CULTURA

La scienza nascosta nei luoghi di Padova: l'Osservatorio di Asiago

Su questo verde altopiano di Asiago, dove quarantun cimiteri di guerra si sono raccolti sotto l’arco trionfale di un Ossario […] diritto e candido come un faro, aleggiava, stamane, lo spirito di Galileo”. È il 27 maggio 1942, e il Popolo d’Italia, voce del Partito nazionale fascista, inneggia con i toni del regime a un grande risultato scientifico: l’inaugurazione dell’Osservatorio astronomico di Asiago, ai vertici in Europa per dimensioni e strumentazione. È la realizzazione del sogno di Giovanni Silva, lo scienziato che da metà degli anni Venti dirige l’Osservatorio di Padova. Un’istituzione prestigiosa dell’ateneo cittadino, ospitata dal 1777 alla Specola, l’antica torre difensiva riedificata da Ezzelino III da Romano: ricca di storia ma inadeguata, per posizione e tecnologia, alle necessità dell’astronomia del ventesimo secolo. L’aspirazione di Silva è di dotare l’ateneo di una struttura all’altezza del maggiore osservatorio del vecchio continente, quello di Babelsberg, a Potsdam, inaugurato nel 1924.

La svolta che permette a Silva di trovare i fondi necessari avviene nel 1932. Rettore dell’Università di Padova diviene Carlo Anti, che Norberto Bobbio definirà “archeologo di fama, fascista tutto d’un pezzo”. Anti, desideroso di rinnovare profondamente le strutture e le strumentazioni dell’ateneo, favorisce il progetto di Silva, che viene approvato dal Duce nel 1933. Una commissione presieduta dallo stesso Silva sceglie Asiago, in località Pennar, sito adatto per altitudine (1.050 metri) e scarso inquinamento luminoso a ospitare il nuovo osservatorio. Il telescopio e la cupola girevole verranno costruiti dalle Officine Galileo di Firenze. Il telescopio sarà intitolato a Galileo, per celebrare lo scienziato che fu docente a Padova, e dovrà essere pari, nel diametro, a quello di Babelsberg: 122 cm. Il solo specchio peserà 600 chili. La progettazione degli edifici viene affidata a un brillante architetto agli esordi, Daniele Calabi, di nemmeno trent’anni. Calabi lavora al progetto a partire dal 1936, e concepisce un’elegante struttura in due corpi: la torre di osservazione circolare e un edificio arcuato per uffici e alloggi. La cupola girevole ha un diametro esterno di 15 metri e un’apertura massima di 3 metri e 70. Pesa 50 tonnellate. La costruzione è rallentata a causa dello scoppio della guerra e al forte coinvolgimento di Officine Galileo nella produzione militare.

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Il 27 maggio 1942, nell’anno che segna il terzo centenario della morte di Galileo, si inaugura l’osservatorio alla presenza delle autorità politiche e accademiche. Nel clima di generale fervore bellico, tutti i discorsi sottolineano come la realizzazione di uno strumento tanto potente senza supporto di tecnologie e consulenze straniere sia una riaffermazione del genio italiano. Per Carlo Anti l’osservatorio è “grande opera di scienza e di pace tra il fragore di una guerra immane”; Giovanni Silva dichiara raggiunto lo scopo di “affermare davanti al mondo la potenzialità tecnica che nel clima fascista ha saputo raggiungere l’industria italiana”. L’atmosfera è di orgoglio nazionalista: il regime ha terminato un’opera di impatto scientifico, tecnologico e industriale di livello internazionale. Tra i protagonisti del successo, uno solo non può celebrare con gli altri: Daniele Calabi. Il progettista dell’osservatorio è fuggito dall’Italia anni prima, nel 1939. È ebreo, e ha dovuto abbandonare il suo progetto a causa dell’introduzione delle leggi razziali, le quali, oltre a privarlo dei diritti civili e politici, l’hanno interdetto dallo svolgere la professione. Alla cerimonia di Asiago nessuno oserà menzionare il nome dell’architetto, “convitato di pietra” nella giornata del trionfo. Calabi rimarrà esule in Brasile fino al 1949.

Daniele Calabi, il progettista dell’osservatorio fu vittima delle leggi razziali e dovette fuggire dall’Italia nel 1939

Dopo alcuni studi sulle comete, l’attività scientifica dell’osservatorio prende pieno vigore nel 1946, terminata la guerra, con l’arrivo di strumentazione essenziale come lo spettrografo a prismi. Le ricerche hanno come oggetto principale le stelle variabili, le nebulose e gli ammassi stellari. Nel 1958 viene costruito un piccolo telescopio Schmidt, che con il suo specchio di 50 cm consentirà la scoperta di parecchie supernove. Intanto, dal 1953 a Silva è succeduto alla guida dell’osservatorio Leonida Rosino: lo studioso promuove la costruzione di un telescopio Schmidt più grande, con uno specchio di 92 cm, che sarà collocato in una nuova stazione astronomica con cupola di dieci metri di diametro, a poca distanza dalla sede originaria dell’osservatorio. Il telescopio, inaugurato nel 1967, permetterà nuovi importanti studi e scoperte.

Ma molti anni sono passati, ormai, dalla scelta della località Pennar: l’espansione di Asiago, e il forte aumento delle fonti luminose, rendono il vecchio sito sempre meno adatto a ricerche d’avanguardia. Leonida Rosino comprende che è arrivato il momento di pensare a una struttura diversa, con un telescopio più grande, tecnologicamente avanzato, e in un luogo meno illuminato dalla città. La “naturale meravigliosa limpidezza dei nostri cieli”, decantata all’inaugurazione del 1942 dal commissario prefettizio di Asiago, è solo un ricordo offuscato da smog e luci artificiali.

Nel 1969 si decide di costruire il nuovo osservatorio a Cima Ekar, a 1370 metri di altitudine, non lontana da Pennar ma più distante dal centro cittadino. Con il nuovo decennio è avviata la costruzione di un telescopio parabolico, il “Copernico”, molto più grande del “Galileo” perché dovrà raggiungere i 182 cm di diametro. Viene edificato dagli architetti Cornoldi e Marcato un edificio a cupola in acciaio dal diametro di 16 metri. Gli specchi del telescopio sono realizzati dalla britannica Grubb Parsons. All’inizio del 1973 i lavori sono ultimati, e la prima fotografia (la nebulosa di Orione, M42) viene scattata l’8 marzo dello stesso anno, nel quinto centenario della nascita di Copernico, studente a Padova e a Ferrara tra il 1501 e il 1503. L’inaugurazione ufficiale del nuovo telescopio si terrà il 16 giugno 1973.

Oggi, a 46 anni dall’apertura, la stazione di Cima Ekar (gestita dall’Istituto nazionale di Astrofisica) mantiene il primato del telescopio più grande presente sul territorio italiano, e accoglie anche i due telescopi Schmidt, spostati da Pennar nel 1991. La storica sede di Pennar è attiva sia per ricerche scientifiche che per scopi didattici, per le esercitazioni degli studenti e per progetti con le scuole. A Pennar è allestito anche il Museo degli Strumenti dell’astronomia, suddiviso in due settori: l’attrezzatura per l’acquisizione dei dati e quella per la loro elaborazione (la cosiddetta “riduzione”), dotazioni in uso dagli anni Quaranta agli anni Ottanta.

Così l’altopiano di Asiago racchiude oggi, nel raggio di pochi chilometri, due osservatori intitolati a Galileo e Copernico: hanno contribuito, come i loro dedicatari, a una pagina di storia della scienza.

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