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Medicina a Padova nei secoli: Girolamo Cardano e quell'aura di magia

Era il 1524. Girolamo Cardano aveva 23 anni quando decise di trasferirsi a Padova per completare i suoi studi di medicina. Michael Brooks, nel suo volume L'astrologo quantistico, lo descrive come un uomo eccentrico e determinato che sopravvisse a ben tre tentativi di aborto della madre e, ancora bambino, alla peste.

Dopo essersi laureato in artibus a Venezia, nel 1526 conseguì il dottorato in filosofia e medicina nell’ateneo patavino. Kurt Sprengel, nella sua Storia prammatica della medicina, racconta che ci furono alcuni tentativi di negare la laurea a Cardano, poiché era un figlio illegittimo – più fonti, infatti, testimoniano che i suoi genitori non fossero sposati –, e afferma inoltre che egli non godesse di molta disponibilità economica, aspetto che pose alcuni ostacoli al suo percorso di studi. Come riportato da Sprengel e dallo stesso Cardano nella sua autobiografia, durante la sua permanenza a Padova, egli venne eletto rettore dell'università artista, ovvero degli studenti di medicina, filosofia e teologia, divisi da quelli di giurisprudenza appartenenti all'università giurista. Si trattava di una figura che, a quel tempo, era scelta tra gli studenti e prevedeva un anno di servizio.

La vita e la carriera di Cardano continuarono a Piove di Sacco, in provincia di Padova. Fu lì che egli si sposò e lavorò come medico per sei anni, per poi trasferirsi a Milano nel 1532. Furono molteplici gli ambiti della medicina sui quali si concentrò il suo lavoro. Condusse operazioni di chirurgia, si occupò di cura dentale, di medicina infantile, e di tossicologia. La sua fama si sparse poi in tutta Europa, specialmente quando nel 1552 si recò a Edimburgo per guarire John H. Hamilton, l'arcivescovo di St. Andrews, probabilmente affetto da asma bronchiale. Cardano si occupò anche di anatomia patologica: era solito condurre autopsie, con lo scopo di ottenere un'ulteriore verifica delle diagnosi che formulava.

Nel corso della sua vita, il medico pavese pubblicò centinaia di scritti, tra cui vari commenti critici alla teoria medica ippocratica. Scrisse inoltre l'Ars Magna, un complesso trattato di matematica pubblicato nel 1545, e il De Subtilitate, opera enciclopedica di filosofia naturale. Per non parlare, poi, di altre opere postume, la cui quasi totalità venne raccolta nell'Opera omnia, pubblicata in dieci volumi nel 1663.

Il motivo di una produzione tanto vasta, è dovuta al fatto che Cardano coltivava molteplici interessi oltre alla medicina; si occupò infatti di astrologia, di filosofia, e persino di fisica: inventò, infatti, il giunto cardanico, condusse delle ricerche per stabilire i metodi di misurazione della densità dei corpi e studiò la differenza tra i fenomeni fisici dovuti all'elettricità e al magnetismo. L'amore di Cardano per i numeri, invece, era dovuto prevalentemente alla sua dipendenza dal gioco d'azzardo, il che incrementò i suoi interessi per la probabilità (studiando la quale riusciva spesso a capire se il suo avversario stesse imbrogliando) e per la matematica. Fu persino al centro di una disputa contro Niccolò Tartaglia, il quale lo accusò di aver rubato e pubblicato senza consenso la sua formula per risolvere le equazioni di terzo grado.

Per quanto riguarda la medicina, come molti altri intellettuali della sua epoca, Cardano fu influenzato dalla teoria di Galeno, alla quale fa spesso riferimento, seppur a volte in maniera critica. In particolare, Cardano si trovava in disaccordo con il principio del contraria contrariis curantur, riconducibile già ad Ippocrate, secondo il quale ogni male andava curato con una terapia che produceva effetti opposti ai sintomi (con questo si intendeva per esempio curare le infiammazioni con il freddo, o la dissenteria con alimenti dall'azione astringente). Inoltre, Cardano non condivideva l'idea di stampo ippocratico, accettata anche da Galeno, che il catarro fosse prodotto dal cervello, preferendo invece un'origine localizzata alle vie respiratorie, tesi che sarebbe stata confermata nella seconda metà del XVII secolo.

