SOCIETÀ

Alle nostre spalle un anno faticoso per il mondo intero, davanti a noi molti nuovi progetti

Con gli occhi puntati al futuro, quello immediato e quello più distante, salutiamo un anno che vorremmo, sotto tanti punti di vista, poter archiviare senza alcun rimpianto. Ma non è possibile. Al contrario, fare il nostro lavoro, e poterlo fare all’interno di un giornale indipendente pubblicato da un grande ateneo, quale è l’Università di Padova, ci dà uno spazio unico, una grande opportunità. Ma ci obbliga anche a mettere in gioco tutte le nostre energie e migliori capacità, non solo per resistere alla tentazione disfattista ma, soprattutto, per reagire, per continuare a lavorare tenendo la barra dritta, per dare un contributo che speriamo utile e positivo per la nostra collettività. Così intendiamo procedere, continuando ad approfondire, a cercare storie e dati e fatti che permettano una lettura della realtà senza rinunciare alla complessità, senza ridurre tutto a facili interpretazioni bidimensionali. Abbiamo molti progetti e vogliamo iniziare a raccontarveli. Ma vogliamo anche rileggere con voi quello che abbiamo fatto, e provare a spiegarvi perché abbiamo lavorato così.


Intanto, per dialogare con noi potete scriverci a ilbolive@unipd.it

Nell’anno appena concluso abbiamo lavorato molto per raccontarvi i nostri articoli, i dietro le quinte, i ragionamenti e anche per portarvi con noi sul campo quando seguiamo un evento. Seguiteci sul nostro profilo Instagram. E abbonatevi alla nostra newsletter che arriva, rinnovata da qualche mese nel formato e nei contenuti, direttamente sulla vostra mail. 


Nei tempi bui che stiamo attraversando, il lavoro che facciamo è importante. Ce lo ha ricordato Naomi Oreskes, storica della scienza all’Università di Harvard, che è stata ospite de Il Bo Live il 9 dicembre scorso, alla Sala dei Giganti, in un incontro pubblico molto partecipato, in cui ha dialogato con il nostro direttore, Telmo Pievani. È importante continuare a raccontare la scienza, a raccontare la ricerca, a cercare di fornire il contesto per capire la realtà, a difendere lo spazio pubblico di discussione e di costruzione della conoscenza. E noi raccogliamo questo invito a non lasciarci abbattere, e anzi a continuare con progetti sempre più coraggiosi e, speriamo, lungimiranti. 

Si chiude un anno davvero terribile. La guerra nel mezzo dell’Europa non si ferma,  dopo quasi quattro anni, e le prospettive di una fine e di una pace giusta sono ancora fumose. L’Ucraina resiste, la Russia non si placa, l’Europa è sempre meno capace di giocare un ruolo centrale. Continua anche l’altra guerra a noi molto vicina. Se è vero che c’è una sorta di cessate il fuoco che almeno risparmia la pioggia continua di bombardamenti sulla popolazione civile della Striscia di Gaza, dove i morti accertati da diverse organizzazioni internazionali sono ben oltre i 70.000 e la situazione umanitaria è indescrivibile, il genocidio portato avanti da Israele procede senza sosta. Anzi, aumentano le aggressioni anche nei territori della Cisgiordania, dove gli attacchi da parte dei coloni contro le comunità palestinesi di quella terra sono all’ordine del giorno, senza che alcuna autorità intervenga per ripristinare un minimo di stato di diritto. Della Palestina rimane pochissimo di preservato: distrutte tutte le università di Gaza, tutti i laboratori, le biblioteche, i centri culturali, le scuole, oltre a ospedali e presidi sanitari. Il costo altissimo non è solo quello delle vite umane ma anche di un intero ecosistema, ambientale e culturale, completamente raso al suolo, che sarà difficilissimo ricostruire. Il cosiddetto piano di pace rimane tutto da applicare, e non è chiaro, di nuovo, quale sia il futuro che si va delineando. 

