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Medicina a Padova nei secoli: anatomia e mistero con Johann Georg Wirsung

Lo studente tedesco Johann Georg Wirsung, che più tardi sarebbe divenuto famoso per la scoperta del dotto pancreatico e per la vicenda oscura della sua scomparsa, arrivò a Padova nel 1629 con l’obiettivo di ottenere la laurea in medicina in quella che era considerata una delle più grandi e prestigiose istituzioni del tempo, attirato anche dalla possibilità di seguire lezioni di anatomia e dissezione ad altissimi livelli e nella più ampia libertà.

Non era studioso di primo pelo Wirsung, tanto che prima di arrivare a Padova era stato ad Altdorf per seguire il corso di medicina teorica tenuto da Caspar Hofmann, che a sua volta era stato allievo a Padova di Girolamo Fabrici d’Acquapendente. Successivamente Wirsung si era spostato a Parigi, dove era stato indirizzato dallo stesso Hofmann, per approfondire gli studi presso uno degli anatomisti più rinomati del tempo, Jean Riolan iunior. Hofmann e Riolan erano accomunati, fra l’altro, dall’essere entrambi strenui oppositori della dottrina della circolazione del sangue elaborata da William Harvey (quest’ultimo laureato a Padova nel 1602).

Quando Johann iniziò gli studi a Padova, l’inverno era alle porte: l’iscrizione nella matricula della natio Germanica artistarum padovana venne fatta di suo proprio pugno l’8 novembre 1629, sborsando 11 lire e 10 soldi alla natio. Registratosi come “philosophiae ac medicinae studiosus”, ossia studente di medicina e filosofia, gli sarebbero bastati pochi mesi per ottenere la laurea all’Università, grazie a una disposizione che consentiva agli studenti stranieri di abbreviare considerevolmente i tempi, a patto di dimostrare di aver seguito gli studi in altre università o di avere dato prova di buona preparazione scientifica.

Rimase dunque a Padova proprio nei mesi più freddi, da novembre a marzo: il periodo ideale per lo studio e, soprattutto, la pratica dell’anatomia. Il rigido clima invernale, infatti, consentiva la conservazione dei corpi dei condannati a morte che venivano usati per l’insegnamento della dissezione.

Nonostante gli ottimi presupposti ambientali, il Wirsung si era ritrovato a Padova in un periodo relativamente poco felice per l’apprendimento dell’anatomia. Pochi anni prima, nel 1625, era morto l’ottimo insegnante di anatomia e chirurgia brusselese Adrian van den Spighel, altrimenti chiamato Adriano Spighelio, e al suo posto era stato nominato, dopo varie vicissitudini, il galenista Pompeo Caimo, che in poco tempo aveva gettato indietro nel tempo l’insegnamento dell’anatomia: aveva infatti riesumato il metodo obsoleto che prevedeva che il professore spiegasse il testo di medicina mentre un assistente incideva e dissecava il cadavere. Il Caimo esasperò a tal punto gli studenti, che questi si sollevarono contro l’insegnante; dal 1630 il suo nome scomparve dai registri. Nel gennaio di quell’anno il suo “assistente”, il dottor Girolamo Sabbioni, apprezzato dagli universitari, lo sostituì nell’insegnamento e nelle dimostrazioni anatomiche.

Il 19 marzo 1630 Wirsung pronunciò la pubblica professione di fede cattolica, secondo quanto stabilito nel 1564 dalla bolla di Papa Pio IV In Sacrosancta: senza questa professione, gli studenti delle università dei paesi cattolici non potevano accedere alla laurea (anche se l'Università di Padova era in realtà molto liberale in questo ambito). Quattro giorni più tardi, il 23 marzo 1630, Johann Georg Wirsung diventò dottore in filosofia e medicina.

Dopo la laurea, il medico continuò a risiedere in città, dove iniziò ad esercitare la medicina e la chirurgia, e a dissezionare cadaveri privatamente. Nella pratica medica, Wirsung ebbe il suo “battesimo di fuoco” – come lo definisce Giuseppe Ongaro nel suo volume Wirsung a Padova 1629-1643 – poco dopo la laurea, in occasione della terribile epidemia di peste che flagellò Padova dal settembre del 1630.
Sembra però che nei primi tempi il medico non se la passasse troppo bene, tanto che la natio dovette aiutarlo economicamente con un sussidio perché potesse permettersi una sistemazione onorevole. La situazione andò comunque migliorando nel tempo e la sua posizione nella natio Germanica artistarum aumentò di prestigio tanto da esserne nominato assessore nel 1638.

