SOCIETÀ

Ricordare la Shoah, 75 anni dopo

Il 27 gennaio 1945 i soldati dell'armata Rossa abbattevanoi cancelli del campo di Auschwitz: un evento che, con la legge del Parlamento italiano 211 del 20 luglio 2000, avrebbe portato all’istituzione del Giorno della Memoria, dedicato alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto. Una ricorrenza che ormai fa parte del calendario civile di molti Paesi europei e che negli anni ha visto sempre più accrescere la sua importanza, arricchendosi di iniziative e di occasioni di incontro e di studio che si estendono per più giorni.

Su quale sia il senso e il modo più corretto di commemorare la Shoah ci rivolgiamo a Gadi Luzzatto Voghera, storico e direttore della Fondazione Centro di Documentazione ebraica contemporanea (Cdec) di Milano. Secondo Luzzatto Voghera il giorno della memoria rimane un’occasione fondamentale perché “l’ideologia che stava alla base delle dinamiche della persecuzione e del genocidio, l'antisemitismo, non è scomparsa con la fine della seconda guerra mondiale ma anzi continua a incidere sulle nostre vite e sulle nostre coscienze”.

Daniele Mont D'Arpizio intervista Gadi Luzzatto Voghera. Riprese di Elisa Speronello, montaggio di Anna Bellettato

Secondo lo studioso “L’antisemitismo è una costante nella civiltà moderna, un linguaggio politico molto utile per portare avanti determinate dinamiche di aggregazione di grande efficacia, (…) il quale è funzionale a determinate dinamiche politiche e che non solo non è stato scalfito dalla grande tragedia della Shoah, ma negli ultimi decenni si è addirittura alimentato dell'iconografia ad essa legata”.

Anche per questo negli ultimi questi anni non sono mancate anche voci critiche, persino all’interno della stessa comunità ebraica, sull’opportunità di dedicare uno spazio così ampio alla memoria del genocidio: “il nostro Osservatorio antisemitismo registra dei picchi molto elevati di attacchi e di espressioni antisemite proprio in questo periodo – continua Luzzatto Voghera –; siamo di fronte al paradosso per cui una giornata dedicata a una riflessione matura e pedagogica su quello che è stato il significato di questa persecuzione genera proprio un rigurgito di antisemitismo. Qualcosa va corretto e bisogna avviare una riflessione pubblica e istituzionale in questo senso”. Cosa che non cancella il grande valore dell’opportunità di un periodo dedicato ogni anno alla riflessione sull’orrore del razzismo e dello sterminio: “È importante che le istituzioni e la società civile continuino ad adoperarsi per ‘vaccinare’ qualche modo la comunità contro il pericolo dell’odio e della violenza”.

Paradossalmente si registrano picchi di antisemitismo proprio nei giorni dedicati alla memoria della Shoah

A questo riguardo va segnalata la nomina di Milena Santerini, docente di pedagogia alla Cattolica e vicepresidente del Memoriale della Shoah di Milano, come coordinatrice nazionale contro l’antisemitismo. Una scelta importante che si accompagna all’adozione da parte del governo italiano della definizione operativa di antisemitismo della International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), che indica tra i comportamenti antisemiti anche l’attacco virulento e ingiustificato al diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico, pur non pregiudicando il diritto di ognuno di criticare la politica e il governo israeliani.

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