Non vogliamo dimenticare però che i conflitti globali sono molti di più, alcuni dei quali non trovano alcuno spazio nei nostri discorsi pubblici e nei nostri media. Secondo il Global Peace Index, riferimento nella mappatura annua della situazione di conflitto nel mondo, le condizioni attuali nel mondo sono le peggiori mai registrate dalla seconda guerra mondiale. Nell’ultimo decennio c’è stato un deterioramento continuo della pace in diverse zone, che ha portato il numero dei conflitti attivi a poco meno di 60, con centinaia di migliaia di morti e il coinvolgimento di un numero crescente di paesi in guerre al di là dei propri confini. 

A noi de Il Bo Live, che guardiamo al mondo sempre con uno sguardo e con strumenti scientifici, questi dati dicono anche altro. Distruzione di vite, sì, naturalmente, e non solo umane. Ma anche devastazione ambientale, aumento delle emissioni e dell’inquinamento. Costi altissimi e enorme spreco di risorse preziose che sarebbero invece preziose e necessarie a migliorare lo stato della salute e dell’ambiente in tutto il mondo. Una vera assurdità.

L'elezione di Donald Trump

Il 2025 è l’anno di inizio del II mandato di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti. E dell’avverarsi delle peggiori previsioni: ritiro del suo paese da tutti gli impegni internazionali in materia di salute globale e di lotta alla crisi climatica. Attacco alle università e ai centri di ricerca, eliminazione di interi programmi di ricerca e delle misure di perequazione, di equità e di garanzia di diversità (quiqui). Attacco a tutto spiano contro i migranti e le persone senza documenti in tutti gli Stati Uniti. Una politica estera che ci sta abituando a non fare alcuna previsione, alcuna analisi concreta, perché tutto può costantemente cambiare da un giorno all’altro.

Il 2025 è l’anno in cui l’Europa ha ricominciato a parlare di guerra. Concretamente. Il 4 marzo di quest’anno, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato il ReArm Europe Plan/Readiness 2030, un pacchetto di misure e investimenti per oltre 800 miliardi di euro destinati alla difesa. Uno spostamento netto dagli obiettivi degli ultimi anni, che, almeno sulla carta, mettevano al primo posto la ricerca e gli investimenti nelle politiche di transizione ecologica per un’Europa verde, sostenibile e giusta. Un cambio di rotta che influenzerà anche tutti i programmi di ricerca scientifica dell’Unione per anni a venire.

Abbiamo scritto e raccontato molto in quest’anno. Ma molto faremo anche nel prossimo, partendo proprio da queste stesse basi. Proviamo a ricapitolare.

In giro per il mondo: l'occhio sulla geopolitica

L’approfondimento di esteri e di geopolitica è un appuntamento settimanale prezioso, che ci permette di andare in diversi luoghi del mondo non tanto per seguire la cronaca, ma per raccontare quello che sta attorno alla cronaca, per leggere conseguenze e scenari, per provare a capire anche realtà che conosciamo relativamente poco. Abbiamo monitorato le avanzate delle destre in diversi paesi del mondo, e le geografie del populismo in Europa, abbiamo parlato delle elezioni con risultati certi e di quelle, come le ultime in Honduras, che hanno richieste settimane per averli. Abbiamo ragionato sulle conseguenze della nuova politica estera americana sugli equilibri in Sudamerica e in altre zone del mondo. Abbiamo analizzato il ritorno delle destre estreme in Bolivia e Cile, seguito le vicende brasiliane e argentine. Siamo tornati più volte in diversi paesi africani e asiatici di cui poco si legge altrove. 