Durante una delle sue dissezioni, nel marzo del 1642 Wirsung scoprì il condotto pancreatico maggiore, al quale ancor oggi resta legato il suo nome. In quell’occasione erano con lui due studenti della natio Germanica, il danese Thomas Bartholin e il tedesco Moritz Hoffmann, che della scoperta diedero testimonianza in tempi diversi; l’uno (Bartholin), lasciando intuire anche una diretta partecipazione alle successive indagini di Wirsung, l’altro arrogandosene una sorta di “paternità d’ispirazione”, smentita dalla casualità con cui Wirsung trovò il condotto - pare a causa di una deviazione incidentale del filo d’argento con il quale avrebbe dovuto penetrare la vescichetta biliare dal duodeno.

“Un certo tempo fu richiesto, dalle prime verifiche, dall’approfondimento della ricerca e dalle nuove osservazioni compiute in numerosi cadaveri adulti, di neonati e di feti, e in varie specie animali, dall’isolamento del condotto, dall’allestimento delle preparazioni anatomiche necessarie”, osserva Ongaro. Solo dopo queste operazioni, doverose per accertare la scoperta, Wirsung procedette a preparare un disegno descrittivo del condotto e lo fece incidere su di una lastra in rame, a testimonianza della paternità del risultato scientifico ottenuto. “È ragionevole ritenere, pertanto, – prosegue Giuseppe Ongaro – che la lastra non fosse pronta prima dell’autunno avanzato del 1642”. La lastra doveva essere un primo mezzo per mettere al sicuro la priorità della scoperta e avrebbe dovuto preludere a una estesa pubblicazione sull’argomento.

Dalla lastra vennero ricavate stampe che l’anatomista inviò ai più importanti colleghi europei, sollecitando un parere; arrivò nelle mani di grandi studiosi come Riolan, Wesling e Schlegel, giunse a toccare in pochissimo tempo quasi ogni città, da Londra ad Amsterdam, Amburgo e Napoli, a testimonianza del vasto interesse che suscitò. Di mano in mano, il disegno di Wirsung si diffuse rapidamente, venne replicato e ridisegnato, alimentando discussioni che in via definitiva conferirono onore al medico tedesco.

Il tempo della sua gloria fu però molto breve perché da lì a poco, il 22 agosto del 1643, Johann Georg Wirsung venne assassinato. Stava conversando sulla soglia della sua casa vicino alla basilica di sant'Antonio con alcuni coinquilini della natio germanica, verso l’ora del tramonto, quando venne raggiunto da un colpo mortale di carabina esploso da uno studente della natio Germanica, il belga Jacques Cambier. I motivi che spinsero il belga al gesto violento si possono solo congetturare, perché ogni carta dell’indagine giudiziaria si perse in un incendio dell’Archivio criminale. Inoltre, pare che l’assassino fosse riuscito a fuggire il giorno dopo, dopo aver passato tranquillamente la notte dormendo a casa propria. Da qui il sospetto che la natio lo avesse coperto, per motivi a noi oscuri: la denuncia del delitto da parte della natio all’autorità giudiziaria era stata fatta infatti solo il 23 agosto, nonostante l’assassinio non fosse avvenuto a notte fonda e vi fosse tutto il tempo per agire tempestivamente. Solo una settimana prima, Cambier era stato eletto procuratore della natio, ma aveva dovuto abbandonare a causa di dubbi che erano stati sollevati su di lui all’interno dell’organismo. E ricordiamo che in quei tempi Wirsung ne occupava la carica di assessore: lo studioso Giuseppe Ongaro avanza coerente l’ipotesi che potesse quindi essere stato Wirsung ad avanzare riserve sul belga. Da qui il risentimento che avrebbe portato al gesto estremo.

La sua morte fece emergere anche altri misteri legati alla sua vicenda personale. Johann si era iscritto all’Università come “Monacensis Bavarus”, quindi di Monaco di Baviera, e sembra che nessuno avesse mai messo in dubbio la sua provenienza. Dopo la sua morte, cercando i suoi eredi, si scoprì che era svevo, di Augsburg. I dati che vennero però incisi sulla sua pietra tombale perpetuarono dati falsi: sia la sua età alla morte – 43 anni – sia la città natale – Monaco. Non si conosce con certezza il motivo della nebbia che Wirsung sembra aver gettato consapevolmente sul suo passato; un’ipotesi è che egli temesse che la sua provenienza da una città luterana potesse essergli d’ostacolo nella carriera di studioso in terra cattolica. Le indagini provarono che era nato ad Augsburg, dove la famiglia risiedeva da secoli, il 3 luglio 1589 (e non 1600, come compare anche nella tela nella Sala dei Quaranta). La sua origine augustana è inoltre confermata dallo stemma della sua famiglia posto sopra la lapide oggi visibile nel chiostro del Capitolo della Basilica del Santo, luogo vicino al quale risiedeva.

Ma i misteri non finiscono qui: del medico, chirurgo, anatomista e scopritore del condotto pancreatico maggiore non ci è noto nemmeno il volto. Il suo ritratto nella Sala dei Quaranta a Palazzo Bo è infatti frutto di fantasia dell’artista Gian Giacomo dal Forno.

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