SCIENZA E RICERCA

La scienza nascosta nei luoghi di Padova: la passeggiata dei Nobel

Il canale scorre lento in basso, giù dalle mura rinascimentali della città, in quel tratto di Padova chiamato Città Giardino e che un po’ giardino lo è, con i suoi filari di platani, la pista ciclabile e gli alberi frondosi che riparano le corse dei runner corredati di orologioni da polso col gps. Scricchiolii di ghiaia sotto i piedi, vociare di bambini nel parco, mentre cani con il maglioncino invernale fanno conoscenza accanto alle panchine. Quel vialetto pedonale, la passeggiata Camilotti, prende il nome dal calciatore Francesco che fu presidente del Padova durante la seconda guerra mondiale; percorrerla è come rileggere un po’ della nostra storia di quegli anni terribili e pieni di umanità incredibile. Nella dedica del parco giochi s’incontra il volto di Giorgio Perlasca, che salvò la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi strappandoli alla deportazione nazista e alla Shoah; là dove il canale si piega est, invece, un monumento ricorda i caduti in Russia e li affida “all’amorosa cura della città di Padova e di tutte le madri italiane”.

Banner libro La scienza nascosta nei luoghi di Padova

E poi ci sono 17 alberi ancora sottili, allineati come bambini in fila dietro ai grandi platani che li precedono da lungo tempo. Il più vecchio ha poco più di 11 anni. È stato piantato lì il 1° aprile 2008 da un certo Roy Glauber che, vanga alla mano, aiutò a scavare la buca per mettere a dimora la sua sophora japonica, fra uno studio e l’altro, una conferenza e un lavoro in laboratorio, tre anni dopo essersi guadagnato il premio Nobel in fisica per aver gettato le basi della teoria dell'ottica quantistica. Ci ha lasciato pochi mesi fa Roy, ma la sua sofora adesso è qui ad aprire la “passeggiata dei Nobel” a Città Giardino. Perché dopo quell’albero, ce ne sono stati altri 15, tutti piantati da altrettanti premi Nobel e da un premio Fields, invitati dall’amministrazione comunale a lasciare un segno importante di ciò che gli uomini e la scienza possono fare. Platani, sofore, aceri, betulle e carpini: un boschetto di sapere e umanità; targhe d’ottone portano storie di cultura immense che si raccontano alle signore bionde a passeggio con i labrador, ai ragazzi a coppie e la bici a mano, ai nonni che spingono i passeggini.

Sembra quasi di trovarsi nei corridoi del municipio di Stoccolma e udire i passi degli studiosi che dal 1980 al 2016 hanno ricevuto quella scatolina marrone con dentro la medaglia d’oro stampigliata con il profilo di Alfred Nobel. In ciascuna scatolina frammenti di genialità e lavoro, radici di futuro che scaturiscono da ricerche rivoluzionarie e gesti formidabili, vite dedicate a ideali e idee. Come quella del più “vecchio” Nobel nella passeggiata padovana: è del 1980 ed è l’unico premio alla pace che abbia messo radici – nel 2013 - anche lungo le nostre mura. Si tratta dell’argentino Adolfo Maria Pérez Esquivel, che continua anche oggi a lottare per il rispetto dei diritti umani in America Latina.

Tornando alla fisica, oltre a Glauber, tre sono gli alberi che dal 2012 al 2014, uno per anno, sono stati piantati lungo la passeggiata: sulle targhe portano i nomi dell’astrofisico e cosmologo John C. Mather, Nobel per la scoperta delle anisotropie del corpo nero nella radiazione cosmica di fondo, che rafforzò la teoria del big-bang; di Brian P. Schmidt, i cui studi  sulle supernovae hanno condotto alla scoperta dell’accelerazione dell’espansione dell’Universo; dell’olandese Gerard 't Hooft, Nobel 1999 per aver spiegato la struttura quantistica dell'interazione elettrodebole.