Abbiamo tenuto alta l’attenzione anche sui conflitti in corso, sulle negoziazioni internazionali in materia di armamenti, sugli scenari possibili e su come li raccontano i media (quiquiquiqui, ad esempio). Abbiamo monitorato le iniziative italiane, degli atenei e delle società scientifiche, sulla guerra di Gaza, con lo sviluppo di una mappa delle iniziative, delle prese di posizione, di richieste di boicottaggio e di interruzione delle collaborazioni con Israele da parte di diversi ricercatori, dipartimenti e senati accademici (quiqui e qui)

Abbiamo seguito con particolare attenzione quello che sta avvenendo nel settore del riarmo nucleare, che sta vivendo purtroppo un nuovo momento di sviluppo e rilancio. E abbiamo parlato degli effetti e delle conseguenze della guerra, delle guerre, con diversi protagonisti, come lo storico ucraino Yaroslav Hrytsak o il fotografo di guerra Giles Duley, entrambi ospiti di incontri pubblici all’Università di Padova, e con lo scrittore ucraino Andrei Kurkov. Di nucleare ci siamo occupati anche tornando a Chernobyl con il fotografo Pierpaolo Mittica, che quella vicenda continua a raccontare, da oltre 20 anni, con scatti sempre nuovi, messi in mostra al complesso del Beato Pellegrino, sempre a Padova. Di guerra, delle sue tragiche conseguenze per la vita, per l’ambiente e anche per tutte le attività di produzione di conoscenza, cultura e arte, educazione e vita collettiva continueremo a scrivere, con maggiore impegno, nel 2026. Perché non vogliamo arrenderci all’idea che fare la guerra sia accettabile e che non esistano spazi, strumenti, modi e strategie per lavorare sulla pace e sulla difesa della vita e dell’ambiente. 

Il clima e le guerre

Le guerre, vere e ipotetiche, fanno paura. Ma così rischiano di allontanare o rimuovere un’altra paura che invece dovrebbe mantenerci ben vigili e attenti. La crisi climatica non si ferma e noi continuiamo a tenerla come priorità nei nostri articoli. La serie Il clima che vogliamo, attiva ormai dal 2021, si è arricchita di altri 48 contributi. Continuiamo a proporvi i rapporti, gli studi, le prospettive e seguiamo conferenze e negoziazioni. Quest’anno abbiamo aggiunto però una sorta di spin-off, una serie dedicata espressamente alla giustizia climatica. Un tema troppo poco discusso anche nei consessi internazionali, e che invece è sempre più prioritario, perché la crisi climatica non ha lo stesso impatto ovunque, e perché chi sta pagando di più è, spesso, chi meno ha contribuito a causarla. Il nostro racconto della crisi climatica rimane ancorato all’arco più ampio della policrisi ambientale, la cornice che abbiamo scelto di utilizzare per raccontare i temi di biodiversità, di inquinamento ambientale, di ecocidio. E c’è una stretta connessione anche con i conflitti, che sulla crisi climatica pesano abbondantemente, come dimostra l’intenzione dell’Ucraina di chiedere i danni climatici alla Russia. 

Uno sguardo globale ai temi ambientali, e una riflessione proprio sulle interconnessioni, nonché la necessità di non perdere la speranza e di agire collettivamente, ci è venuto dal giornalista americano David Quammen, ospite a Padova, che ha dialogato con noi a proposito dei suoi diversi libri, e di come la scienza, attraverso il suo processo in continua evoluzione sia strumento essenziale ad affrontare le grandi sfide del presente. Sul futuro della natura come questione collettiva si è espresso sulle nostre pagine anche Giulio Boccaletti, fisico e direttore scientifico del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici, il CMCC. 

Per la prima volta abbiamo seguito le COP dall’interno 

A febbraio, dal 25 al 27, siamo stati dentro la COP16 sulla biodiversità direttamente dalla sede FAO, portandovi articoli e contenuti sui nostri social media, Instagram in particolare, dove stiamo lavorando molto alla produzione di storie e reels originali e curati. Poi, a novembre, siamo andate a Belem, e vi abbiamo raccontato, attraverso approfondimenti sul giornale e storie quotidiane sul nostro profilo Instagram, la presenza della società civile, i momenti principali, le esitazioni e le delusioni in diretta dal Brasile. Un lavoro sul campo che ha fatto una grande differenza anche per la nostra redazione, che ha vissuto l’emozione di poter sentire in diretta le voci e conoscere protagonisti diversi, soprattutto quelle popolazioni indigene che per la prima volta hanno potuto partecipare a una COP in massa e ne hanno caratterizzato molte giornate. 