Un importante contributo di Galeno alla storia della medicina fu l'identificazione del tifo esantematico, una malattia batterica trasmessa all'uomo per mezzo dei morsi delle pulci o dei pidocchi. Si trattava di un morbo piuttosto comune nel Rinascimento, specialmente negli accampamenti militari o in generale nelle zone di guerra, in cui le condizioni igieniche erano particolarmente critiche. Anche Girolamo Fracastoro trattò l'argomento nel De contagione et contagiosis morbis et curatione del 1553. Fu Cardano, però, a distinguere l'eruzione cutanea della malattia in questione da quella causata dal morbillo, e a parlarne nel De malo recentiorum medicorum usu libellus, libro in cui evidenziava ben settantadue errori che riteneva essere piuttosto comuni tra i medici del suo tempo.

Gli studi medici di Cardano si concentrarono, inoltre, su persone con dismorfismi congeniti, come per esempio gemelli siamesi, soggetti nati con malformazioni agli arti o casi affini, i quali, nel medioevo e nel Rinascimento, erano demonizzati o circondati da un certo alone di sacralità. Lungi dal considerare questi fenomeni come degli inspiegabili prodigi dovuti a qualche oscura legge sovrannaturale, Cardano preferiva indagarli con un metodo più scientifico, ricercando cause naturali nella loro formazione, anticipando sull'argomento l'atteggiamento proprio della cultura medico-scientifica del Seicento e Settecento.

Cercò anche di delineare, in linea teorica, un percorso educativo per i sordomuti. Non se ne occupò mai concretamente, ma ritenendo che fosse un crimine abbandonare nell'ignoranza uomini che si trovavano in quella condizione, sosteneva che questi avrebbero potuto ricevere i giusti insegnamenti, se avessero imparato a leggere e a scrivere.

La fama di Cardano, però, era anche dovuta all'aura di magia ed esoterismo che lo accompagnava. Nonostante dichiarasse di non credere nella divinazione o in pratiche affini, le sue ricerche di medicina vennero fortemente influenzate dalle sue convinzioni in campo astrologico e dalla sua curiosità in materia di oroscopi. Credeva, infatti, che medicina e astrologia avessero fondamentalmente lo stesso scopo: decifrare dei segni. Lo stesso valeva per l'interpretazione dei sogni, argomento che affronta nel Somniorum synesiorum, omnis generis insomnia explicantes, del 1567. Cardano era convinto che analizzando l'esperienza onirica si potessero trovare indicazioni, grazie alla decodificazione di alcuni oggetti simbolici che potevano comparire.

Cardano praticò anche altre discipline trasversali all'attività medica. Sempre restando coerente al suo metodo di indagine, che procedeva tramite l'osservazione minuziosa di dettagli e particolari per la comprensione dei fenomeni fisici e biologici, si occupò di metoposcopia, cioè dell'esame delle linee della fronte di un paziente, al fine di individuarne le caratteristiche morali; era convinto, inoltre, che fosse possibile predire la sorte di un uomo grazie all'analisi dei suoi nei cutanei.

Tra i vari interessi paralleli alla medicina, però, il principale era senza dubbio l'astrologia. Oltre a guarire i suoi pazienti, infatti, Cardano era solito omaggiarli delineando per loro un oroscopo, specialmente se gli capitava di avere a che fare con personaggi illustri o uomini di potere.

Nel 1554, scrisse persino un oroscopo di Gesù Cristo. Essendo quelli gli anni della Controriforma, nel 1570 fu accusato di eresia e questo suo progetto gli costò perciò la prigione. Fu costretto poi a lasciare la cattedra di medicina a Bologna, che occupava dal 1562, e a trasferirsi a Roma, dove si spense nel 1576.

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