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Medicina a Padova nei secoli: Andrea Comparetti e il management della salute

Andrea Comparetti, uomo di scienza curioso e poliedrico, durante la sua vita passò con naturalezza dallo studio della medicina a quello di altre discipline, destreggiandosi in ricerche di ambito fisico, botanico, zoologico ed entomologico. Domenico Palmaroli Romano, che ricoprì il ruolo di medico al servizio di un prestigioso membro della corte di Varsavia, fu uno dei suoi discepoli nonché un suo caro amico. Nella sua opera, dal titolo Saggio sopra la vita letteraria di Andrea Comparetti primario professore di medicina teorico-pratica, pubblicata nel 1802, racconta del maestro e della sua scomparsa prematura.

Secondo di 14 figli, Andrea Comparetti nacque il 30 agosto 1745 a Vicinale di Buttrio (Udine) da Francesco, piccolo proprietario terriero, e da Maria Trevisan. Dimostrò fin da subito una propensione allo studio e dagli 11 ai 13 anni venne affidato all’abate Manenti, precettore del corso di grammatica a Pordenone. Questo gli diede una solida formazione umanistica, ma l’eccessiva applicazione e passione nello studio, che lo avrebbero sempre accompagnato nella sua carriera di studente e poi di medico e ricercatore, gli causarono disturbi che lo costrinsero a interrompere il suo percorso formativo per un anno. In seguito continuò a studiare con i Gesuiti a Venezia, dove si attirò la benevolenza di padre Panigai, matematico e fisico, che a sua volta lo indicò a padre Boscovich. I Gesuiti cercarono di persuaderlo a unirsi al loro ordine, ma lui scelse lo studio della medicina a Padova. Ottenute delle lettere di raccomandazione da parte di Panigai e di Boscovich, partì per la sua nuova meta dove riuscì a distinguersi nella classe di padre Colombo, docente di fisica.

Pare che tutti i professori dell’epoca fossero pieni di ammirazione per un ragazzo così studioso e diligente, tanto che lo stesso Morgagni lo segnalò, insieme ad Antonio Scarpa, ai Riformatori allo Studio di Padova, usando queste parole: “Questi due giovani saranno due grandi uomini, che faranno grand’onore all’età nostra, allo Stato, e si renderanno molto utili alla medicina”. Ogni sera, per tre anni, Comparetti andava discutendo per ore con Morgagni, suo insegnante di anatomia, sotto la cui guida compose e recitò diverse dissertazioni. Nel 1778 conseguì la laurea e tornò a Venezia, dove avrebbe vissuto per altri quattro anni, esercitando la professione di medico e conducendo ricerche negli ambiti dell’anatomia umana e della fisica sperimentale (l’ottica, nello specifico). In città coltivò l’amicizia coi suoi protettori, la nobile famiglia dei Giustiniani, e si mise in contatto con i più rinomati professori in medicina e chirurgia.

Le sue giornate veneziane erano ricche di impegni e, senza interruzione, alternava le visite a domicilio dei malati a quelle in ospedale per poi recarsi in teatro anatomico, dove studiava gangli, nervi e simili. Le sue osservazioni furono raccolte nell’opera Occursus medici de vaga aegritudine infirmitatis nervorum, che riscosse un discreto successo e venne commentata sui giornali internazionali. Il testo era in linea con le prospettive più all’avanguardia dell’epoca, perché fondato su un’impostazione organicistica, secondo cui le malattie che oggi definiremmo psichiatriche trovavano origine e spiegazione in una disfunzione del cervello. Palmaroli sosteneva che il lavoro del maestro dimostrasse il rapporto tra “temperamento e costituzione del malato e la sua predisposizione alla malattia”. Se all’epoca le affezioni denominate “ipocondria” nell’uomo e “isteria” nella donna erano caratterizzate solo dalla descrizione dei sintomi, Comparetti, ipotizzando una “vaga affezione de’ nervi”, forniva un’ipotetica base organica, sebbene riconoscesse l’impossibilità, viste le conoscenze del tempo, di riunire in un unico quadro esplicativo patogenetico il livello organico e quello psicologico-comportamentale. Questo lavoro convinse il Senato veneto a conferirgli, nel 1782, la cattedra di medicina pratica a Padova.