Proteggere l’ambiente e la salute, le inchieste e i territori

Sui temi globali di salute e ambiente abbiamo lavorato anche all’interno di una serie di inchieste internazionali. La prima, il progetto Forever Lobbying Project, sui costi associati all’inquinamento da PFAS in diverse regioni europee, ci ha visti coinvolti con altri 46 giornalisti e 29 media partners provenienti da 16 paesi diversi. Pubblicato a gennaio, il progetto si è poi sviluppato nel corso dell’anno e ci ha visti protagonisti anche di diverse presentazioni pubbliche, come nel corso del CICAP Fest di Padova, a novembre. A giugno abbiamo pubblicato Green to Grey, un altro progetto cross-border sulla cementificazione e la perdita di natura, in Europa, con la partecipazione anche qui di oltre 45 giornalisti da 11 paesi diversi. 

Ma ci siamo occupati anche di approfondimenti territoriali, con la serie di tre episodi Mappe e voci del Delta del Po, che raccontano un territorio anfibio unico per biodiversità e bellezza.

Seguire gli eventi da vicino, andare sui territori, raccogliere voci e sguardi e immagini, tessere storie è un lavoro che vogliamo fare sempre più sul campo, portandovi punti di vista ed esperienze originali. 


Se avete suggerimenti per storie che potremmo seguire o per approfondimenti scriveteci alla mail ilbolive@unipd.it


Il mondo della salute e della sanità, la diversità, le questioni di genere, la violenza. 

La rubrica In salute è il nostro appuntamento più assiduo da anni. E così, nel corso del 2025, abbiamo continuato a produrre altri 42 pezzi, sui temi della ricerca clinica, delle terapie più promettenti ma anche, con sempre maggiore attenzione, sui temi della salute globale, del ragionamento sul ruolo del sistema sanitario e dell’assistenza territoriale, sulle disuguaglianze e il loro impatto sulla salute delle persone. Abbiamo parlato anche di prevenzione, di percorsi formativi, di fiducia nella scienza e vertigini, e di scelte difficili. 

Abbiamo dedicato molto tempo alla salute mentale, una delle più drammatiche emergenze di salute della nostra società, stando ai dati. Quella dei bambini, quella degli adolescenti. E quella degli studenti universitari. Partendo da una indagine dell’associazione dottorandi italiani, abbiamo avviato una vera e propria inchiesta sull’esistenza, organizzazione, disponibilità e accessibilità dei sistemi di supporto alla salute mentale negli atenei italiani, raccogliendo anche una serie di dati e di storie attraverso un questionario anonimo rivolto alle persone che ci leggono. Alla fine abbiamo pubblicato sette articoli, e se possiamo esprimere un desiderio, questo è un lavoro che ci piacerebbe portare su scala europea.

Un anniversario, come quello dei 50 anni dall’uscita al cinema di Qualcuno volò sul nido del cuculo, ci ha permesso di tornare sulla pratica dell’elettroshock. Abbiamo parlato di memoria e di PTSD e dell’impatto della migrazione forzata dovuta a ragioni climatiche sulla depressione.

Abbiamo tenuto alta l’attenzione sui temi della diversitàdell’abilismo e della disabilità, delle questioni di genere e della violenza di genere (quiquiquiqui, solo alcuni esempi), sui diritti delle persone LGBTQIA+ (quiquiqui). Lo faremo assai di più in futuro visto l’attacco continuo anche di matrice istituzionale ai diritti delle persone, una sorta di retromarcia in molti paesi europei, incluso il nostro. 

