CULTURA

La scienza nascosta nei luoghi di Padova: la Torre della ricerca

Questa storia di scienza e di ricerca nasce dal dolore, ma anche dalla speranza e dall’impegno. Il dolore è quello dei bambini, il più acuto e inspiegabile; la speranza e l’impegno sono di chi ha voluto andare oltre quel dolore per trovare risposte e soluzioni. Oggi la Torre della ricerca staglia il suo profilo nella Zona industriale di Padova, a pochi metri dal Consorzio Rfx: la struttura inaugurata nel 2012, progettata dall’architetto Paolo Portoghesi, si innalza per 45,9 metri sviluppandosi su dieci piani uguali, ciascuno con un angolo di rotazione di 1,5 gradi, per una superficie totale di 17.500 metri quadrati. La sua forma richiama un angelo con le ali socchiuse, ma anche una molecola di DNA con la doppia elica ascendente, per trasmettere il doppio messaggio di solidarietà umana verso chi soffre e di fiducia nella scienza.

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La Torre è un polo scientifico e sanitario d’eccellenza nell’ambito della pediatria, una sorta di condominio in cui scienziati con origini e specialità diverse, afferenti sia al pubblico che al privato, convivono e fanno ricerca con un obiettivo principale: la salute e il benessere dei bambini. Cinque piani sono occupati dall’Istituto di Ricerca pediatrica “Città della Speranza” (Irp), che promuove la ricerca in campi come l’oncologia pediatrica, il trapianto di cellule staminali e la terapia genica (assieme a quella in altri ambiti come la medicina rigenerativa, la nanomedicina, la genetica e le malattie rare, la medicina predittiva, l’immunologia e la neuroimmunologia).

Per garantire a tutti i gruppi di ricerca un servizio efficiente e sinergico sono state nel tempo sviluppate specifiche piattaforme tecnologiche innovative, come la citofluorimetria (che permette di marcare le cellule con particelle fluorescenti, in modo da suddividerle in popolazioni distinte), la bioinformatica, il Next Generation Sequencing e la microscopia d’avanguardia. Tra i fiori all’occhiello dell’Irp c’è il Laboratorio di oncoematologia pediatrica collegato alla relativa clinica cittadina, centro di riferimento nazionale per la diagnosi di leucemia, linfomi e sarcomi nell’ambito dell’Associazione italiana di Ematologia e oncologia pediatrica, nonché sede per le stesse patologie della banca biologica di campioni pediatrici. Questo significa che a tutti i bambini, residenti in Italia o provenienti dall’estero, sono garantiti una diagnosi certa entro 30 ore, i migliori protocolli di cura, i più moderni approcci diagnostici e il monitoraggio della malattia mediante tecniche di laboratorio all’avanguardia.

Oggi la Torre della ricerca è una sorta di condominio in cui scienziati con origini e specialità diverse convivono e fanno ricerca con un obiettivo principale: la salute e il benessere dei bambini

I cinque piani rimanenti sono tutti occupati da aziende e gruppi di ricerca, a carattere sia pubblico sia privato, operanti in campo biomedico, al fine di “raggiungere – come da statuto – un’adeguata massa critica della ricerca e creare un insieme di ricercatori unico nel mondo della pediatria in Italia e competitivo con altre istituzioni simili già operanti in Europa e in Nord America”. Un’“ospitalità” che, oltre a consentire una serie di importanti sinergie, permette alla Torre di autofinanziarsi e garantisce che i fondi raccolti vengano destinati prioritariamente alla ricerca. Non è tutto, perché la strategia risulta tanto più vincente in quanto pubblico e privato possono condividere progetti, competenze e servizi: il pubblico mette a disposizione la ricerca di base di cui il privato ha bisogno per spingere le proprie innovazioni. Una cooperazione che crea un ambiente multidisciplinare, ottimale per la formazione di un ricercatore moderno: gli accademici infatti lavorano a diretto contatto con chi fa ricerca privata, quindi non solo con biologi, chimici o fisici, ma anche con figure dal background culturale molto diverso come grant officers, manager e responsabili qualità.

Dietro la Torre della ricerca c’è una storia straordinaria che inizia nel 1994, con la nascita della Fondazione “Città della Speranza” onlus per volontà di alcuni imprenditori, medici ed esponenti della società civile, toccati negli affetti più cari dalla leucemia infantile. Il primo obiettivo è il rinnovo del reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale di Padova, poi effettivamente inaugurato nel 1996; in seguito la fondazione continua il suo impegno costruendo il nuovo Day hospital e i laboratori di ricerca (1998) e il nuovo Pronto soccorso pediatrico (2003). Poi però non ci si ferma: nasce così l’idea visionaria e un po’ folle di costituire, nell’Italia della fuga dei cervelli, un centro scientifico e sanitario di livello internazionale. Un obiettivo che prende corpo nel 2004 grazie alla generosità della pediatra milanese Anna Maria De’ Claricini, che dona 4,5 milioni di euro alla “Città della Speranza” onlus in memoria del marito, il professor Corrado Scarpitti.

Inizia così l’iter per la costruzione della nuova struttura: il 16 dicembre 2008, in occasione del quattordicesimo anniversario della nascita della fondazione, all’interno dell’area Cnr in Corso Stati Uniti viene posta la prima pietra della nuova struttura, che in seguito verrà inaugurata l’8 giugno 2012 alla presenza delle più alte cariche istituzionali.

La realizzazione dell’opera, costata complessivamente 32 milioni di euro, è il risultato di una forte sinergia fra pubblico e privato. Oltre alle donazioni di decine di migliaia di cittadini e imprese, contribuiscono a vario titolo Regione del Veneto, Comune e Provincia di Padova, Camera di Commercio, Consorzio Zona industriale e Fondazione Cariparo, mentre l’Università di Padova e l’Azienda ospedaliera assicurano la partnership scientifica, ribadita dal nuovo statuto emanato nel 2017. I costi e la gestione dell’edificio, compresa la manutenzione ordinaria e straordinaria, restano comunque in carico al principale soggetto finanziatore e capofila dell’iniziativa: la Fondazione “Città della Speranza” onlus.

Oggi solo nell’Istituto di Ricerca pediatrica lavorano 300 ricercatori, e per il futuro la Torre mira ad attirarne sempre di più anche dall’estero. Uno dei simboli della ricerca in ambito biomedico a Padova: un luogo di scienza e di speranza a cui virtualmente guardano tanti bambini malati da tutto il mondo.

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