In quegli anni Comparetti si interessò alla fisica sperimentale e al suo avanzamento a livello europeo, e vi volle contribuire con un programma di ricerca in ottica fisica e fisiologica. I risultati furono raccolti in un’opera rimasta inedita, ma ebbero divulgazione parziale in scritti minori; tra questi i lavori più ampi furono le Observationes opticae de luce inflexa et coloribus e le Observationes dioptricae et anatomicae comparatae de coloribus apparentibus visu et oculo. In tali studi emerge la sua tendenza a rifiutare sintesi interpretative troppo generali e svincolate dai dati: il primo volume studia le diverse manifestazioni della diffrazione a livello qualitativo, il secondo tenta un’applicazione dell’ottica alla fisiologia e alla patologia della vista.

Nel 1787 i Riformatori allo Studio di Padova decisero di conferire a Comparetti la cattedra, allora vacante, di medicina pratica in nosocomio (l’ospedale), antesignana di quella di medicina clinica. Nel 1778 erano iniziati i lavori per il nuovo ospedale, quello che sarebbe diventato poi il Giustinianeo, inaugurato nel 1798, perciò al medico fu richiesto un piano per la riorganizzazione sia della didattica clinica che dell’intero assetto ospedaliero. Ricoprire entrambi i ruoli che gli furono assegnati non fu facile: all’epoca la cattedra di clinica non era limitata a funzioni didattiche, ma abbracciava anche compiti di supervisione e organizzazione più affini alla direzione sanitaria. Comparetti propose di assegnare al clinico anche la responsabilità amministrativa, perché credeva fortemente nell’interrelazione tra aspetti medici, logistici, igienici, architettonici e di tipo psicologico. Il suo piano venne accolto e le sue idee formulate nel Saggio della scuola clinica nello Spedale di Padova (1793) e nel resoconto dell’assetto edilizio del nuovo ospedale intitolato Riscontro clinico nel nuovo Spedale. Regolamenti medico-pratici (1799), due opere importanti per la storia ospedaliera della fine del Settecento.

Sottolineò l’importanza della salubrità dell’aria nel sito scelto e della divisione degli ammalati in base alle patologie, suggerendo di tenerli separati dai convalescenti. Fece osservazioni strutturali e sulla distanza e grandezza dei letti; inoltre sottolineò la necessità di un’accurata pulizia degli utensili, ma anche degli ambienti. Dimostrò quanto fosse più pratico che il professore del corso completo di malattie fosse anche quello del corso clinico e uniformò l’insegnamento con ottimo profitto degli studenti. Inoltre sostenne la necessità di stabilire gli orari di visita giornalieri, al mattino e alla sera, e volle che fosse tenuto un registro delle malattie composto da due tabelle separate: il foglio di visita e quello di osservazione. Di primaria importanza per Comparetti fu la disciplina degli studenti e del personale: ai primi, in particolare, cercò di infondere non solo i principi clinici, ma anche il “vero spirito medico”. Non mancò di evidenziare, poi, che per il buon esito delle cure fosse necessaria la cooperazione tra tutte le figure professionali all’interno dell’ospedale.

Durante la sua vita Comparetti scrisse e fece ricerca anche in ambito naturalistico, nei settori anatomo-fisiologico e botanico-zoologico. Nel 1789 fu pubblicato uno dei suoi lavori più noti in Europa, le Observationes anatomicae de aure interna comparata, contraddistinte da un approccio comparativo con cui descriveva le strutture e le funzioni dell’orecchio interno in molte specie. In seguito a questa pubblicazione il naturalista ginevrino Carlo Bonnet, notando la maestria dello studioso nella ricerca, gli propose di approfondire la “fisiologia” vegetale. Comparetti accolse l’invito e scrisse il Prodromo di fisica vegetabile, pubblicato in due parti nel 1791 e nel 1799, e i Riscontri fisico-botanici ad uso clinico (1793). Nel 1794 dette alle stampe uno studio intitolato Osservazioni sulle proprietà della china del Brasile: Comparetti ne aveva ricevuto un campione da Maffeo Calvi e aveva dimostrato che non apparteneva a nessuna delle specie di china officinale già conosciute. Si concentrò anche sulle sue proprietà febbrifughe e nel 1795 pubblicò Riscontri medici delle febbri larvate periodiche perniciose. L’ultima delle opere di Comparetti fu la Dinamica animale degli insetti (1800) nella quale approfondì la meccanica del cammino e del volo.

Morì il 22 dicembre 1801, dopo sei giorni di febbri cui tanto si era dedicato come medico. “A Padova” scriveva Domenico Palmaroli “gli scolari, gli amici si videro ad un tratto con loro sommo cordoglio svelti dalle braccia di un uomo virtuoso, esente dalle agitazioni, inconsapevole de rimorsi e che, fuori dall’incessante volontà di fare il bene, non conobbe giammai né l’ambizione, né l’invidia, né l’interesse”.

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