SOCIETÀ

Scorie a riposo. Le tempistiche per realizzare il deposito nazionale di scorie nucleari

La nostra serie si chiama “scorie a riposo” perché l’obiettivo finale è quello di seguire passo dopo passo la realizzazione del deposito nazionale in cui tumulare “per sempre” le scorie radioattive presenti in Italia. Il “per sempre” sappiamo che non esiste, che spesso è solo un artificio romantico per dire “il più a lungo possibile”. Vedere qualcosa di romantico in dei rifiuti radioattivi però è ben complesso anche per il più sensibile tra noi, ma di fatto questo deposito dovrebbe servire a lasciare questi particolari rifiuti a riposo per una durata lunga, molto lunga. La stima effettuata da Sogin, la società incaricata di costruire questo deposito, è di almeno 300 anni, periodo in cui la radioattività dovrebbe calare. 

Abbiamo visto come un altro paese europeo, la Finlandia, sia molto più avanti di noi nella realizzazione ed il loro scopo è quello di sotterrare queste scorie per almeno 100.000 anni. Per questo ci viene da dire “per sempre”, anche perché guardando alle nostre spalle vediamo come in questo lasso di tempo di fatto si è passati dalle prime migrazioni dei neantherdal fino ai giorni nostri. Un tempo difficile anche solo da immaginare che però sappiamo almeno quando dovrebbe iniziare. 

La data precisa l’ha dichiarata direttamente il Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani durante un question time alla Camera dei deputati. Prima di vedere però quando il deposito dovrebbe essere pronto, cerchiamo di ricapitolare i passaggi iniziali. 

L'inizio del processo per individuare la CNAI

Era il 4 giugno 2014 quando l’ISPRA, cioè l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha pubblicato la Guida Tecnica n. 29. Questo documento conteneva 28 diversi criteri utili ad individuare le aree idonee ad ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Di fatto quindi le aree del territorio italiano che avevano almeno una di queste caratteristiche venivano escluse dalla possibilità di poter essere la sede di questo deposito. I criteri passano dalle aree vulcaniche attive o quiescenti fino a quelle interessate da fenomeni di fagliazione, dalle aree sismiche fino a quelle costiere. Una serie di criteri, riassunti nella gallery sottostante, che di fatto hanno permesso di escludere gran parte del nostro territorio.

L'insieme delle aree che al termine della fase di indagine sono risultate non escluse è andato a costituire la proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) a ospitare il Deposito Nazionale.  La CNAPI quindi comprendeva 67 diverse aree potenzialmente idonee, divise in 7 regioni italiane

Ora però siamo già al passaggio successivo. Nei giorni scorsi infatti la Sogin ha consegnato al Mite la CNAI, cioè la Carta Nazionale delle Aree Idonee ad ospitare il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico. 

Questo documento è l’evoluzione della CNAPI e per arrivare a ciò c’è stata una lunga consultazione pubblica dal 5 gennaio 2021 al 14 gennaio 2022.

 

Il documento consegnato al Mite non è ancora pubblico in quanto l’iter ora prevede che la CNAI venga valutata dal Ministero con il parere tecnico dell'Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione (ISIN). Dalle parole dello stesso Ministro però sembrano essere chiare le tempistiche.

“La CNAI - ha riassunto Cingolani - è stata elaborata da Sogin sulla base degli esiti della più ampia consultazione pubblica finora svolta in Italia su un'infrastruttura strategica del Paese, che è stata avviata a gennaio del 2021, con la pubblicazione della proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI), che si è conclusa il 14 gennaio scorso, quindi circa un anno. Sogin ha dato la possibilità di partecipare a chiunque ne abbia fatto richiesta, anche se non strettamente contemplato dall'articolo 27, comma 3, al fine di garantire la massima partecipazione possibile. Durante lo svolgimento della consultazione pubblica, 318 soggetti hanno presentato osservazioni, tutte pubblicate nel periodo gennaio 2021-luglio 2021.

Successivamente, si è svolto il Seminario nazionale con le regioni coinvolte, dal 7 settembre al 24 novembre. Il 15 dicembre del 2021 sono stati pubblicati gli esiti dei lavori del Seminario nazionale, con l'avvio, il giorno successivo, della seconda fase della consultazione pubblica. Dal 16 dicembre 2021 al 15 gennaio 2022 sono pervenute ulteriori 50 osservazioni in esito ai lavori del Seminario”. 

Un aspetto su cui il Ministro si è soffermato poi, è stato quello di realizzare il deposito in regola anche con il resto d’Europa. “Dal punto di vista procedurale - ha continuato Cingolani -, il decreto legislativo n. 31 del 2010 prevede che il Ministero della Transizione ecologica, acquisito il parere tecnico dell'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), che si esprime entro 60 giorni, approvi con proprio decreto la Carta, di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili. La mappa verrà, quindi, pubblicata sui siti Internet di Sogin, dei due Ministeri e dell'ISIN; i tempi sono questi, sono dettati dalla norma”.

C’è stato poi un passaggio del Ministro che ha destato più di qualche dubbio. Cingolani infatti ha dichiarato che ”la CNAPI propone, pertanto, una distribuzione su 57 aree ubicate in 6 regioni e, segnatamente, 6 in Piemonte, 22 nel Lazio, 1 in Puglia, 4 a confine tra Puglia e Basilicata, 12 in Basilicata, 2 in Sicilia e 10 in Sardegna”.

Dai documenti rilasciati anche all’interno del sito del deposito nazionale si evince invece che la CNAPI popone non 57 ma 67 diverse aree divise in 7 regioni italiane. A tal proposito quindi, bisogna capire se quello del Ministro è stato un semplice refuso o se la CNAI si differenzierà dalla CNAPI proprio per l’esclusione di queste aree che comprenderebbero le due toscane (Pienza, Trequanda in provincia di Siena e Campagnatico in provincia di Grosseto), due in meno in Piemonte e in Sicilia e quattro in meno in Sardegna. Per toglierci questo dubbio e capire quali saranno le aree idonee non resta che aspettare qualche settimana.

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Una volta pubblicata la CNAI si avvierà la fase di concertazione finalizzata a raccogliere le manifestazioni di interesse non vincolanti a proseguire il percorso partecipato da parte delle regioni e degli enti locali nei cui territori ricadono le aree idonee, con l'obiettivo di arrivare ad una decisione condivisa del sito nel quale realizzare il deposito nazionale. Come ha dichiarato lo stesso Ministro “entro 30 giorni dall'approvazione della CNAI, la Sogin inviterà le regioni e gli enti locali delle aree idonee alla localizzazione del Parco tecnologico a comunicare, entro i 60 giorni successivi, il loro interesse ad ospitare il Parco stesso, avviando, nel contempo, le trattative bilaterali finalizzate al suo insediamento. Quindi 60 giorni da quando parte questa richiesta. In caso di assenza di manifestazioni di interesse, la Sogin promuoverà trattative bilaterali con tutte le regioni nel cui territorio ricadono aree idonee.

L'articolo 27, comma 16, prevede che tale autorizzazione verrà rilasciata con apposito decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente, con il MiTE e con il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili. Secondo il cronoprogramma attuale, è stata valutata come percorribile l'ipotesi di entrata in esercizio del deposito nel 2029, con individuazione del sito nel mese di dicembre 2023”.

La data finale per individuare il luogo in cui creare il deposito è dicembre 2023, con una prospettiva di tumulare le scorie nel 2029.

 

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  1. Scorie a riposo. Dalla Finlandia il primo deposito di scorie nucleari permanente al mondo
  2. Scorie a riposo. Le centrali nucleari in Italia
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