CULTURA

Note di regia. Chiara Andrich, "un cinema di resistenza"

"Il mio ruolo è ibrido: mi posso occupare delle riprese e anche del montaggio, sono produttrice e direttrice artistica di un festival". L'ultimo episodio della serie Note di regia è dedicato alla trevigiana Chiara Andrich. “Quello che accomuna questi aspetti credo sia la mia capacità di sostenere i progetti dal punto di vista dei finanziamenti ma soprattutto dal punto di vista creativo, come montatrice e produttrice, accompagnando gli autori in tutte le fasi di sviluppo. Penso che il cinema sia un lavoro di squadra: in particolare, lo è il cinema documentario, perché il team è formato da poche persone ed è dunque più facile creare un rapporto stimolante e orizzontale”.

Tra i primi film visti in sala con mia mamma ricordo “Morte di un matematico napoletano” di Mario Martone. Era il 1992, avevo dieci anni Chiara Andrich

Servizio di Francesca Boccaletto e Massimo Pistore

Cresciuta senza televisione in casa, Andrich sviluppa ben presto una profonda passione per il cinema, partendo subito con film di spessore: “Tra i primi film visti in sala con mia mamma, oltre ai titoli Disney, ricordo Morte di un matematico napoletano di Mario Martone. Era il 1992, avevo dieci anni. Il mio percorso è continuato così: andavo al cineforum a vedere film della Nouvelle Vague, retrospettive, o ancora Decalogo di Kieślowski, e portavo i miei compagni di classe che, la volta successiva, si rifiutavano di seguirmi”, ricorda, divertita. Concluso il liceo, studia al DAMS di Padova, per poi spostarsi a Barcellona, grazie a una borsa post laurea che le permette di iniziare a lavorare come montatrice in una scuola di cinema documentario. Seguono esperienze di formazione e lavoro, fino ad approdare al Centro sperimentale di cinematografia, dove frequenta il primo corso di regia documentario, avviato a Palermo nel 2008: “Sono rimasta lì tre anni e ho cominciato un percorso come autrice”, iniziando a lavorare in co-regia con Giovanni Pellegrini, diventato socio - con Andrea Mura - della casa di produzione veneziana Ginko film, fondata dai tre nel 2019.

Il documentario Bring The Sun Home (2013), diretto insieme a Pellegrini, viene presentato a Locarno e poi circola, con successo, in tanti festival: “Ha avuto un percorso distributivo lungo - spiega Andrich -. È una storia di grande empowerment femminile in cui le donne mettono il proprio sapere al servizio degli altri. Al centro c’è il progetto del Barefoot College, una Ong indiana che insegna le basi per installare e manutenere pannelli solari a gruppi di donne, da Paesi in via di sviluppo, che poi portano e condividono queste conoscenze nelle loro comunità”.

Da cinque anni, con soddisfazione, mi dedico alla coproduzione internazionale Chiara Andrich

Da cinque anni, con soddisfazione, mi dedico alla coproduzione internazionale. Con Ginko abbiamo affrontato percorsi produttivi completi, con strategie importanti che ci hanno permesso di ottenere finanziamenti anche dal ministero francese e da quello italiano, collaborando con due società francesi per due film”, Toxicily di François-Xavier Destors e Par delà les montagnes di Manon Ott e Grégory Cohen in attesa di première ai festival.

L’ultima produzione è Restare di Fabio Bobbio, “un cortometraggio che ha aperto la Settimana della critica alla Mostra del cinema di Venezia”. Un evento prestigioso, un riconoscimento importante, ma la verità è che per Andrich anche i piccoli festival contano: “Spesso alcuni film non arrivano in sala, quindi il sistema dei festival sopperisce a una mancata distribuzione. Il cortometraggio, per esempio, ha solo una vita festivaliera”. Esserci risulta fondamentale.

Come produttrice e, dal 2014, nel ruolo di direttrice artistica del festival Sole Luna Doc, Andrich ha scelto di portare avanti un “cinema di resistenza, indipendente, con difficoltà distributive forti in questo momento, ma necessario perché capace di portare in primo piano storie oggi fondamentali legate al sociale, ai diritti umani, all’ambiente. Da qualche anno, con Ginko film, abbiamo iniziato un percorso legato al cinema di finzione ma con autori che vengono proprio dal documentario, che quindi propongono un linguaggio diverso rispetto al cinema mainstream. Non è facile trovare finanziamenti e distribuzione per questo tipo di cinema, ma noi ci crediamo”.

© 2025 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012