Lungo la passeggiata padovana dei Nobel s’incontrano ben cinque chimici straordinari. Hanno fatto luce sul meccanismo enzimatico della sintesi dell'ATP, come John E. Walker, o sulla scomposizione delle proteine, come Aaron Ciechanover, o ci hanno fatto comprendere il modo in cui una molecola, il recettore, ne riconosce un'altra e vi si colleghi, come Jean-Marie Lehn. Due studiosi, Sir James Fraser Stoddart e Jean-Pierre Sauvage, le cui sofore hanno cominciato ad abitare la passeggiata di recente, nel 2017 e 2018, hanno vinto insieme il premio nel 2016 per la progettazione e la sintesi di macchine molecolari, dispositivi di dimensioni nanometriche in grado di compiere dei movimenti direzionali sotto precisi stimoli chimici o fisici.

Il Nobel per la chimica John Walker pianta la sua sofora lungo la"Passeggiata dei Nobel". Aprile 2009

Anche i Nobel per la medicina hanno rami che si allungano sulle panchine lungo la strada sterrata. Portano notizie dell’unico italiano (anche se naturalizzato statunitense) lungo la passeggiata, padre del primo platano piantato: è Mario Capecchi, il genetista che ha aperto le porte alla possibilità di introdurre modifiche genetiche nelle cavie di laboratorio attraverso le cellule embrionali. Hanno invece condiviso il premio nel 1999 altri due scienziati, Erwin Neher e Bert Sakmann, altri due platani, per aver inventato la tecnica di patch clamp per lo studio dei canali ionici nella cellula. Anche l’immunologo Jules A. Hoffmann ha piantato il suo platano a Padova, a ricordarci il suo lavoro sui meccanismi di attivazione dell’immunità innata.

Un carpino bianco porta il nome di James J. Heckman, Nobel per l’economia in apertura del millennio, che ha elaborato modelli utilizzati nell'analisi statistica del comportamento degli individui e delle famiglie, sia nelle scienze economiche che nelle altre scienze umane. Ed è stata piantata nel novembre del 2018 la sofora di Michael Spence, autore di rivoluzionari studi sui mercati in presenza di asimmetrie informative.

Guarda l'intervista de Il Bo Live a Michael Spence. Riprese e montaggio di Tommaso Rocchi. Novembre 2018.

Lungo il naviglio c’è anche il carpino di Edward Witten, il matematico e fisico, “profeta” della teoria delle stringhe, che vinse la medaglia Fields nel 1990, il riconoscimento che viene dato ai più geniali matematici sotto ai 40 anni. Una sorta di Nobel per la matematica insomma, dato che per questa disciplina il Nobel non c’è.

E se ne aggiungeranno altri di platani, carpini, sofore. Abiteranno la città, ci ripareranno e continueranno a ricordarci l’importanza dello studio, della conoscenza, della possibilità di migliorare, sempre e senza egoismi, la società.

Elenco dei Nobel lungo la passeggiata (aprile 2008 - novembre 2018)

-------------------------------------------------------------------------------

SPECIALE La scienza nascosta nei luoghi di Padova

>>Scopri il libro

  1. Il Liston
  2. Palazzo Bo
  3. Il teatro anatomico
  4. La Basilica di Palazzo Bo
  5. Le piazze del mercato e la scienza delle misure
  6. La Cappella degli Scrovegni
  7. L'orologio di Piazza dei Signori
  8. La Torre di Palazzo Bo
  9. La Specola
  10. Le mura
  11. L’Ospedale di San Francesco Grande
  12. La casa di Galileo
  13. L'Accademia galileiana
  14. L'Ospedale Giustinianeo
  15. L'Orto botanico
  16. Il Giardino della biodiversità
  17. La fisica di via Marzolo
  18. L'Orto agrario
  19. Palazzo della Ragione
  20. Il Seminario maggiore
  21. La passeggiata dei Nobel
  22. I Laboratori di Legnaro e la sezione padovana dell'Infn
  23. Palazzo Cavalli
  24. Esapolis. Il museo vivente degli insetti
  25. La spezieria dell'abbazia di Santa Giustina
  26. La Torre della ricerca
  27. La stazione idrobiologica di Chioggia

© 2018 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012