CULTURA

La scienza nascosta nei luoghi di Padova: l'orologio di Piazza dei Signori

È l’orologio di Padova per eccellenza, quello che svetta nel cuore elegante della città, in Piazza dei Signori, caratterizzando in modo unico il profilo cittadino. È sotto la sua arcata che spesso i padovani si danno appuntamento, per un caffè o un giro in centro. E come rimarrebbero stupiti se sapessero che segna le ore e i giorni, d’accordo, ma è molto, molto più di un orologio. È la summa della conoscenza dell’universo che i nostri antenati avevano nella dotta Padova del 1300, il secolo d’oro della nostra città, che racconta, a chi lo sa leggere, fasi lunari e posizione dei pianeti.

È tutto questo l’orologio astronomico-astrologico di Piazza dei Signori posto sulla Torre dei Carraresi, primo esemplare del suo genere in Europa. A progettarlo fu Jacopo Dondi, medico e astronomo che ebbe l’incarico dal principe di Padova Ubertino da Carrara e prese per questo l’appellativo di “Dondi dall’Orologio”. Distrutto nel 1390 da incendi e vicende belliche, l’orologio fu poi ricostruito sul modello originale da Matteo Novello, Giovanni e Gianpietro Delle Caldiere nel 1437, quando Padova era caduta sotto il dominio veneziano.

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Più che un orologio lo potremmo considerare un “cielo su torre”, che, ancora oggi funzionante, continua a “leggere” il cielo per noi

In un tempo in cui tutti, ma proprio tutti, regolavano la propria vita col Sole di giorno e le stelle la notte, una macchina così complessa rispondeva all’esigenza del Principe, e della dotta, appena nata Università, di far capire al mondo che qui si determinava lo stato della conoscenza del cielo, quando il cannocchiale ancora non era stato inventato e la vita quotidiana era regolata, e spesso affidata, ai fenomeni celesti conosciuti. Sole, Luna, 5 pianeti e 2000 stelle circa che si vedevano ad occhio nudo: con questo solo si doveva capire “come vadia il cielo”, come dirà il Galilei in una lettera a Cristina di Lorena tre secoli dopo.  Proprio per questo, ritroviamo nell’Orologio gli stessi elementi celesti che si possono vedere senza uso di cannocchiali e strumenti più moderni e sofisticati, rappresentati secondo le conoscenze del tempo: la Terra al centro, le stelle fisse, Sole, Luna e pianeti che si muovono all’interno di una fascia di cielo con le dodici costellazioni dello Zodiaco. Sul quadrante, parte centrale, troviamo poi linee che lo percorrono da una parte all’altra, con simboli geometrici come quadrati e triangoli che le individuano. Sono le congiunzioni planetarie, le opposizioni, i trini e quanto altro l’astrologia di allora prevedeva come fondamentale per poter stendere l’oroscopo. Quel che un altro Dondi, Giovanni, aveva descritto con il suo meraviglioso libro sull’Astrario, diventa imponente e splendida realtà con la realizzazione di Jacopo in Piazza dei Signori.

Più che un orologio lo potremmo quindi considerare un “cielo su torre”, che, ancora oggi funzionante, continua a “leggere” il cielo per noi. Sarà facile individuare la Terra, rappresentata come un disco bianco fisso al centro del quadrante, proprio come previsto dal sistema formulato da Tolomeo (II secolo a.C.), e subito lì accanto la Luna, più piccola e di aspetto diverso ogni giorno, visto che si muove compiendo un giro completo ogni 29,5 giorni. La troveremo interamente nera se è in fase di novilunio, interamente bianca se in fase di plenilunio, ne vedremo solo uno spicchio nei periodi intermedi, proprio come accade nelle fasi lunari visibili a occhio nudo, che fin dall’antichità hanno regolato anche i calendari e le attività umane.

