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Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato

La notizia non può sorprendere più di tanto. Già qualche settimana fa era nell’aria ma ora è arrivata la conferma dei dati: il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato.

Ad annunciarlo, in una conferenza stampa che si è tenuta lunedì 12 gennaio, è stato il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), che gestisce il Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S) e il Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus (CAMS) per conto della Commissione europea. I dati Copernicus mostrano che il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, solo lievemente (di 0,01 °C) più freddo del 2023 e di 0,13 °C più freddo del 2024, che è stato l'anno più caldo mai registrato.  

 

Gli ultimi 11 anni sono stati gli 11 anni più caldi mai registrati

C’è un dato che però, a leggerlo nuovamente nero su bianco, crea una certa apprensione: gli ultimi 11 anni sono stati gli 11 anni più caldi mai registrati. Le temperature globali degli ultimi tre anni (2023-2025) sono state in media superiori di oltre 1,5 °C rispetto al livello preindustriale (1850-1900). È la prima volta che un periodo di tre anni supera il limite di 1,5 °C. La temperatura dell'aria sulle aree terrestri globali è stata la seconda più calda, mentre l'Antartide ha registrato la temperatura annuale più calda mai rilevata e l’Artide la seconda più calda.


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Insomma il termometro del pianeta continua a salire e dopo il record assoluto del 2024, anche il 2025 entra a pieno titolo tra gli anni più caldi mai osservati, confermando che il riscaldamento globale non è una previsione futura ma una realtà già in atto. I nuovi dati del sistema ERA5 indicano quindi che nel 2025 la temperatura media globale dell’aria superficiale è stata 1,47 °C superiore ai livelli preindustriali, appena al di sotto dei 1,60 °C del 2024, l’anno più caldo mai registrato.

Se si guarda al trend di lungo periodo invece, la stima del riscaldamento globale si colloca oggi intorno a +1,4 °C. Non vorremmo essere catastrofisti ma la strada per tornare agli Accordi di Parigi sembra sempre più ardua.

Un triennio fuori scala

Il periodo 2023–2025 emerge come un’anomalia climatica di portata, per ora, eccezionale. Le cause principali sono due. Da un lato, l’accumulo continuo di gas serra in atmosfera, dovuto alle emissioni antropiche e alla riduzione della capacità di assorbimento dei pozzi naturali di carbonio. Dall’altro, il raggiungimento di temperature superficiali del mare eccezionalmente elevate in tutti gli oceani, legate a fenomeni di variabilità naturale come El Niño, ma amplificate dal cambiamento climatico.


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I Poli sono sempre più caldi

Il 2025 ha segnato un nuovo primato per l’Antartide, che ha registrato la temperatura media annuale più alta mai osservata, mentre l’Artide ha toccato il secondo valore più elevato. Record di caldo sono stati osservati anche in altre aree del pianeta, in particolare nel Pacifico nord-occidentale e sud-occidentale, nell’Atlantico nord-orientale, nell’Europa nord-occidentale e orientale e in vaste regioni dell’Asia centrale.

Secondo Florian Pappenberger, direttore generale dell’ECMWF, "questo rapporto conferma che l’Europa e il mondo stanno vivendo il decennio più caldo mai registrato". Pappenberger sottolinea come l’investimento europeo nel programma Copernicus sia fondamentale per fornire basi scientifiche solide alle decisioni politiche, ricordando che "ogni anno e ogni grado contano" e che preparazione e prevenzione restano possibili solo se guidate da dati affidabili.

Europa: terzo anno più caldo

Nel contesto globale, anche l’Europa continua a scaldarsi più rapidamente della media planetaria. Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato nel continente, con una temperatura media di 10,41 °C, pari a +1,17 °C rispetto al periodo di riferimento 1991–2020. Solo il 2024 e un altro anno recente hanno fatto peggio.

Per Mauro Facchini, direttore dell’osservazione della Terra della Commissione europea, Copernicus è ormai uno strumento indispensabile: "Il superamento della media triennale di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali è un traguardo che nessuno di noi avrebbe voluto raggiungere, ma rafforza l’importanza della leadership europea nel monitoraggio del clima". Un ruolo chiave, aggiunge, anche per sviluppare nuovi strumenti dedicati alla resilienza climatica e alla gestione dei rischi.

Caldo estremo, salute e incendi

Il riscaldamento globale non è solo una questione di medie statistiche. Nel 2025, metà della superficie terrestre mondiale ha sperimentato un numero superiore alla media di giorni con forte stress da calore, definito come una temperatura percepita pari o superiore a 32 °C. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, lo stress da calore rappresenta la principale causa di morte legata alle condizioni meteorologiche a livello globale.

In molte regioni secche e ventose, le alte temperature hanno inoltre favorito la diffusione di incendi boschivi eccezionali, con un aumento delle emissioni di particolato, ozono e altri inquinanti tossici. Alcune aree d’Europa hanno registrato nel 2025 il livello annuale più alto di emissioni da incendi, mentre in Nord America, in particolare in Canada e nella California meridionale, i roghi hanno avuto un impatto significativo sulla qualità dell’aria, con effetti potenzialmente dannosi per la salute anche a grande distanza dalle aree colpite.


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Ondate di calore record, forti tempeste in Europa, Asia e Nord America, incendi in Spagna e nelle Americhe: il 2025 è stato costellato di eventi estremi. Sebbene il rapporto non attribuisca direttamente questi singoli episodi al cambiamento climatico, il loro susseguirsi contribuisce a spiegare perché la percezione pubblica del rischio climatico sia in rapido aumento.

"Il fatto che gli ultimi undici anni siano stati i più caldi mai registrati fornisce un’ulteriore prova dell’inconfondibile tendenza verso un clima più caldo", osserva Carlo Buontempo, direttore del Servizio per i cambiamenti climatici di Copernicus. "Siamo destinati a superare il limite dell’Accordo di Parigi. La vera scelta ora è come gestire al meglio questo superamento e le sue conseguenze sulle società e sui sistemi naturali".

L’impronta umana sul clima

Alla base di questa traiettoria c’è un fattore dominante: l’attività umana. L’aumento delle concentrazioni atmosferiche di gas serra resta la principale causa del riscaldamento globale osservato. Il monitoraggio continuo delle emissioni, condotto dal Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus, fornisce dati cruciali per valutare l’efficacia delle politiche di mitigazione.

Per Laurence Rouil, direttrice del servizio, "i dati del 2025 dipingono un quadro chiaro: l’attività umana rimane il fattore dominante delle temperature eccezionali che stiamo osservando". Un messaggio netto: "L’atmosfera ci sta parlando, e noi dobbiamo ascoltarla".

Un futuro già iniziato

Il 2025 non è stato l’anno più caldo di sempre, ma è stato l’ennesimo segnale di un sistema climatico che sta rapidamente cambiando. I numeri raccontano una storia coerente: oceani più caldi, ghiacci in ritirata, ondate di calore più frequenti e intense. La soglia di 1,5 °C, che per anni ha rappresentato un obiettivo simbolico e politico, appare sempre più vicina.

Capire cosa sta accadendo e perché è il primo passo. Il secondo, inevitabile, è decidere come reagire. Perché il futuro climatico non è più una questione astratta: è già cominciato.

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