2030. La finestra per l'azione è molto stretta: "ora o mai più" ha esplicitamente detto Jim Skea, coordinatore del terzo gruppo di lavoro.

Per stare al di sotto dei 2°C bisognerebbe ugualmente raggiungere il picco entro il 2025 e poi ridurre le emissioni del 25% entro il 2030. "Abbiamo tutte le tecnologie e le conoscenze per farlo" ha dichiarato la direttrice esecutiva del programma ambientale dell'Onu, Inger Andersen. Ciò che manca è la volontà politica di compiere un deciso passo in questa direzione.

Nel presentare l’ultimo rapporto IPCC, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha parlato senza mezzi termini di “una litania di promesse climatiche non mantenute”.

Le parole di Guterres sono suonate durissime e per nulla diverse da quelle pronunciate dai giovani militanti dei movimenti per il clima: “impegni vuoti che ci consegneranno un mondo invivibile” ha detto Guterres riferendosi agli impegni sottoscritti finora. “Stiamo viaggiando ad alta velocità verso un disastro climatico: molte città sott’acqua, ondate di calore e tempeste senza precedenti, scarsità di acqua, estinzione di un milione di specie di piante e animali. Non è una fiction o un’esagerazione, è quello la scienza ci dice risulterà dalle attuali politiche energetiche. Arriveremo a raddoppiare il grado e mezzo di riscaldamento globale. Certi governi e uomini d’affari dicono una cosa e ne fanno un’altra. Detto in maniera semplice: stanno mentendo. E i risultati saranno catastrofici: questa è un’emergenza climatica.

Leader e uomini d’affari non stanno solo mentendo, stanno soffocando il nostro pianeta con i loro interessi e investendo sui combustibili fossili Antonio Guterres, segretario generale dell'Onu

Gli scienziati ci dicono che siamo pericolosamente vicini a punti di non ritorno, che innescheranno eventi a cascata e irreversibili. Leader e uomini d’affari non stanno solo mentendo, stanno anche alimentando la fiamma. Stanno soffocando il nostro pianeta con i loro interessi e investendo sui combustibili fossili, quando le rinnovabili sono soluzioni più convenienti, generano posti di lavoro e sicurezza energetica.

Abbiamo lasciato la Cop26 di Glasgow con un ottimismo ingenuo, basato su nuovi impegni. Ma la scienza è chiara: per mantenere vivo l’obiettivo di 1,5°C dobbiamo tagliare del 45% le emissioni globali entro questo decennio. Ma gli impegni presi finora porteranno a un aumento del 14% delle emissioni. I maggiori emettitori non stanno nemmeno mettendo in pratica gli impegni presi per mantenere le loro già inadeguate promesse.

Investire in nuove infrastrutture per i combustibili fossili è moralmente e economicamente una follia Antonio Guterres, Segretario generale dell'Onu

Gli attivisti climatici sono a volte presentati come pericolosi radicali, ma i veri pericolosi radicali sono coloro che stanno aumentando le emissioni. Investire in nuove infrastrutture per i combustibili fossili è moralmente e economicamente una follia. Ma non deve andare per forza così.

Dobbiamo triplicare la velocità della transizione verso le energie rinnovabili. Questo significa spostare gli investimenti dai combustibili fossili alle rinnovabili, ora. In molti casi le rinnovabili sono la soluzione più economica. Governi, istituzioni finanziarie e grandi corporazioni devono sostenere le economie emergenti in questa transizione. Significa proteggere foreste ed ecosistemi, significa fare progressi nel ridurre le emissioni di metano.

Siamo in debito con i giovani e le comunità indigene per aver suonato l’allarme e aver chiesto di ritenere responsabili i leader e controllare il loro operato Antonio Guterres, Segretario generale dell'Onu

I leader devono fare i leader. E tutti noi dobbiamo fare la nostra parte: siamo in debito con i giovani e le comunità indigene per aver suonato l’allarme e aver chiesto di ritenere responsabili i leader e controllare il loro operato. Dobbiamo costruire sul lavoro fatto da loro per creare un movimento dal basso che non possa venire ignorato.

Ma mi rivolgo anche a chi vive in grandi città, in aree rurali o in piccole isole, a chi investe nel mercato azionario, a chi ha a cuore la giustizia e il futuro dei nostri bambini: chiedete che le energie rinnovabili vengano introdotte subito, velocemente e su larga scala; chiedete lo stop al carbone; chiedete che vengano fermati tutti i sussidi ai combustibili fossili.

Il rapporto di oggi viene pubblicato in un momento di turbolenza, in cui le disuguaglianze sono giunte a un livello senza precedenti. La ripresa dalla pandemia da Covid-19 sta avvenendo in un modo scandalosamente ineguale. L’inflazione sta salendo e la guerra in Ucraina sta provocando una terribile crisi alimentare ed energetica. Aumentare la produzione di combustibili fossili renderà le cose solamente peggiori.

Le scelte prese dai Paesi oggi manterranno o infrangeranno definitivamente la promessa di 1,5°C. La transizione alle rinnovabili sanerebbe il nostro paniere energetico e darebbe speranza a milioni di persone che soffrono degli impatti del cambiamento climatico. I piani climatici devono essere tradotti in azione ora. È l’ora di smettere di bruciare il nostro pianeta e investire in abbondanti energie rinnovabili”.

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