SOCIETÀ

Scorie a riposo. Viaggio a Saluggia, tra LivaNova, Deposito Avogadro e Impianto Eurex

Saluggia è un piccolo comune di poco più di tre mila abitanti in provincia di Vercelli. Il paese è famoso per i suoi fagioli e per essere una tappa di passaggio all’interno della Via Franchigena, cioè quella via di pellegrinaggio che parte da Canterbury, passa in Francia  Calais e poi scende giù attraversando l’Europa centrale per arrivare fino a Roma. Meta di pellegrinaggio che attraversa quattro Paesi per una lunghezza totale di oltre 3.300 km. 

Saluggia quindi, è tappa di passaggio ma è anche molto altro. È luogo di passaggio della Dora Baltea, un affluente del Po, è luogo che ha vissuto una grave inondazione nel 2000 ed è sede di una delle maggiori società italiane produttrici di apparecchi medicali. La Sorin nasce proprio a Saluggia nel 1956 ed il nome iniziale è Società Ricerche Impianti Nucleari - SORIN. Come si intuisce il core business societario iniziale era proprio il nucleare e tra i soci fondatori figuravano anche Montecatini, una storica azienda chimica italiana fondata nel 1988 e chiusa nel 1966, e Fiat.

Proprio nel complesso industriale della Sorin, dagli anni ‘70 iniziarono una serie di attività che consistevano principalmente nel’acquisto, nella manipolazione e nella commericalizzazione di radioisotopi per utilizzo medico. La sorin poi, negli anni, ha cambiato più volte identità societaria. Nel 1996 è stata suddivisa in: Sorin Biomedica, Sorin-Cardio, Bellco, Nycomed Amersham e Dia Sorin. La società che aveva una funzione di servizi era principalmente la Sorin biomedica che nel 2012 cambiò nome in Sorin Site Management. Quest’ultima poi, subì un ulteriore modifica e dal 2016 la denominazione, per ora, finale, è  LivaNova Site Managment. 

Proprio la LivaNova Site Managment ora gestisce i rifiuti presenti nel sito ex Sorin. Tali rifiuti derivano dalle attività di ricerca in campo nucleare che si svolgevano nel centro SORIN, dalla raccolta di rifiuti radioattivi provenienti dalle strutture ospedaliere clienti della SORIN stessa e dalle attività di bonifica ancora in corso. Attualmente gran parte dei rifiuti presenti è stoccata presso il Nuovo Deposito, realizzato nel 2008. 

Ad oggi nel deposito LivaNova di Saluggia, che come vedremo poi non è l’unico nel paese in provincia di Vercelli, sono stipati 686 metri cubi di rifiuti radioattivi di cui 537 ad attività molto bassa, 134 a bassa attività e 15 a media attività. 

Nell’impianto LivaNova, inoltre, si stanno svolgendo anche delle attività di decontaminazione e di bonifica degli impianti dismessi nonché operazioni di caratterizzazione di tutti i fusti presenti in sito secondo le modalità previste dal piano di caratterizzazione approvato dall’ ISPRA. Inoltre, la LivaNova sta svolgendo, in accordo con SO.G.I.N. ed ENEA, indagini ed approfondimenti sul tratto dismesso del collettore di scarico degli effluenti liquidi in prossimità della difesa idraulica del sito EUREX. 

 

Come si legge nell’inventario nazionale dei rifiuti radioattivi “queste attività vengono svolte a seguito della richiesta dell’ISPRA (ora ISIN) di rimuovere tutte le possibili sorgenti di contaminazione riconducibili all’impianto, in conseguenza della rilevazione di presenza anomala di tracce di radioattività nella falda superficiale del comprensorio di Saluggia”.

Purtroppo infatti, proprio il sito LivaNova dal 2017 è salita agli onori delle cronache per la denuncia di un ex dipendente della società. Nell’autunno 2017 infatti C.T. ha segnalato a Legambiente del Vercellese un interramento di rifiuti radioattivi che sarebbe avvenuto, secondo la sua dichiarazione, nel 2007, in occasione del lavori di costruzione di un edificio industriale nel sito dell’allora Sorin Site Managment. 

A ottobre 2018 poi, Legambiente Vercellese, aveva presentato un esposto ai carabinieri, dopo il quale la Procura di Vercelli aveva aperto un’inchiesta. Lo stesso Umberto Lorini, rappresentante di Legambiente del Vercellese, il 23 luglio 2019 era stato audito anche alla Camera dei Deputati, in una commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Lorini aveva dichiarato che “in questo sito (Saluggia ndr), in termini di radioattività, è stoccato oltre l’80 per cento delle barre di combustibile e oltre il 70 per cento dei rifiuti radioattivi detenuti in tutta Italia (una percentuale da leggere più propriamente in termine di radioattività e non di volume ndr). In assenza di deposito nazionale, quindi, attualmente in Italia è questo il principale deposito di materiale radioattivo”.