Le letteratura, l’arte, il cinema e la fotografia

Abbiamo una grande passione per tutti i linguaggi, tutte le forme espressive, per la possibilità di entrare nella realtà attraverso le emozioni, le parole, le immagini. Abbiamo continuato la nostra serie di racconti d’arte, entrando negli Atelier d’artista, per raccogliere le storie di chi racconta il mondo attraverso l’arte, aggiungendo sei nuove storie alle 20 del 2023 e alle 12 del 2024. E nel corso del 2025 abbiamo aggiunto una nuova serie per raccontare un altro linguaggio, quello dei registi, con sei Note di regia

Abbiamo letto molti libri. Da quelli nuovi, quindici libri che troviamo Sullo scaffale, a quelli che invece rileggiamo, e scegliamo “solo se ne vale davvero la pena”. I libri sono anche i protagonisti del podcast che abbiamo prodotto nel corso dell’anno, La verità ti prego sull’amore, sei puntate di storie d’amore diverse, in epoche diverse, con personaggi diversi. 

Ci siamo dedicati alla fotografia. Quella d’epoca, e quella contemporanea, quella di guerra, e quella delle autrici dell’agenzia Magnum, all’occhio di Vivian Maier, al festival di Grenze-Arsenali Fotografici fino alla vetrina su Broadway Market

E siamo andati al cinema. Raccontando diversi film e seguendo la 82esima edizione della Mostra di Venezia. Anche in questo caso, direttamente dal campo. Non solo con le recensioni e i racconti di alcune proiezioni scelte, ma anche con contenuti extra che abbiamo condiviso sul nostro profilo Instagram.

Abbiamo ballatomanifestatogiocato a tennis, ragionato sugli amori plurali. Studiato moltissima storia (quiquiqui, ma solo come esempi). E abbiamo ragionato moltissimo sull’uso dell’intelligenza artificiale in tanti ambiti diversi, da quello giuridico a quello artistico, dal lavoro scientifico fino all’uso (preoccupante) di ChatGPT come terapeuta o amico (quiquiquiqui, solo come esempi).

Infine, abbiamo continuato curiosamente a seguire anche molte altre storie. Quelle degli animali che sempre ci appassionano, da quelli estinti, come i dinosauri o gli elefanti nani, a quelli attuali, come le seppie, i castori artici, le termiti, i delfini, gli scimpanzé e i sempre attuali gatti e molti altri. Siamo entrati nei giardini egizi, ci siamo occupati del genoma della palma di Goethe, abbiamo ascoltato le voci riemerse delle donne di Pompei

Dalla terra allo spazio

Come mai prima d’ora, abbiamo alzato lo sguardo sullo spazio, con continuità e approfondimenti frequenti. Se gli equilibri geopolitici sono delicati e complicati sulla Terra, lo spazio sta diventando sempre più terreno di confronto e scontri. Le politiche spaziali, gli investimenti, i programmi di esplorazione ma anche quelli di sfruttamento delle risorse, l’allargamento degli investimenti privati e la concorrenza tra paesi sono tutti argomenti che hanno avuto molto spazio sul nostro giornale. Ci siamo spinti anche a ragionare di regolamenti, di ‘codici spaziali’ e di economia circolare spaziale. Di nuove agenzie spaziali, come quella africana fondata ufficialmente proprio nel corso del 2025. Del nostro rapporto con le stelle, lo spazio, i miti. E poi anche dei problemi. Perché l’aumento delle attività porta con sé un aumento dell’inquinamento, problemi di smaltimento, accordi internazionali. Un settore che continueremo a seguire nei prossimi mesi, in quest’epoca di rinnovato interesse da parte di tutti i grandi protagonisti spaziali internazionali. 

Il 2025 è stato un anno di anniversari molto significativi per la storia mondiale e italiana

Il 27 gennaio sono stati 80 anni dall’entrata dell’Armata rossa, e poi delle truppe alleate, a Auschwitz. L’abbiamo raccontato attraverso la voce della storica Anna Foa, ma anche attraverso le foto di Lee Miller e di Wilhem Brasse, che quella storia l’hanno immortalata.

