CULTURA

La laurea ritrovata di Giorgio Arany

Davanti al portone di Palazzo Bo, sede dell’università di Padova, ci sono sei piccole targhe dorate infisse nel selciato. Su ognuna è inciso un nome: Augusto Levi e Alberto Goldbacher erano professori, Giorgio Arany, Giuseppe Kroò, Paolo Tolentino e Nora Finzi studenti. Tutti furono arrestati e mandati ad Auschwitz perché ebrei.

Le sei “Pietre d’inciampo” (Stolpersteine) sono state poste il 21 gennaio 2018 dall’artista tedesco Gunter Demnig per ricordare le loro storie e quelle di circa 200 tra docenti, studenti e dipendenti ebrei cacciati dall’università e perseguitati in base alle leggi razziali del 1938. Da qui siamo partiti, in occasione dell’ultima Giornata della Memoria (27 gennaio 2021), per inaugurare la nuova pagina Instagram dell’archivio dell’università di Padova (@archive_unipd), un’iniziativa a cui stavamo lavorando come volontari del servizio civile nazionale presso l’ateneo. Non sapevamo ancora che per noi stava iniziando un viaggio che ci avrebbe portati più lontano di quanto pensassimo, alla scoperta di un giovane come noi, brillante e volitivo. È così che abbiamo conosciuto la storia di Giorgio Arany, studente di ingegneria di origine ungherese.

Servizio di Daniele Mont D'Arpizio, Barbara Paknazar ed Elisa Speronello

La storia di Giorgio

Ciò che fino a quel momento sapevamo delle vicissitudini di Giorgio presso l’ateneo di Padova era quanto emerso da alcuni documenti presenti nelle carte del rettorato e nel suo fascicolo studente, matricola 77/4, e riportate alla luce dalle ricerche della storica Giulia Simone. Figlio di Desiderio e di Caterina Goldberger, Giorgio nacque nella città ungherese di Györ il 1°  dicembre 1919; trasferitosi in seguito con la famiglia a Trieste, si immatricolò a Padova nel 1937 al biennio propedeutico della Facoltà di Scienze per Ingegneria.

Fin dall’inizio della sua carriera universitaria Giorgio si trovò a dover affrontare le difficoltà legate al periodo storico: verso la fine del primo anno di corso il Ministero degli Esteri (MAE), con la circolare n. 3882 del 2 aprile 1938, impose una rigida disciplina per l’ammissione di studenti stranieri ebrei alle università, rendendo necessario che ogni pratica venisse approvata dal MAE stesso attraverso il rilascio di un nulla osta all’ateneo. Successivamente, il 6 agosto del 1938, con la circolare “urgente” n. 19153, il Ministero dell’Educazione nazionale stabilì che fosse vietata a decorrere dall’anno accademico successivo l’ammissione ai corsi a tutti gli studenti ebrei, stranieri e non, tanto alle matricole quanto a quelli già iscritti negli atenei italiani.

Nel momento in cui ricevette dal rettore Carlo Anti la cartolina contenente quest’ultima disposizione, Giorgio fece richiesta al rettorato di poter proseguire gli studi in quanto era sì cittadino ungherese, ma aveva presentato, come risulta dalle carte del rettorato, “da vario tempo all’On. Ministero dell’Interno domanda per l’ottenimento della cittadinanza italiana, motivando questa domanda col fatto di vivere sin dall’infanzia in Italia, dove ho attivamente partecipato col grado di Caposquadra alle organizzazioni Giovanili, facendo parte ora dei Fasci Giovanili di Combattimento e del G.U.F. Ho fatto presente anche che l’intera mia famiglia è italiana: mio fratello ha ottenuto la cittadinanza ed è ora allievo della R. Accademia Aereonautica di Caserta e mia madre ha sposato un Ufficiale Italiano del R.E. combattente, invalido di guerra e iscritto al P.N.F. A fatto avvenuto ho inviato anche all’On. Ministero dell’Interno il mio certificato di battesimo, avvenuto il 12 luglio 1938”. Nonostante questo, il rettore Anti il 12 settembre 1938 rispose negativamente.

Tuttavia qualche mese dopo ci fu un cambiamento nella normativa: il MAE profilò una nuova deroga “originata da considerazioni relative agli accordi internazionali di reciprocità” che permise agli studenti stranieri ebrei già iscritti negli anni accademici precedenti al 1938-1939, in corso e, soprattutto, non tedeschi, di continuare gli studi fino alla laurea. Così, non essendo tedesco né fuori corso (aveva infatti superato tutti gli esami previsti per il primo anno), Giorgio poté iscriversi al secondo anno e proseguire gli studi nell’università di Padova. Da allora tuttavia fu tenuto costantemente sotto controllo e il suo nome sarebbe stato in seguito comunicato alla questura assieme a quello degli altri studenti ebrei: una circostanza che in molti casi avrebbe facilitato la loro cattura. Grazie alle ricerche di Liliana Picciotto sappiamo che il 6 marzo 1944 Giorgio fu arrestato a Trieste per opera dei tedeschi, detenuto a San Sabba e poi deportato l’11 luglio 1944 ad Auschwitz, dove sarebbe morto in data ignota.