Lorini continua poi riassumendo i fatti accaduti: “ Il 5 giugno 2019 a più di sei mesi dalla seconda segnalazione di Legambiente, ARPA Piemonte, incaricata dalla procura di Vercelli con funzioni di polizia giudiziaria, ha pubblicato sul proprio sito una nota in cui riferisce che è stato effettuato presso il sito uno scavo il 28 maggio 2019 e che questo scavo ha evidenziato la presenza di fusti interrati. ARPA Piemonte, presente durante le operazioni a supporto dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, ha riscontrato livelli di radioattività superiori al fondo ambientale in prossimità dei fusti”.

Nel 2018 quindi, proprio a seguito della denuncia di presunto interramento di rifiuti radioattivi nei pressi del Nuovo Deposito, sono state condotte, indagini geofisiche nei pressi ed all’interno del Deposito stesso. Nell’inventario nazionale dei rifiuti radioattivi si legge chiaramente che: “sulla base delle risultanze di tali indagini l’ISIN ha richiesto alla LivaNova un piano di intervento che prevedeva uno scavo nella zona immediatamente adiacente al Deposito. Nell’ambito delle programmate operazioni di scavo, nel 2019 sono stati rinvenuti nell’area antistante il Deposito fusti interrati di provenienza non nota”.

Le misure radiometriche effettuate dall’esercente e dall’ARPA Piemonte nell’acqua di falda prelevata nell’area però non hanno comunque evidenziato anomalie radiometriche di rilevanza radiologica.

Come abbiamo detto precedentemente però, quello dell’ex Sorin non è l’unico sito a Saluggia in cui ci sono dei rifiuti radioattivi. In città infatti ha operato, dal 1970 al 1983, anche l’impianto Eurex. Qui si attuava il ritrattamento di combustibili irraggiati provenienti da reattori di ricerca italiani e della Comunità Europea e da reattori di potenza.  Oggi l’impianto è gestito dalla SO.G.I.N. S.p.A. ed i rifiuti a più alta attività sono stati trasferiti dal 2008 al Nuovo Parco Serbatoi, cioè l’area bunkerizzata.

Come si legge nell’inventario poi, “tra il 2007 e il 2008 è stata completata la bonifica della piscina di stoccaggio del combustibile esaurito con il trasferimento dello stesso al vicino Deposito Avogadro e lo scarico nell’ambiente dell’acqua dopo idoneo processo di trattamento, nel rispetto del criterio di non rilevanza radiologica. Nel 2010 sono stati dismessi i pozzi profondi per l’emungimento delle acque di servizio ed è stata demolita la torre piezometrica. Nel 2011 è stato messo in servizio il Nuovo Sistema di Approvvigionamento Idrico.

Nel 2013–2014 sono state svolte operazioni di alienazione delle materie nucleari residue nell’ambito della partecipazione italiana al programma GTRI (Global Threat Reduction Initiative). I rifiuti radioattivi presenti nell’impianto Eurex sono in tutto ben 2.624,74 metri cubi.

Sempre a Saluggia poi, c’era anche il reattore di ricerca Avogadro, che fu realizzato dalla FIAT alla fine degli anni’50. Si trattava di un reattore del tipo “a piscina”, che ha funzionato a scopo di ricerche di fisica nucleare e di tecnologia dei materiali fino al 1971. Anche questo ora è gestito dalla S.O.G.I.N. SpA e proprio nel deposito Avogadro che nel biennio 2007 – 2008 è stato trasferito il combustibile precedentemente stoccato nella piscina dell’impianto Eurex. Nel corso del 2010 poi, sono iniziate le attività di trasferimento del combustibile stoccato presso il deposito al sito di La Hague in Francia. Ad oggi nel deposito Avogadro ci sono circa 84 metri cubi di rifiuti radioattivi.

Saluggia quindi, per posizione e per storia, è un sito non banale quando si parla di nucleare. Entro il 2023 dev’essere trovato il luogo dove realizzare il Deposito Nazionale di Rifiuti Radioattivi e ciò che noi de Il Bo Live stiamo facendo è cercare di capire quali possano essere le zone più o meno adatte. Nessuna intenzione di sostituirci alla fondamentale consultazione pubblica e alle manifestazioni di interesse, è importante però cercare di avere uno sguardo totale su un tema che inevitabilmente tocca noi ma anche e soprattutto le prossime generazioni.

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