Con oltre 17 pezzi abbiamo voluto raccontare 80 anni di 25 aprile, con ritratti di partigiani e partigiane, racconti e storie, libri, ma anche un podcast prodotto dal Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (Casrec) dell’Università di Padova e articoli dedicati alle musiche che raccontano la resistenza, dalla liberazione raccontata dagli Stormy Six alla canzone più conosciuta di sempre, Bella Ciao. Per l'occasione abbiamo prodotto Il bisnonno fischiettava. Una notte nella Padova partigiana, un fumetto originale scritto da noi e pubblicato in collaborazione con la casa editrice Becco Giallo, che ha poi fatto un bel viaggio di presentazioni pubbliche in diverse piazze, dal Salone del libro di Torino alla fiera Più libri più liberi di Roma e, significativamente, ai Sentieri Partigiani nel Cadore, oltre che naturalmente a Padova in diverse occasioni. E siamo andati a Casa Cervi, dove abbiamo raccontato con un vero e proprio documentario la storia dei sette fratelli Cervi, uccisi dai fascisti, e cos’è oggi la loro casa, presidio di cultura antifascista e di pace. Nel 2026 ci attende un altro anniversario fondamentale, quello del referendum che ha sancito la nascita della Repubblica e che ha visto per la prima volta le donne italiane al voto. 

L’11 luglio è la Giornata internazionale di riflessione e commemorazione del genocidio di Srebrenica. Il 2025 segnava il trentennale da quella giornata tragica in cui sono stati uccisi più di 8.000 uomini e ragazzi. Abbiamo proposto un percorso per leggere, guardare, ascoltare e ricordare un genocidio avvenuto in piena Europa, vicino a noi. 

Ad agosto, tra il 6 e il 9 agosto, sono stati 80 anni dal lancio dal lancio delle bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki. Abbiamo prodotto un documentario, ragionando sia sugli aspetti storici, con l’aiuto di fisici e storici dell’Università di Padova, che sull’eredità attuale di quell’esperienza tragica sulla popolazione, la cultura scientifica e artistica contemporanea del Giappone.

Il 13 novembre sono stati 10 anni dagli attacchi terroristici in Francia, tra cui l’attacco al teatro Bataclan. Abbiamo raccontato come le persone sopravvissute ricordano tra trauma e memoria acustica, ragionando sul rapporto tra musica e trauma, raccontando anche come la Francia è cambiata, andando oltre quegli attentati.

I nostri libri e il nostro progetto editoriale

Nel 2025 abbiamo pubblicato due libri. Abbiamo già citato il fumetto partigiano, Il bisnonno fischiettava, che racconta una storia di resistenza. L’altra pubblicazione delle nostre edizioni è “La scienza nascosta nei luoghi d’Italia”, una mappa alternativa, una guida scientifica del nostro Paese che ci porta a scoprire 33 diversi luoghi dal Sud al Nord della Penisola attraverso lo sguardo, la storia, l’esperienza della scienza. Un libro corale, scritto con il contributo di tutta la redazione, e che abbiamo voluto estremamente curato anche nella sua componente visuale e grafica. Un libro che ha girato molti festival e librerie, da Roma a Lecce, da Rovereto a Rovigo, da Padova a Torino, a Rovigo, a Mantova. E che continuerà a farlo nel 2026.

Infine

Un viaggio lungo e appassionato questo del nostro 2025. Che ci ha reso sempre più consapevoli del nostro ruolo, quello di un magazine universitario che racconta pezzi di mondo attraverso gli strumenti della scienza e della cultura tutta, e che lo fa sempre con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di cittadinanza. Quella cittadinanza scientifica che il nostro collega, amico, maestro Pietro Greco, ha promosso con tutte le sue forze e con tutti i suoi mezzi. Anche questo è un anniversario per noi. Pietro ci ha lasciato cinque anni fa, il 18 dicembre 2020. Ma la sua lezione, il suo insegnamento, la sua postura politica e intellettuale rimangono una guida che vogliamo continuare a seguire anche nei prossimi anni. Quando dovremo continuare a lavorare e a scrivere di pace, di scienza e di cultura. Contro qualsiasi tentazione bellica e distruttiva, in difesa dell’ambiente in cui viviamo assieme a tutte le altre specie, dei diritti di tutto l’ecosistema che abitiamo e della nostra umanità. Ci auguriamo che vogliate continuare a lavorare insieme a noi. 

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