Il mistero del secondo fascicolo

I documenti noti fino ad oggi lasciavano scoperto un lasso di tempo piuttosto ampio degli studi e della vita di Giorgio, ovvero dal 1939, quando avviene un suo scambio di lettere con il rettore Anti, fino alla data della cattura oltre cinque anni dopo. Cosa gli accadde in questo periodo? Riuscì a terminare i suoi studi? Perché una lacuna così ampia nella documentazione? Queste le domande che ci siamo posti e che ci hanno spinto ad approfondire la ricerca sulla sua figura.

Per rispondere, rispetto agli storici che prima di oggi si erano occupati di Giorgio e degli altri studenti ebrei, avevamo però a disposizione uno strumento fondamentale: la possibilità di lavorare direttamente nell’archivio storico dell’università, 45 chilometri lineari di scaffali siti in due edifici nella sede distaccata di Legnaro, nel quale stavamo collaborando a un progetto di digitalizzazione dei principali documenti. Siamo così andati a consultare la “Rubrica di Ingegneria” di quegli anni, ovvero il lungo elenco rilegato che contiene tutti i nominativi degli studenti iscritti. Qui è arrivata la prima grande sorpresa; abbiamo sì trovato, come ci aspettavamo, l’immatricolazione di Giorgio Arany nel 1937 con il numero 77/4: nella stessa pagina lo stesso nome figurava una seconda volta nel 1939 con matricola 101/7. Abbiamo allora pensato che forse Giorgio potesse aver finito il biennio propedeutico (afferente a Scienze) e in seguito essersi iscritto al triennio di Ingegneria: all’epoca infatti era normale il cambio di matricola tra biennio e triennio, che si svolgevano in facoltà differenti. Prima però abbiamo verificato attraverso il controllo dei dati anagrafici che non si trattasse di un’omonimia, sfruttando le “Carriere degli studenti”, un altro grosso elenco in cui per ogni iscrizione sono riportati tutti gli esami svolti.

La carriera della matricola 101/7, recante accanto al nome la dicitura “di razza ebraica”, riportava quindi il proseguo del percorso di studi, con esami e tasse degli anni successivi al secondo, fino al conseguimento della laurea in ingegneria industriale elettrotecnica, che risultava ottenuta in data 29 giugno 1942 con votazione 85/100. Giorgio Arany, dunque, riuscì a completare il suo percorso di studi e a diventare ingegnere: sempre nella carriera 101/7 infatti risulta che nella sessione del 1942 Giorgio conseguì anche l’abilitazione alla professione di Ingegnere presso l’università di Bologna. La sua figura si aggiunge quindi a quella di Nora Finzi, anch’essa laureata (in lettere) e morta nei campi di concentramento.

Una seconda scoperta è poi avvenuta con l'analisi dei due fascicoli studenti intestati a Giorgio Arany. Il primo, il n. 77/4, non si trovava più al suo posto. Il secondo, 101/7, era invece completo di tutta la documentazione e includeva anche informazioni relative al primo biennio: le domande di esonero dalle tasse in quanto straniero, quelle di iscrizione ai vari anni di studio e perfino la richiesta di sostituzione della tessera universitaria in seguito a smarrimento durante una “festa da ballo”. Il tutto risalente agli anni tra il 1937 e il 1939.

Proseguendo nello studio del fascicolo 101/7 abbiamo riscoperto la documentazione relativa al prosieguo della carriera accademica di Giorgio fino al conseguimento della laurea, completa di corrispondenza, schede statistiche, richiesta di esonero tasse, richieste di iscrizione e di sostenimento esami e infine dell’ammissione al sostenimento dell’esame di laurea. Di particolare interesse è stato poi il ritrovamento, sempre all’interno del fascicolo, del libretto universitario, che è rimasto unico per tutta la carriera di Giorgio, come testimoniato dal fatto che registra i cinque anni del corso e che in copertina sono presenti la prima matricola cancellata e la seconda riscritta lateralmente. Proprio il libretto potrebbe rivelare nella sua ultima pagina un dettaglio particolarmente suggestivo della personalità di Giorgio: contiene infatti un grafico che potrebbe essere stato disegnato dallo stesso intestatario, riportante la sua media degli esami (di biennio e triennio) con votazione e scala in trentesimi e centesimi e completo delle medie aritmetica e ponderata.