Tutto intorno un settore circolare con i mesi scritti in latino e adiacente un ulteriore settore diviso in 12 riquadri, quante sono le costellazioni: le antichissime ‘forme’ ispirate agli animali in cui gli antichi avevano raggruppato i principali ammassi di stelle visibili. Vediamo così un Toro in corrispondenza del mese di maggio, un Leone in agosto, la Vergine a settembre. E l’indice di una mano nell’orologio a indicarci a che punto dell’anno siamo.

Qui, alla parte scientifica e storica si affianca una consistente e colorita porzione di leggenda popolare, poiché tra i segni zodiacali rappresentati manca la Bilancia, simbolo della giustizia, e al contrario lo Scorpione, simbolo di chi non perdona, occupa due quadranti. Si tratta di una ritorsione dell’autore verso un committente poco equo nella ricompensa? O di una provocazione politica verso i signori veneziani ingiusti e poco amati? O ancora, di un errore grossolano degli astrologi e astronomi che progettarono l’orologio? Nulla di tutto questo, anche se queste ipotesi continuano a far sorridere gli adulti e ad animare i più piccoli alla ricerca della costellazione mancante. La Bilancia non compare tra i segni zodiacali dell’orologio padovano solo perché il riferimento teorico usato è quello dell’astronomia greca, in cui la Bilancia non era ancora stata definita come costellazione autonoma (lo faranno gli arabi), ma le sue stelle erano ancora considerate come parte di quelle dello Scorpione.

Perché manca la Bilancia, simbolo della giustizia, e al contrario lo Scorpione, simbolo di chi non perdona, occupa due quadranti?

Infine, nel penultimo settore verso l’esterno ci sono le stelle fisse, che secondo le antiche teorie non mutavano mai aspetto e posizione nel cielo e ci appaiono quindi come un manto stellato che avvolge l’intero quadrante.

E poi certo c’è anche il tempo, in questo orologio, indicato dalle 24 ore che delimitano il settore più esterno del quadrante e riportato anche nei 4 tondi ottocenteschi posti sugli angoli della torre che indicano ora e minuti, giorno e mese. D’altronde la misurazione del tempo da sempre è una questione molto delicata e qui non si fa eccezione: questo orologio segnava inizialmente il tempo secondo la cosiddetta ora italica, che prevedeva una giornata di 24 ore che finiva mezz’ora dopo il tramonto. Questo sistema si adattava bene a una società basata sull’agricoltura e dipendente dalle ore di luce ma richiedeva comunque istruzioni dettagliate per il manutentore dell’orologio, affinché spostasse le lancette ogni giorno in modo preciso, poiché l’ora del tramonto cambia ogni giorno. Alla fine del ‘700, con la dominazione francese su Padova e l’avvento dell’era industriale, si passò all’ora francese, in cui la giornata era divisa in 12 ore di giorno (da mezzanotte a mezzogiorno) e 12 di notte (da mezzogiorno a mezzanotte), calcolate sul dato astronomico della culminazione del sole a mezzogiorno: una misurazione rigorosa, più efficiente e adatta a una società che stava cambiando ritmi ed esigenze.

Dopo il bombardamento del 1944, quando crollarono varie parti dell’orologio, con i restauri si decise di seguire le 24 ore del tempo medio dell’Europa centrale, come negli orologi di oggi.

Fino a pochi decenni fa la precisione dell’orologio era garantita da un manutentore, il tempratore, che viveva dentro alla torre, in uno spazio ristretto vicino agli ingranaggi di cui si occupava. Una vita costretta ma affascinante, che ancora oggi si può immaginare, visitando l’interno della torre dell’orologio, tra meccanismi polverosi e una suggestiva finestrella da cui si gode la vista sulla piazza.

Ora il tempratore non abita più nella torre, ma continua il lavoro minuzioso per verificare il funzionamento degli ingranaggi e garantire così alla città il suo “orologio” speciale: un universo quasi tascabile che domina la piazza-salotto di Padova e ci ricorda il ruolo che il Cielo ha avuto per i nostri antenati, quando scandiva il tempo, regolava il lavoro, orientava – attraverso credenze e conoscenze – la vita di ogni giorno.

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