Ritrovando Giorgio

La scoperta del fascicolo completo ci permette di coprire la lacuna della documentazione circa la carriera universitaria di Giorgio; lo fa nel migliore dei modi, restituendoci un percorso tenace e brillante, dati soprattutto gli enormi ostacoli affrontati, culminato come accennato con una laurea in ingegneria industriale elettrotecnica conseguita il 29 giugno 1942 con la votazione di 85/100. Infine, il fascicolo 101/7 ci fornisce anche un’ulteriore notizia dell’ingegnere Giorgio Arany: attraverso alcune lettere indirizzate al primo segretario dell’università di Padova per il ritiro del diploma di maturità, risulta dalla carta intestata dell’azienda che Giorgio, in data 15 novembre 1942, era impiegato nella ditta di Belluno Elettrocostruzioni Chinaglia.

Dal fascicolo questi risultano essere gli ultimi contatti dell’ingegner Arany con l’università di Padova, nulla pertanto ci è dato sapere della sua vita nel periodo intercorso tra il 15 novembre 1942 e la data del suo arresto avvenuto il 6 marzo 1944.

Le nuove conoscenze che la ricerca ha portato alla luce sono di particolare interesse non solo perché mostrano uno studente intelligente e determinato, ma anche perché ci restituiscono alcuni tratti del dramma che ha vissuto e della sua personalità, bagliori vividi di quell’umanità che la barbarie nazi-fascista si applicava scientificamente ad annientare. A partire dalla foto nel libretto, che ci mostra un giovane sorridente e dallo sguardo vivace e sicuro.

Come già risultava dagli studi di Giulia Simone, Giorgio lottò duramente per ottenere la laurea su cui lui e la famiglia dovevano avere copiosamente investito dal punto di vista umano ed economico, contro un ambiente che tentò in tutti modi di isolarlo e di espellerlo: fin da quando, dopo il primo anno di studi nel luglio del 1938, scrisse personalmente al rettore facendo presente che, essendosi battezzato il 12 luglio 1938, egli doveva essere considerato di religione cattolica. Nella risposta della segreteria leggiamo, aggiunto a penna, che “non si parla di religione, ma di razza”. Sembrerebbe, dunque, che neanche a Giorgio Arany, che viveva quel periodo e che vi era immerso, fossero chiari i termini della sua condizione e fino a che punto potesse spingersi l’ostilità, anche a livello burocratico, verso gli ebrei.

Vi è anche un altro momento in cui si manifesta la personalità decisa e anche orgogliosa di Giorgio. L’episodio è sempre risalente al momento della rinuncia degli studi, quando fece richiesta di restituzione dei suoi documenti, che comprendono anche il rimborso della cauzione per il laboratorio di fisica: alla segreteria, infatti, non risultava che lo studente abbia mai frequentato le lezioni e dunque richiede ulteriori informazioni prima di restituire la somma. La questione si risolse automaticamente poco dopo, visto che Giorgio poté continuare la sua carriera e di conseguenza annullare la rinuncia, ma tenne in ogni caso a sottolineare che “quanto alla cauzione del laboratorio di fisica, deve trattarsi di un errore, perché io ho consegnato la ricevuta del versamento all’Istituto di Fisica. Ciò risulta anche dal fatto che ho sostenuto l’esame di laboratorio che, come sapete, non si può sostenere se non si ha pagato tale somma”.

Naturalmente si tratta solo di due episodi risalenti all’inizio della sua carriera universitaria, ma crediamo che possano già definire i tratti di un giovane tenace e ricco di risorse. Oggi non è quasi possibile comprendere fino in fondo quale dovesse essere l’atmosfera nelle università in quegli anni, in particolare per gli studenti ebrei. Le penalizzazioni che li colpirono in quel periodo ebbero un impatto determinante sullo loro vita quotidiana, riguardavano ogni ambito ed erano rafforzate anche dal costante forte antisemitismo manifestato dai compagni “ariani”, fomentati dal GUF e dal giornale universitario Il Bo. Partendo dagli esami, che gli studenti ebrei potevano sostenere solo per ultimi, fino ad arrivare all’esame di laurea, con il diploma che per legge doveva riportare la dicitura “di razza ebraica”, tutta la carriera accademica e l’esperienza nell’università di Padova venivano irrimediabilmente segnate da un’ostilità continua e capillare.

Proprio per questo è eccezionale e degno di ammirazione che l’ingegner Giorgio Arany sia riuscito a portare a termine i suoi studi nei tempi giusti e con un ottimo 85/100, che quasi certamente non rende giustizia alla sua preparazione e alla sua intelligenza. Un giovane che, per amore per lo studio e per ambizione verso il suo futuro, si trovò a combattere quasi completamente da solo contro un sistema che lo voleva schiacciare, ma che non sarebbe riuscito a cancellarne la memoria. La stessa che oggi vediamo riemergere quasi intatta dagli archivi.

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